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  • mercoledì 21 ottobre 2015

Karl Lagerfeld, “stilista geniale”

di Enrico Matzeu – @enricomatzeu

Il New York Times racconta chi è uno dei personaggi più eccentrici e famosi nel mondo della moda

Karl Lagerfeld, 13 ottobre 2014, New York. (Charles Sykes/Invision/AP)

T, il magazine dedicato alla moda del New York Times, ha pubblicato un lungo articolo su Karl Lagerfeld, uno degli stilisti più famosi ed eccentrici al mondo. L’articolo è stato scritto dal giornalista Andrew O’Hagan, che ha incontrato e intervistato Lagerfeld nella sua casa di Parigi finendo per scoprire aspetti interessanti del suo lavoro e della sua personalità.

Karl Lagerfeld, che ha 82 anni, è molto riconoscibile già dal suo aspetto: porta sempre occhiali da sole molto grandi e i capelli bianchi raccolti in una coda, indossa camicie con collo alto, cravatta nera, corta e con una spilla di brillanti, e guanti in pelle con le dita scoperte, stile biker. Lagerfeld è riuscito a capitalizzare il suo stile personale e la sua immagine, nonostante dica di non essere soddisfatto del suo aspetto fisico. Come scrive O’Hagan, «ha il coraggio di perpetuare una visione di qualcosa di meraviglioso e ha anche l’intelligenza di non prendersi terribilmente sul serio, semplicemente ridendo, parodiando se stesso e – grazie a Dio – riflettendo sul mondo da cui provengono i suoi soldi, non solo banchettando tra le sue vanità. Lagerfeld è un uomo al vertice della sua più grande invenzione: se stesso».

Karl Lagerfeld negli anni:

Lagerfeld è direttore creativo sia di Chanel che di Fendi, oltre a disegnare una linea, soprattutto di accessori, che porta il suo nome. Si definisce una “fashion machine”, una macchina della moda, visti i numerosi marchi con cui collabora, come Hogan e Rolex, per cui ha disegnato l’orologio Oyster Perpetual Milgauss. Il suo percorso è insolito: non studiò mai in una scuola di moda ma iniziò subito lavorando dallo stilista Jean Patou, una volta arrivato a Parigi (Lagerfeld proviene da una famiglia di banchieri di Amburgo, in Germania). Poi nel 1954 ricevette il prestigioso premio dall’International Wool Secretariat (nella giuria c’erano anche gli stilisti Pierre Balmain e Hubert de Givenchy) e dal 1965 iniziò a lavorare per la casa di moda Chloé, dove rimase per circa vent’anni. Nello stesso periodo cominciò a collaborare anche con le sorelle Fendi, che nel loro atelier di Roma lavoravano soprattutto pellicce. Lagerfeld, che è tutt’ora direttore creativo del marchio assieme a Silvia Venturini Fendi, le disegnò in modo originale e si inventò il termine “Fun Fur” che diventò il nuovo logo (la doppia F) di Fendi.

Lagerfeld è soprattutto conosciuto però – anche da chi non sa molto di moda – per essere il direttore creativo di Chanel, carica che ricopre dal 1983. Ha innovato la celebre casa di moda francese – fondata nei primi del Novecento da Coco Chanel – aggiornandone continuamente gli elementi che la caratterizzano: i tessuti bouclé, i giacchini senza revers, le borse con le catene a tracolla, i fili di perle e le camelie. Le sfilate che organizza per Chanel sono sempre molto scenografiche: si tengono solitamente nel Grand Palais di Parigi trasformato di volta in volta in un casinò, in una strada parigina, in un supermercato o in un aeroporto, come per la sfilata per la primavera/estate 2016. Dal 1987 Lagerfeld scatta personalmente le foto per il catalogo e le pubblicità dell’azienda, e ha anche diretto due cortometraggi in cui Keira Knightley e Kristen Stewart interpretano il ruolo di Coco Chanel ( quello con Kristen Stewart verrà presentato il primo dicembre, a Roma). A giudicare dai risultati – Chanel ha un fatturato annuo di cinque miliardi di dollari, circa 4,3 miliardi di euro – il suo lavoro è un successo.

