Quarto

La sindaco di Quarto è stata espulsa dal M5S

E ci sono nuovi sviluppi sulla storia del presunto sostegno della criminalità organizzata ai candidati locali del M5S in cambio di favori

Quarto
La sindaco di Quarto Rosa Capuozzo, 10 gennaio 2016 (LaPresse - Marco Cantile)

Da diversi giorni i principali giornali nazionali si occupano del comune di Quarto, in provincia di Napoli, e del presunto sostegno della criminalità organizzata ai candidati locali del Movimento 5 Stelle in cambio di una serie di favori. Ci sono diverse novità e le notizie principali riguardano i problemi interni al Movimento stesso nati da questa storia. Martedì 12 gennaio sul blog di Beppe Grillo è stato pubblicato un post in cui si dice che Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto del M5S dal giugno del 2015, «è stata raggiunta da un provvedimento di espulsione per grave violazione dei suoi principi».

Inizialmente il Movimento 5 Stelle aveva diffuso una nota alle agenzie di stampa in cui difendeva Capuozzo; poi il 10 gennaio, con un post sul blog di Grillo, il Movimento ne aveva chiesto le dimissioni, ma Capuozzo aveva fatto sapere in un video su Facebook di non avere intenzione di lasciare l’incarico. Rosa Capuozzo non è indagata.

Da una serie di intercettazioni agli atti dell’inchiesta – che risalgono al 24 novembre e al 16 dicembre 2015 e che vengono citate nel blog di Grillo – risulta però che Capuozzo fosse consapevole di essere sotto ricatto e di non aver ricevuto delle semplici pressioni politiche. Nonostante questo non aveva presentato alcuna denuncia, ed è questo il motivo del provvedimento di espulsione dal movimento. Per il pm John Henry Woodcock, che indaga sul caso, Capuozzo ha avuto una «condotta non lineare e sicuramente da approfondire». Il 24 novembre Capuozzo, al telefono con la consigliera M5S Concetta Aprile, dice: «De Robbio scalcia scalcia ma non sta ottenendo niente, ricatta ricatta ma non ottiene niente». Lunedì 11 gennaio i carabinieri di Quarto hanno perquisito la sede del comune e la casa di Rosa Capuozzo. Nel decreto di perquisizione, Woodcock scrive che la telefonata «avviene un giorno prima della sua deposizione, in occasione della quale Capuozzo non solo non ha denunziato i gravi episodi di cui parla con l’Aprile, ma nulla ha riferito al riguardo».

Diversi giornali scrivono però che la linea scelta da Capuozzo – minimizzare il ricatto parlando pubblicamente solo di pressioni politiche – era stata sostanzialmente “concordata” con Luigi Di Maio e Roberto Fico, due deputati campani e dirigenti del Movimento 5 Stelle. Nella telefonata intercettata del 24 novembre, Capuozzo dice di aver «avvertito» Luigi Di Maio di quello che stava succedendo a Quarto e aggiunge: «E io poi gli ho detto anche a Luigi che qualche sera ci dobbiamo vedere perché qualsiasi cosa veramente loro ci devono commissariare». Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera scrive che «i vertici del Movimento 5 Stelle sapevano sin da novembre scorso che cosa stava accadendo a Quarto» e che a dicembre, quando l’inchiesta era ormai pubblica, Roberto Fico aveva inviato un messaggio alla sindaco in cui diceva: «Andate avanti tranquilli, quanto prima verrò». In una successiva intercettazione, Rosa Capuozzo dice: «Bisogna gestire mediaticamente… più in silenzio possibile, senza mettere i manifesti».

La storia ha a che fare con l’inchiesta coordinata da Henry John Woodcock della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e in cui risulta indagato Giovanni De Robbio, il candidato più votato per il consiglio comunale di Quarto alle ultime elezioni amministrative, già espulso dal movimento. De Robbio è indagato insieme ad altre due persone per tentata estorsione aggravata nei confronti della sindaco del suo partito, Rosa Capuozzo, e per voto di scambio. Secondo la ricostruzione dell’accusa – basata su intercettazioni telefoniche, alcune testimonianze e due deposizioni in Procura di Rosa Capuozzo – De Robbio avrebbe minacciato più volte Capuozzo utilizzando una foto aerea della sua casa che mostrava un abuso edilizio per costringerla ad affidare il campo sportivo di Quarto ad Alfonso Cesarano, imprenditore sospettato di legami con il clan camorrista dei Polverino. De Robbio avrebbe anche promesso a Cesarano un intervento per nominare un assessore con delega al Cimitero e all’Urbanistica in grado di favorirlo nei suoi affari (Cesarano gestisce un’impresa di pompe funebri) e altri interventi nelle nomine dei capi settore del municipio. De Robbio infine avrebbe promesso a Mario Ferro (ex esponente del Partito Democratico, anche lui indagato) di assumere suo figlio nel cimitero comunale in cambio di un sostegno alle elezioni.

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