Giuliano Pisapia dice che al referendum «non è in gioco la democrazia»

L'ex sindaco di Milano ha aggiunto che non ha ancora deciso come votare, ma che le divisioni del centrosinistra sul referendum sono "disastrose"

(ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)

In un’intervista a Repubblica, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha parlato a lungo della riforma della Costituzione e delle numerose polemiche che ci sono sul referendum che dovrà confermarla. Pisapia, che prima di essere sindaco a Milano è stato un noto avvocato penalista, ha criticato in particolare il clima da «guelfi e ghibellini» che si respira in questo momento nel centrosinistra: secondo Pisapia  entrambi i gruppi, sia quelli a favore del “sì” che quelli a favore del “no”, stanno utilizzando toni eccessivi e argomentazioni sbagliate.

«Mi sembra una guerra fratricida che può portare solo danni enormi a tutti. Il Pd diviso, i sindacati su posizioni opposte, il centrosinistra con posizioni diverse, parte della sinistra contro il Pd, l’Anpi che ha preso una posizione ufficiale ma singoli partigiani che si esprimono in dissenso…»

A proposito di una delle critiche più dure nei confronti della riforma, quella che parla di rischi di “deriva autoritaria” in caso di vittoria dei sì al referendum, Pisapia ha detto:

«Di una cosa sono convinto: comunque vada a finire, non è in gioco la democrazia»

Secondo Pisapia, la riforma della Costituzione non comporta i rischi di cui spesso parlano i suoi critici più duri alla sinistra del PD:

«I pericoli sono altri, non l’esito del referendum. Non si può dimenticare che è stato il Parlamento a chiedere una riforma che semplificasse il sistema e che garantisse una maggiore governabilità, dando migliori opportunità al Parlamento e non certo al governo o al suo presidente. Questa riforma non aumenta i poteri del presidente del Consiglio e rafforza il ricorso a leggi di iniziativa popolare»

Pisapia ha specificato di non sapere ancora cosa voterà al referendum, ma ha lasciato intendere che la sua decisione potrebbe essere facilitata da una modifica dell’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Italicum”, di cui si parla ormai da mesi:

«Penso ad esempio che la legge elettorale, che si incrocia con le modifiche costituzionali, vada migliorata perché c’è il rischio che diventi maggioranza in Parlamento chi non ha la maggioranza degli elettori e questo altera il risultato della volontà popolare»

Con l’Italicum, la legge elettorale approvata nel maggio 2015, se nessun partito riesce a raggiungere almeno il 40 per cento dei voti, i due più votati vanno al ballottaggio. Il vincitore ottiene il 55 per cento dei seggi alla Camera, cioè 340 seggi in tutto. È un meccanismo unico al mondo, dove di solito il ballottaggio avviene tra due candidati, non tra due partiti o liste. Molti, tra cui Pisapia, sono piuttosto critici nei confronti di questa legge, perché permette potenzialmente a un partito di ottenere una netta maggioranza di seggi, indipendentemente dai risultati ottenuti al primo turno (un partito votato dal 20 per cento degli italiani, ad esempio, potrebbe ottenere il 55 per cento dei seggi in caso di vittoria al ballottaggio).

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