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Facebook prova a sfidare Google, di nuovo

di Sarah Frier - Bloomberg

Sta lavorando a un motore di ricerca più efficiente e che potrebbe fare molta concorrenza anche a Twitter: ma è un'impresa

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(ROBYN BECK/AFP/Getty Images)

Tom Stocky vuole raccontarci le opinioni delle persone sulle cose che succedono nel mondo in questo momento. Assomiglia molto all’obiettivo di Twitter, se non fosse che Stocky lavora per Facebook e sta cercando di risolvere un problema con cui l’azienda combatte da sempre: la ricerca. Su Facebook ogni giorno sono eseguiti 1,5 miliardi di ricerche, ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di nomi di persone: il tipo di ricerca che faremmo di nascosto dopo aver incontrato in un locale un affascinante sconosciuto. Lo scorso ottobre l’azienda ha silenziosamente aggiunto una funzione che comprende nelle ricerche tutti i post pubblici su Facebook, e non solo i contenuti postati dagli amici o sulle pagine.

La nuova funzione è stata sviluppata dal team di Stocky e sfrutta un algoritmo per classificare e affinare migliaia di miliardi di post di iscritti a Facebook. «Quello che abbiamo davvero provato a fare è rendere Facebook un posto dove si possa partecipare alla conversazione globale su quello che succede nel mondo», ci ha detto Stocky presso la sede di Facebook di Menlo Park, in California, citando (forse) inconsapevolmente una degli slogan preferiti dei dirigenti del concorrente Twitter. «In sostanza vogliamo che Facebook diventi il miglior posto per scoprire di cosa si parla in questo momento», ha aggiunto.

Uno strumento per la ricerca su Facebook facile da usare potrebbe avere conseguenze importanti per il social network. Gli utenti potrebbero correre a modificare le impostazioni della privacy quando scopriranno che chiunque può trovare i loro post. Oppure potrebbero cercare di mettersi in mostra, scrivendo i loro post con tempismo per  un pubblico di massa, dando a Facebook lo stesso tipo di timeline attuale e interessante che si può vedere su Twitter. Facebook diventerebbe come Twitter, ma con 1,6 miliardi di utenti invece di 320 milioni, e uguale a Google, però personalizzato e con i propri amici. «Se le ricerche su Facebook avranno successo credo che Google sarà in difficoltà», ha detto Victor Anthony, analista di Axiom Capital Management. «Se fanno le cose per bene e riescono a monetizzare le ricerche sarà estremamente redditizio per Facebook: si parla di miliardi in entrate». Ma prima ci sono molte cose da mettere a posto.

La ricerca fu una delle prime funzioni che il CEO di Mark Zuckerberg sviluppò per Facebook quando ideò il social network ad Harvard nel 2004. I primi utenti, studenti dell’università, potevano solo avere un profilo, cercare amici e aggiungerli. Nel corso degli anni Facebook ha cercato di migliorare la barra di ricerca – quella blu in evidenza in alto sulla pagina – che però non è cambiata molto. Nel 2010 Facebook strinse un accordo con Microsoft per mostrare i risultati del suo motore di ricerca Bing sul social network. Pochi anni dopo Facebook provò a lanciare un proprio sistema di ricerca, “Graph Search“. Zuckerberg presentò il prodotto durante una conferenza stampa nel gennaio 2013: Graph Search chiedeva agli utenti di sottoporre le loro ricerche in modo molto standardizzato, dando l’impressione di parlare con un robot: «I miei amici che sono andati a scuola a Firenze e vivono a Milano», o «Dipendenti di Google a cui piacciono i parchi». Prevedibilmente, il motore di ricerca non prese piede. Un anno dopo Zuckerberg ammise a Bloomberg che Graph Search non aveva funzionato come previsto nemmeno per la metà delle volte in cui era stato usato.

L’idea che sta dietro i tentativi per innovare la ricerca è che un post medio di Facebook rimane interessante per più delle tradizionali cinque ore in cui è immediatamente rintracciabile nel feed. Le persone commentano le proposte di politici, condividono ricette per le cene o si vantano di un viaggio recente, e il valore di questi contenuti potrebbe essere più duraturo. «Siamo convinti che ci sia una grandissima quantità di informazioni in quei contenuti anche dopo 12 o 24 ore», ha detto Vernal. Negli ultimi anni l’azienda ha assunto esperti di ricerca, strappandoli alla concorrenza, e ha realizzato nuovi tipi di hardware e infrastrutture per i suoi centri dati per gestire l’enorme quantità di informazioni archiviate.