Il cortometraggio di Lagerfeld, Once Upone a Time, con Keira Knightley

O’Hagan racconta che l’ideale femminile di Lagerfeld non si basa tanto sul fisico di una donna ma sul suo modo di essere. In passato si è ispirato molto a donne come Inès de la Fressange e Amanda Harlech (rispettivamente una sua modella e una sua consulente creativa), mentre oggi il suo ideale di donna è rappresentato dall’attrice Julianne Moore, e poi dalle attrici Jessica Chastain e Kristen Steward. Nelle sue modelle apprezza molto le sopracciglia grosse e folte, che fa spesso raddoppiare con il trucco per le sfilate; è uno dei motivi per cui negli ultimi anni ha scelto la modella – ormai ex modella – Cara Delevingne come testimonial del marchio.

Rispetto al suo solito, Lagerfeld si è piuttosto sbottonato nell’intervista con O’Hagan. Per esempio ha fatto il nome di una giovane stilista che gli piace: Sarah Burton, che crea le collezioni di Alexander McQueen da quando lo stilista si è suicidato nel 2010. Ha detto che ritiene la psicoanalisi nemica della creatività («Per cosa mi serve? Per tornare alla normalità? Io non voglio essere normale»), che non sopporta le persone che gli parlano delle proprie malattie («Non sono un medico!») di amare molto i film muti e che se non avesse immaginato che con la moda si potevano fare i soldi sarebbe diventato probabilmente fumettista. Lagerfeld è interessato al presente e a ciò che crea personalmente, senza affidarsi a troppi collaboratori. Non apprezza mostre o iniziative che celebrano ciò che ha fatto in passato, anche se il 16 ottobre ha inaugurato alla Pinacoteca di Parigi la mostra fotografica “Karl Lagerfeld: A Visual Journey”, che espone suoi scatti recenti, compresi quelli per il calendario Pirelli del 2011. Ha parlato dell’importanza dei sogni a occhi aperti – nella sua vita e nella moda – e ha aggiunto che «sono un tipo davvero molto superficiale. È una cosa su cui sto lavorando. Da quando, come dite voi, sono diventato un’icona, mi sono estraniato dalla realtà. Non vado più in giro per le strade».

Quando O’Hagan gli ha chiesto se il disprezzo è utile nella vita di un creativo, Lagerfeld ha risposto che «quando fila tutto liscio, le cose vanno in realtà male. Essere troppo pacifici è molto pericoloso. Ti addormenti. Bisogna coltivare i propri nemici. Degli amici invece non devi preoccuparti». Ha detto di non chiedersi mai se sia felice, perché quando ce lo si domanda non lo si è mai: per questo pensa di esserlo. «Sono stato fortunato – dice – non ho finito gli studi, non ho studiato niente. È tutta improvvisazione e ora non sta andando male. La felicità non è qualcosa per cui la vita è in debito con te».

Lagerfeld ha infine raccontato che la sua gatta Choupette – diventata molto famosa su Instagram – lo ha reso una persona migliore e meno egoista. Lo scorso anno la gatta gli ha fatto guadagnare tre milioni di euro in pubblicità per una casa automobilistica tedesca e un prodotto di bellezza giapponese. Quando uscì la notizia un giornale francese fece un sondaggio chiedendo ai lettori se fossero scioccati da simili cifre, e l’82 per cento rispose di sì. Lagerfeld scrisse allora una lettera al direttore dicendo di essere «dispiaciuto che l’82 per cento dei suoi lettori fosse gente invidiosa. Che cosa posso dire, Choupette è la Greta Garbo dei felini».

In 60 anni di carriera Lagerfeld è riuscito a mantenere uno spirito indipendente e a imprimere al suo lavoro un suo stile riconoscibile, al di là delle case di moda per cui ha lavorato: «sembra più un grandioso regista cinematografico che uno stilista – scrive O’Hagan – Non ha mai voluto un’azienda tutta sua, voleva solo infondere al suo lavoro un carattere bello e riconoscibile. Ed è proprio quello che continua a fare. Ha l’attenzione di un regista per il dettaglio, la storia e il fascino, ed è questo che lo rende, a 82 anni, l’incarnazione dello stilista geniale».

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