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I Bitcoin sono spacciati?

di Vivek Wadhwa – Washington Post

Uno degli sviluppatori della moneta digitale ha detto che il sistema ha fallito, dopo una lunga serie di gravi problemi

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(SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Fino a poco tempo fa i venture capitalist (gli imprenditori che si occupano di investimenti allo stesso tempo molto rischiosi ma potenzialmente molto promettenti) parlavano di come Bitcoin – una popolare moneta virtuale che funziona in modo piuttosto complicato – avrebbe rivoluzionato il sistema monetario globale e tolto ai governi il controllo delle transazioni monetarie. Oggi la valuta lotta per la sua sopravvivenza. Questa realtà è venuta alla luce lo scorso 14 gennaio, quando Mike Hearn – uno dei suoi influenti sviluppatori – ha definito Bitcoin un fallimento e ha detto di aver venduto tutti i suoi Bitcoin. Il prezzo di Bitcoin è sceso del dieci per cento dopo solo un giorno dall’annuncio, una brutta notizia per chi ci sta rimettendo dei soldi.

Bitcoin aveva un grande potenziale, ma oggi è troppo compromesso per essere rimesso in sesto. È necessario trovare un’alternativa.

La maggior parte dei sistemi monetari e di transazioni sono poco trasparenti, inefficienti e costosi. Prendete la borsa americana Nasdaq, per esempio, tra le più tecnologicamente avanzate al mondo. Per comprare o vendere un’azione di Facebook bisogna aspettare diversi giorni prima che la transazione sia completata e saldata. È inaccettabile: dovrebbero volerci millisecondi. In Venezuela per fare la spesa in un supermercato i cittadini devono aspettare in fila tutto il giorno, a causa dell’iperinflazione che ogni giorno fa perdere molto valore al denaro nelle loro tasche. I lavoratori migranti del paese che inviano denaro alle loro famiglie in Messico, India o Africa, sono truffati dalle agenzie di trasferimento di denaro, che applicano commissioni dal cinque al dodici per cento. Anche negli Stati Uniti i sistemi di pagamento elettronico e le società che gestiscono le carte di credito applicano commissioni dall’uno al 2,5 per cento sul valore di ogni transazione. Si tratta di un grande peso sull’economia.

Bitcoin era nato con dei seri difetti. Era poco regolato e anonimo, ed era diventato in breve tempo uno strumento per spacciatori e cani sciolti. Le alte oscillazioni dei prezzi favorivano speculazioni spericolate. La maggior parte dei Bitcoin era posseduta dal piccolo gruppo che aveva iniziato a promuoverli, e la moneta digitale era stata paragonata a uno “schema Ponzi” (un modello economico piramidale ingannevole, basato sul reclutamento continuo di nuovi investitori). Le transazioni concluse su Bitcoin avevano gravi falle nella sicurezza. Poi gli investitori in capitale di rischio si sono fatti prendere la mano: molti di loro avevano iniziato a comprare grandi quantità di Bitcoin, promuovendolo come un’innovazione rivoluzionaria capace di sostenere lo sviluppo di diverse innovazioni finanziarie, dal mobile banking ai trasferimenti di denaro istantanei e illimitati. Hanno anche iniziato a investire milioni di dollari in start-up legate a Bitcoin, nella speranza di raccogliere fortune ancora maggiori.

Bitcoin non era però pronto per prendersi la scena. Le critiche di Hearn hanno rivelato una realtà da incubo: un lungo e preoccupante elenco di difetti. I “miner” (utenti che si occupano di verificare le transazioni) cinesi di Bitcoin controllano il cinquanta per cento della capacità di creazione di moneta, e sono collegati al resto dell’ecosistema di Bitcoin attraverso il grande firewall della Cina. L’intero sistema ne risulta rallentato – l’equivalente di una cattiva connessione wi-fi in un hotel, ha spiegato Hearn – e offre alla Cina una posizione di vantaggio sulla moneta globale. Il sistema di distribuzione di Bitcoin è in grado di gestire solo poche transazioni al secondo, causando l’imprevedibilità dei tempi di completamento delle transazioni e una serie di altre caratteristiche decisamente poco auspicabili per un sistema monetario. Nei momenti di picco del traffico, per esempio, le commissioni di Bitcoin possono superare quelle delle carte di credito.

Come se non bastasse, all’interno della comunità di Bitcoin sembra essersi scatenata una guerra civile. I membri censurano i dibattiti e attaccano i server degli altri utenti. Un comitato ristretto di sviluppatori principali – che controllano il codice alla base di Bitcoin – si è trasformato in una specie di Inquisizione che ne decide il futuro. Si tratta di un duro colpo per la reputazione – e i portafogli – degli investitori, anche se c’è chi tra loro si ostina a difendere Bitcoin.

È tempo di ammettere che Bitcoin nella sua forma attuale va rottamato, e sfruttare le innovazioni della tecnologia alla base del sistema: blockchain. Blockchain è una sorta di libro mastro delle transazioni – presente in molti computer nel mondo – che consente la creazione di monete digitali e banche virtuali. Se usato correttamente, secondo me, si dimostrerà un modello migliore per le transazioni e le verifiche rispetto a quello attualmente in uso nel sistema finanziario globale e in molte altre attività, come le votazioni, i registri pubblici, la verifica di autenticità delle opere d’arte e le cessioni di immobili.

Grazie ai fallimenti di Bitcoin, abbiamo capito come le comunità digitali non dovrebbero funzionare. Abbiamo visto come i “libri mastri” possano essere hackerati. Lo spreco di un sistema di mining che consuma gigawattora di elettricità e ha portato alla creazione di enormi parchi server in Cina, al solo scopo di elaborare numeri per l’attività di mining di Bitcoin. Dobbiamo imparare da progetti di tecnologia open source di successo come Linux Foundation, che funziona soprattutto perché si è dimostrato un ente neutrale in grado di governare progetti di tutti tipi, diventati troppo grandi per essere gestiti in modo disorganizzato da piccoli gruppi di persone. Dobbiamo anche ripensare alcuni aspetti di blockchain, seguendo le linee guida indicate da Hearn e dai fedeli di Bitcoin. E ricordiamoci di cosa ha trasformato alcuni investitori in fanatici di Bitcoin: l’avidità. È questo, secondo me, il motivo principale del fallimento di Bitcoin: nato per garantire condizioni eque e un sistema di transazioni più efficiente, Bitcoin si è successivamente logorato, innescando una battaglia tra parti interessate al denaro.

All’inizio, Bitcoin è stato un esperimento nobile. Ora rappresenta una distrazione. È arrivato il momento di costruire un sistema più razionale, trasparente, solido e responsabile, per spianare la strada verso un futuro più prospero per tutti noi.

© The Washington Post 2016

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