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  • sabato 28 marzo 2015

I giapponesi che vivono negli Internet Cafè

Un documentario racconta la vita delle persone che vivono in cubicoli di pochissimi metri quadrati, a causa degli affitti troppo alti e della precarietà del loro lavoro

Nei giorni scorsi è stato diffuso un breve documentario del fotogiornalista giapponese Shiho Fukada sul problema delle persone che in Giappone sono costrette a vivere negli Internet Cafè a causa degli affitti troppo alti o di lavori troppo precari. Il documentario di Fukada, intitolato Net Cafe Refugees, sta circolando molto online ed è arrivato terzo nella categoria Multimedia Long Feature del World Press Photo, il più importante premio di fotogiornalismo al mondo.

Fukada ha spiegato che a causa della difficile situazione economica del Giappone, sempre più giapponesi senza lavoro o con contratti a breve termine hanno scelto di affittare un cubicolo degli Internet Cafè, dove c’è appena lo spazio per sdraiarsi. Nel 2007 uno studio del ministero della Salute giapponese ha rivelato che più di 60mila persone avevano passato almeno una notte in un Internet Cafè e che 5.400 persone ci vivevano dentro. Secondo Fukada negli ultimi anni la situazione è peggiorata, a seguito della crisi economica: nel 1990 i lavoratori con contratti occasionali erano circa il 20 per cento, mentre nel 2011 erano aumentati al 35,4 per cento. Il sindacalista Makoto Kawazoe ha detto a Fukada che il fenomeno delle persone che vivono nei cubicoli è noto sin dagli anni Novanta ma che «solo negli anni Duemila è diventato un problema sociale più ampio».

Nel documentario Fukada racconta la storia di due uomini. Fumiya è un ragazzo di 26 anni che lavora come guardia di sicurezza in un cantiere. Lavora otto ore al giorno per sei giorni a settimana e guadagna 2.700 euro al mese: dato che non ha soldi da parte e che lavora con contratti molto brevi, non può comprarsi una casa. Per affittarne una a Tokyo ha bisogno di circa un milione di yen (cioè 12mila euro), da versare in anticipo all’agenzia immobiliare come caparra: secondo Fumiya ci metterà dai due ai cinque anni per mettere da parte quella cifra.

Nel frattempo vive in un cubicolo lungo 1,8 metri e largo 1,2 (appena sufficienti per non piegare le gambe, quando dorme). L’affitto mensile del cubicolo costa 700 euro, cifra nella quale sono comprese coperte, bevande, l’uso del computer con internet nella propria postazione e l’uso dei bagni. Tadayuki Sakai, l’altro protagonista di Net Cafe Refugees, ha invece 42 anni e vive e lavora in un Internet Cafè: in precedenza lavorava come dipendente in un’azienda, ma non aveva tempo di tornare a casa fra un giorno di lavoro e un altro ed era costretto a dormire in ufficio. Al contrario di Fumiya, Sakai non vuole trovare casa a Tokyo, ma aspetta di avere abbastanza soldi per trasferirsi all’estero.

Adario Strange, un giornalista che si occupa di tecnologia per Mashable, ha raccontato così la sua esperienza in alcuni Internet Cafè giapponesi:

Dopo aver ricevuto la carta d’ingresso, camminando verso il mio cubicolo incontrai un uomo in accappatoio e ciabatte, con le cose da bagno in mano. Negli anni ho utilizzato altre volte gli Internet Cafè giapponesi, assistendo e ascoltando di tutto: gente che fa sesso, abitanti dei cubicoli disturbati dall’arrivo di nuovi inquilini e persino un uomo che portava i sacchetti della spesa dentro il suo spazio.

Net Cafe Refugees fa parte di una serie di tre documentari realizzati da Fukada: gli altri due riguardano i senzatetto anziani e i lavoratori dipendenti sfruttati dalle loro aziende.

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