Breve storia di Giuseppe Sala

Le cose fondamentali da sapere sull'ex capo di Expo, da domenica sera candidato del centrosinistra a sindaco di Milano

Giuseppe Sala. (Piero Cruciatti / LaPresse)

Giuseppe Sala, ex commissario unico e amministratore delegato di Expo 2015, ha vinto domenica 7 febbraio le primarie con cui il centrosinistra ha scelto il suo candidato a sindaco. Sala ha ottenuto il 42,2 per cento dei voti (cioè 25.600), superando Francesca Balzani con il 33,9 per cento (20.516 voti), Pierfrancesco Majorino con il 23 per cento (13.916 voti) e Antonio Iannetta con lo 0,7 per cento (443 voti). Il centrodestra non ha ancora scelto ufficialmente un candidato a sindaco di Milano.

Sala ha 57 anni ed è nato in provincia di Monza. È laureato alla Bocconi, ha lavorato a lungo in Pirelli – fino a diventare amministratore delegato della parte pneumatici – e poi in Telecom, prima di essere scelto da Letizia Moratti nel 2009 per fare il direttore generale del Comune di Milano. All’epoca Repubblica lo descriveva «un personaggio schivo e riservato», e questa era la sua fama: «umile e sobrio», «in Telecom faceva il pompiere», si legge negli articoli di quegli anni insieme al fatto che la sua nomina fu consigliata a Moratti da Bruno Ermolli, amico e collaboratore di Silvio Berlusconi, “il più potente lobbista del nord Italia“. Un anno e mezzo dopo Moratti gli chiese di lasciare l’incarico e occuparsi di Expo, che all’epoca sembrava destinato a diventare una grande occasione sprecata tra indecisioni sull’identità da dare all’iniziativa e interminabili lentezze dei lavori collegati. Chi decise di promuoverlo da semplice rappresentante del comune nel consiglio di amministrazione di Expo 2015 S.p.A. a commissario unico delegato del governo fu però Enrico Letta, nel 2013, per cercare di salvare il salvabile di un’iniziativa che stava diventando un problema, tra le molte accuse di corruzioni e illegalità nell’assegnazione degli appalti e un diffuso scetticismo della città.

Il successo dell’Esposizione – sicuramente di immagine e rinnovamento per la città, mentre sulle cifre si discute ancora – ha trasformato Sala in sei mesi in un personaggio nazionale, e la decisione di Giuliano Pisapia di non ricandidarsi a sindaco ha generato immediatamente voci e retroscena su una sua possibile candidatura, rafforzate da frequenti pubbliche affermazioni di stima nei suoi confronti da parte di Renzi. Quella candidatura è diventata ufficiale con un discorso che Sala ha pronunciato lo scorso dicembre sul palco della Leopolda.

Sala ha promesso più volte che non aprirà la sua eventuale giunta al Nuovo Centro Destra, ripetendo spesso durante la campagna elettorale che bisogna fare in modo che «questa città non ritorni nelle mani del centrodestra». La sua campagna elettorale alle primarie è stata sostenuta, tra gli altri, da alcuni dei più importanti personaggi del centrosinistra milanese, tra gli altri: l’avvocato Umberto Ambrosoli, candidato del PD alle ultime elezioni regionali, l’oncologo Umberto Veronesi, capolista del PD in Lombardia alle politiche del 2008, il ministro Maurizio Martina, molto influente da queste parti, e Bruno Tabacci, primo assessore al Bilancio della giunta Pisapia. Sala ripete spesso di avere grande considerazione di Majorino – «conosco bene Pier da sette anni, abbiamo fatto molte cose insieme» – ed è il stato candidato che più degli altri fa riferimento costante alla “città metropolitana”, il nuovo ordinamento che dall’anno scorso ha sostituito la provincia: Sala spiega così la sua contrarietà ai mezzi pubblici gratuiti – e quelli che vivono a Sesto?, dice – e pensa che quei soldi andrebbero investiti altrove, insieme a quanto ottenuto vendendo una serie di partecipazioni societarie del comune di Milano che Sala non reputa più essenziali, come quella nella società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate. Per lo stesso motivo Sala crede che non sia prioritario estendere l’Area C ma che bisogni invece prolungare ulteriormente la rete della metropolitana.

La proposta più famosa di Sala la descrive lui stesso come un sogno, tecnicamente possibile ma complicatissimo da realizzare: riaprire le vie d’acque della città, i Navigli (è un progetto che ciclicamente torna da anni nei dibattiti cittadini). Ci sono però nel suo programma anche proposte più concrete, come l’abbattimento dei tributi locali per le imprese neocostituite, l’elaborazione di servizi specifici per freelance e partite IVA, “una grande operazione di riconversione dei sistemi di riscaldamento degli edifici” e un investimento di 100 milioni di euro per riqualificare le case popolari del comune, comprese le 2.000 oggi ancora sfitte.

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