• Moda
  • 18 marzo 2016

La moda dei fashion blogger

Storia di un fenomeno nato dieci anni fa con un gruppo di pochi appassionati senza agganci: ora sono due milioni in tutto il mondo (ma solo pochi contano davvero)

I fashion blogger Bryan Boy e Chiara Feragni alla sfilata di Valentino alla settimana della moda di Parigi, 6 ottobre 2015. (Pascal Le Segretain/Getty Images)

Fabiana Giacomotti racconta sul Foglio l’evoluzione del fenomeno di fashion blogger e influencer, e in particolare dell’italiana Chiara Ferragni che, con 5,6 milioni di follower su Instagram, è tra le più importanti al mondo. Nati poco più di dieci anni fa, i primi fashion blogger erano un “manipolo di ragazzini innamorati della moda ma privi di qualifiche o di contatti per accedervi”. Ora sono diventati due milioni in tutto il mondo: da quelli che si limitano a pubblicare immagini del proprio guardaroba o dare consigli di stile, a quelli che sgomitano per infilarsi alle sfilate e ricevere omaggi dai marchi di moda, a quelli, rari e milionari, che assistono alle passerelle in prima fila e sono pagati centinaia di euro per scattare la foto a un prodotto o indossarlo.

«Per le pr della moda milanese, il più grande smacco delle ultime sfilate è stato vedere che i capi inviati a Chiara Ferragni – 5,6 milioni di follower instagram e una posizione fissa nella classifica di Forbes che le permette di esigere la qualifica di influencer al posto di quella, ben più comune e meno monetizzabile, di blogger – venivano sfoggiati non da lei ma dalla sorella minore, la semi-sconosciuta Valentina. La sola idea che la stella del firmamento social nazionale, punto di riferimento per milioni di ragazze che comprano un magazine femminile sì e no due volte all’anno ma compulsano più volte al giorno i suoi look su Instagram e Snapchat, avesse distribuito marchi che evidentemente riteneva di seconda scelta fra collaboratori e parenti, le ha mandate ai pazzi per tutta la settimana. Sbagliano. Avendo seguito per qualche giorno le avventure della ragazza sui social, dai cambi frenetici di look alle boccacce di gruppo con la mamma ex venditrice di campionari Blumarine, dicono bravissima, mi pare piuttosto evidente che la ventottenne Chiara abbia piani più vasti e articolati rispetto a quello di fare sgarbi che in ogni caso non le gioverebbero, e che stia invece guardando avanti, diciamo nell’ottica del network Kardashian. All’indirizzo societario “Chiara Ferragni official”, è evidente che la sola Chiara non basti più, per cui non mi stupirei se presto ritrovassimo l’intera schiatta Ferragni su blog, Instagram, Facebook, feste e forse anche un reality benché certamente non trasmesso in televisione perché, come disse un paio di anni fa il suo fidanzato Riccardo Pozzoli che nel frattempo è diventato un ex ma ne è rimasto il manager, a chi fa moda frequentare la tv fa malissimo.

Sono passati ormai dodici anni da quando Gala Gonzales, modella e dj madrilena, il filippino Bryan Grey Yambao, nickname BryanBoy, più un manipolo di altri ragazzini innamorati della moda ma privi di qualifiche o di contatti per accedervi, intuirono le opportunità del web e, grazie agli scatti di guardaroba presi in prestito, affittati e combinati con ingenua sapienza e ai commenti postati sui propri blog, attirarono l’interesse delle più importanti griffe mondiali e la protezione affettuosa dei direttori più in vista, al punto che una delle poche foto di Anna Wintour sorridente note a memoria d’uomo la riprendono appunto accanto a quel ragazzino asiatico alto, magrissimo e con la passione per i tascapane a tracolla e i tacchi alti. Di quella prima, pionieristica generazione di blogger ambiziosi ma spontanei che non si sapeva bene di che cosa campassero e ai quali proprio per questo motivo le giornaliste dei giornali titolati prodigavano la sbadata sollecitudine che si riserva a un cucciolo, ben pochi sono ancora attivi.»

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