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  • Sport
  • 18 settembre 2015

Le regole del rugby, in dieci minuti

Le cose fondamentali da capire per guardare le partite dell'Italia alla Coppa del Mondo e parlarne al bar

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(Dan Mullan/Getty Images)

Per circa un mese e mezzo, dal 18 settembre al 31 ottobre, si svolgerà nel Regno Unito l’ottava edizione della Coppa del Mondo di rugby. Il 18 settembre Google ha dedicato un doodle alla competizione e per le prossime settimane capiterà un po’ a tutti di sentirne parlare, specie se l’Italia dovesse andar bene; Sky trasmetterà tutte le 48 partite in diretta e almeno quattro di queste 48 partite riguarderanno proprio l’Italia. C’è dunque tempo e modo per appassionarsi al rugby, per capirne le regole, i concetti di base e il conseguente fascino. Per appassionarsi, o anche solo per potere sostenere cinque minuti di dibattito da bar sull’Italia del rugby, ecco una piccola guida a tutto quello che serve sapere per capirne almeno un pochino.

Il rugby è uno sport semplicissimo e a suo modo perverso: l’obiettivo principale è appoggiare un pallone oltre una linea (e fare quindi “meta”). A rendere tutto questo più difficile – oltre a degli avversari che si oppongono – c’è un semplice principio: la palla può essere passata solo all’indietro. Nel rugby ci sono solo due modi in cui la palla ovale può essere portata in avanti: la si tiene in mano mentre si corre o la si calcia avanti con il piede, rischiando quindi di passarla agli avversari.

Il campo e la partita
Un campo da rugby è rettangolare, simile a quello da calcio: la nazionale italiana gioca per esempio le sue partite “in casa” allo Stadio Olimpico di Roma, dove giocano anche Roma e Lazio. Rispetto a un campo da calcio, un campo da rugby è però diviso in modo diverso. Le principali linee che suddividono un campo da rugby sono cinque: la linea di metà campo, le due linee di meta e le due linee “dei 22 metri”. Ci sono poi anche le due porte, con i loro alti pali (ma anche a quello arriviamo tra un po’). Una partita di rugby dura 80 minuti, divisi in due tempi da 40. Nel rugby il tempo di gioco è effettivo.

I giocatori e i loro ruoli
Esistono diversi tipi di rugby: quello più diffuso in Europa (e quello che si gioca nella Coppa del Mondo) è il “rugby a 15″, in cui in ognuna delle due squadre ci sono 15 giocatori. I numeri sulle magliette dei giocatori “dichiarano” il loro ruolo, come nel calcio di qualche decennio fa: i titolari indossano quindi le magliette che vanno dall’1 al 15. Nel rugby a tutti i giocatori capita di fare tutto (attaccare, difendere, placcare, correre o passare) ma ci sono delle specializzazioni. Per capirle tutte c’è un video di pochi minuti, per avere invece giusto un’idea delle due più importanti: il “10” è il mediano d’apertura, il 9 il mediano di mischia. Il “9” ha visione di gioco ed è molto bravo a passare la palla (cosa che fa molto spesso); il “10” è quello che, oltre ad avere estro e creatività, è il miglior “calciatore” della squadra: è per esempio di solito il “10” a tirare i calci di punizione.

I placcaggi
I giocatori possono correre in avanti con il pallone in mano. Gli avversari possono provare a placcare chi ha la palla (non possono invece placcare un giocatore senza palla). Placcare significa cercare di far cadere a terra chi sta correndo con la palla: si può farlo in vari modi, ma per esempio non si può placcare dal collo in su. Quando un giocatore viene placcato e va a terra deve lasciare la palla (o passarla prima di andare a terra). Un giocatore che è placcato deve quindi fare in modo che il pallone sia di nuovo giocabile dai suoi compagni. L’alternativa è che la squadra avversaria riesca – durante o dopo il placcaggio – a rubare la palla.

I falli
Dopo un fallo – per esempio un placcaggio fatto sopra il collo dell’avversario – l’arbitro permette alla squadra che l’ha subito di ricominciare la successiva azione in una condizione di vantaggio. La squadra che ha subìto un fallo può – semplificando la casistica – fare quattro scelte: calciare la palla tra i pali, calciare in touche, fare una mischia ordinata e ripartire con un’azione “alla mano”. Ora le spieghiamo meglio. L’azione alla mano permette alla squadra che ha subìto fallo di ripartire in modo “normale”: un giocatore corre con la palla tra le mani e può se vuole passarla ai compagni.

Le altre tre opzioni sono le più interessanti e peculiari del rugby:

Calcio, mischia ordinata e touche
Un giocatore, di solito il “10”, posiziona a terra la palla nel punto in cui c’è stato il fallo e da lì la calcia, cercando di farla entrare tra i due pali della porta. La touche è la “rimessa laterale” ed è quella situazione in cui – quasi sempre ma non sempre – alcuni giocatori devono “sollevare” un loro compagno per permettergli di prendere la palla, riuscendo a farlo prima degli avversari. La palla è lanciata da un loro compagno che sta fuori dal campo e la lancia dritto davanti a sé, esattamente a metà tra i suoi compagni e gli avversarsi (il vantaggio dei suoi compagni è però sapere dove e come la lancerà). 

La mischia ordinata (o mischia chiusa) è quella situazione in cui il pallone è introdotto in mezzo a 16 giocatori (otto per squadra) che “spingono” contro gli avversari per conquistare il pallone che sta nel mezzo. Il pallone sta lì, la squadra che riesce ad avanzare lo fa passare sotto le proprie gambe, riuscendo così ad ottenerlo.

Gli altri calci
Oltre che dopo un fallo, ci sono molte situazioni e modi per calciare il pallone. I principali si chiamano “grubber”, “up and under” e “drop”. Il grubber è una sorta di calcio rasoterra, in cui si frutta la forma ovale della palla (e il suo imprevedibile rimbalzo) per mettere in difficoltà la difesa avversaria. L’up and under è invece un calcio “a campanile”. Il drop è invece un calcio il cui obiettivo è centrare i pali: lo può fare chiunque in qualsiasi momento, di solito lo fa il “10”. Uno dei drop più belli e importanti della storia del rugby l’ha fatto nel 2003 il mediano d’apertura inglese Johnny Wilkinson: era la finale della Coppa del Mondo, mancavano pochi secondi alla fine del supplementare e le squadre erano ancora in parità.

Cosa vale quanto: i punti
Un drop vale tre punti, una meta vale cinque punti e un calcio di punizione vale tre punti. C’è un’ultima cosa: dopo ogni meta la squadra che l’ha segnata ha diritto a un “calcio di trasformazione”, cioè un tiro con i piedi. Il punto da cui è tirato è perpendicolare a quello da cui è stata fatta la meta e la distanza dai pali ha a che fare con il modo in cui è nata l’azione che ha portato alla meta. I calci di trasformazione valgono due punti.

Tutto qui?
Per niente: il rugby è uno sport che – seppur semplice nel principio – è complesso nello svolgimento. Ci sono molte regole, molte situazioni ambigue, molti falli difficili da capire per un profano eppure evidentissimi per un esperto. C’è per esempio il fuorigioco anche nel rugby: tutti i giocatori devono – in sintesi – sempre stare al loro compagno che ha la palla. Le premesse su cui tutte quelle regole si basano sono però poche e chiare: più che sufficienti per capire come funziona il rugby (e perché è così bello).

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