Lo sviluppo delle ricerche di Facebook, come ovunque su Internet, inizia con l’indicizzazione. Quando qualcuno pubblica un contenuto su Facebook, le frasi sono scandagliate in cerca di parole chiave. I computer di Facebook cercano poi di valutare dati più qualitativi: il testo è scritto bene? Ci sono errori grammaticali o refusi? I post dell’autore di solito ricevono molti like e commenti? Hanno autorevolezza sul tema, in base a ciò che ha scritto in passato? «Affinché i risultati di Facebook siano il più possibile accurati, dobbiamo fare in modo che tutti gli aggiornamenti – ogni foto, video, link, condivisione, like e commento – compaia nel nostro indice nel giro di pochi secondi», ha raccontato Girish Kumar, tra i principali responsabili delle ricerche di Facebook ed ex capo responsabile della qualità della ricerca a Bing. Quando facciamo una ricerca, Facebook fa migliaia di domande per ottenere i migliori risultati, che classifica in ordine di tempo e pertinenza. L’algoritmo di Facebook dà priorità ai risultati provenienti dalle fonti originali o autorevoli sul tema, e la ricerca mostra tra i primi risultati gli amici, ma anche aziende, pagine, celebrità e post pubblici di sconosciuti.

Facebook ha fatto diversi tentativi ed errori: l’azienda ha assunto centinaia di tester, sia come dipendenti a tempo indeterminato che come collaboratori, che hanno passato ore a condurre ricerche minuziose sul social network. Fino a pochi mesi fa i risultati non erano soddisfacenti, secondo Stocky. Cercando una ricetta a base di tacchino poteva per esempio capitare che un utente americano ottenesse risultati sulla Turchia (in inglese sia per tacchino sia per Turchia si usa la parola “turkey”): Facebook non teneva in considerazione il fatto che il telefono dell’utente fosse a Istanbul al momento della ricerca.

La maggior parte delle persone usa il nuovo algoritmo senza nemmeno rendersene conto, contribuendo a migliorarlo. Quando clicchiamo su un post o condividiamo un articolo, Facebook mostra in un link quante persone stanno parlando dell’argomento, suggerendo altre storie correlate condivise sul sito. Quando per esempio cerchiamo un ristorante, Facebook cerca persone che ci sono già state, mostrando i loro post. Il fatto che la ricerca su Facebook rimanga invisibile fa sì che sia più facile che diventi un’abitudine per gli utenti, ha spiegato Nicolas Dessaigne, CEO di Algolia.com uno strumento di ricerca ad uso interno per le aziende.  Ma secondo Marl Mahaney, un analista di RBC Capital Markets, usare la barra di ricerca di Facebook è una cosa diversa, e gli utenti potrebbero non voler cambiare il modo in cui usano il social network:  «Le persone pensano a Facebook come al luogo in cui comunicare e condividere contenuti con i loro amici», ha detto Mahaney. Anche se Facebook offre un servizio diverso da Google, cioè le informazioni dei propri amici, l’azienda «dovrebbe fornire un’esperienza di ricerca migliore per spingere le persone a pensare di usare la sua funzione di ricerca invece che quella di Google. Ci sono poche possibilità che questo accada».

La ricerca su Facebook non sembra molto efficace nemmeno per i suoi dirigenti. Mentre testava il servizio, l’anno scorso Stocky doveva comprare un baby monitor: ha cercato su Facebook due marchi, trovando i post dei suoi amici in cui se ne parlava. Stocky ha mandato loro un messaggio e si è fatto prestare i loro vecchi baby monitor per provarli. La ricerca non aveva mostrato i risultati a livello globale, ma Stocky spera che la situazione cambi. «Gli utenti dovrebbero poter sfruttare le opinioni e le esperienze di sconosciuti», ha detto Stocky. «Quando le persone assoceranno Facebook con le risposte alle loro domande, allora ce l’avremo fatta».

© 2016 – Bloomberg

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