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Apple deve pagare 450 milioni di dollari per avere fatto cartello sugli ebook

La Corte Suprema degli Stati Uniti si è rifiutata di esaminare il caso, confermando quindi la controversa sentenza d'appello

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(Mario Tama/Getty Images)

Apple dovrà pagare 450 milioni di dollari per risolvere un contenzioso con l’antitrust degli Stati Uniti, in seguito alla conferma di una condanna per pratiche volte ad aumentare il prezzo degli ebook ritenute lesive della libera concorrenza. La condanna è diventata definitiva oggi in seguito alla decisione della Corte Suprema di non rivedere la sentenza di una corte d’appello federale, che aveva dato ragione al Dipartimento di Giustizia (DOJ) e a 33 stati che si erano uniti alla causa. Apple dovrà quindi onorare l’accordo che aveva raggiunto due anni fa in base alla sentenza e che prevede il pagamento di 400 milioni di dollari ai clienti coinvolti, 20 milioni di dollari agli stati e 30 milioni di dollari per le spese legali.

L’iniziativa legale contro Apple e i cinque editori era stata avviata nell’aprile del 2012 dal governo degli Stati Uniti e da 33 procuratori generali di altrettanti stati. Apple era accusata di avere fatto pressioni e infine convinto gli editori a seguire una diversa politica per i prezzi degli ebook nel 2010, che si era tradotta in un aumento dei prezzi per gli acquirenti. In pratica, Apple aveva ottenuto che gli editori passassero a un modello in cui erano loro a stabilire il prezzo finale per i libri, e non il rivenditore, consentendo a Apple di trattenere per sé il 30 per cento dei ricavi di ogni vendita (Apple usa un modello simile per le applicazioni vendute sul proprio store).

Apple confidava di cambiare il modello di vendita di Amazon, il primo venditore di ebook al mondo. All’epoca Amazon vendeva buona parte dei libri elettronici sottocosto, per incentivare le vendite dei propri lettori di ebook Kindle. Semplificando, acquistava all’ingrosso i libri dagli editori a un certo prezzo e poi li vendeva evitando di superare la soglia dei 9,99 dollari. Questa soluzione le aveva consentito di vendere centinaia di milioni di ebook in tutto il mondo, ma soprattutto di far affermare sul mercato i suoi Kindle.

Apple fece pressioni sugli editori a partire dal 2010, anno in cui stava preparando il suo ingresso nel mercato degli ebook. Ottenne l’adesione al suo progetto di cinque società, frustrate dal modello che aveva adottato Amazon e che rendeva difficile la vendita dei libri in formato elettronico a prezzi superiori sugli store della concorrenza. Gli editori che acconsentirono a cambiare sistema furono Macmillan, Simon & Schuster, Hachette, Penguin e Harper Collins. Random House, il più grande editore del mondo all’epoca non ancora fuso con Penguin, non partecipò all’iniziativa. Secondo il giudice che si occupò in primo grado della vicenda: «complici gli accordi stipulati con Apple, i prezzi del nascente settore degli ebook aumentarono sensibilmente, in alcuni casi del 50 per cento o più per un singolo titolo. Praticamente dal giorno alla notte, Apple ottenne una nuova caratteristica per il proprio iPad e si garantì un nuovo flusso di ricavi, e gli editori privarono Amazon della capacità di prezzare i loro ebook a 9,99 dollari».

I cinque editori coinvolti evitarono di andare a processo raggiungendo un accordo nei mesi scorsi. Apple, invece, preferì proseguire la causa sostenendo di non avere fatto nulla di male e di avere rispettato le leggi degli Stati Uniti per la libera concorrenza. Apple aveva perso in parte a causa di alcune email che Steve Jobs aveva inviato agli editori, per convincerli a cambiare sistema. In una lettera spedita direttamente a Rupert Murdoch, CEO dell’allora News Corporation, ricordava che il modello di vendita degli ebook sottocosto applicato da Amazon “non è sostenibile per molto”. Jobs scriveva a Murdoch che era necessario provare una politica dei prezzi diversi, assumendosi il rischio di imporre prezzi più alti di quelli cui si erano ormai abituati i clienti.

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