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  • Scienza
  • mercoledì 17 settembre 2014

I voli spaziali privati scelti dalla NASA

SpaceX e Boeing hanno ottenuto contratti da 6,8 miliardi di dollari per portare gli astronauti in orbita dal 2017, riducendo la dipendenza degli Stati Uniti dalle Soyuz russe

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La NASA ha scelto le società statunitensi private SpaceX e Boeing per il trasporto degli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale a partire dal 2017. La decisione è stata presa dopo quattro anni di competizione tra quattro aziende e, per la prima volta dal 2011 quando è stato chiuso il programma degli Shuttle, permetterà agli Stati Uniti di inviare persone nello spazio senza dovere dipendere dalla Russia e dai suoi sistemi di trasporto Soyuz. L’accordo rientra nei piani della NASA per ridurre i costi dei viaggi spaziali e per concentrare le proprie attività in altri ambiti di ricerca, sempre legati allo Spazio.

6,8 miliardi di dollari
L’assegnazione dei contratti è in un certo senso un misto tra vecchio e nuovo. Boeing è infatti una delle società più grandi e importanti al mondo per quanto riguarda il volo: esiste dai primi del Novecento e costruisce aerei e sistemi per l’aviazione civile e per quella militare. SpaceX, invece, esiste da appena 12 anni ed è stata fondata dal miliardario Elon Musk, conosciuto soprattutto per essersi inventato il sistema di pagamenti online PayPal e l’auto elettrica di lusso Tesla. La società fu fondata proprio in vista dei piani della NASA di passare ai privati per la gestione dei trasporti spaziali: in una dozzina di anni ha ottenuto risultati molto importanti e sperimentato diverse tecnologie, compresi sistemi per rendere riutilizzabili i propri razzi. La sua capsula da trasporto Dragon viene già utilizzata per portare materiale in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Boeing e SpaceX si divideranno i 6,8 miliardi di dollari previsti dalla NASA per la gestione dei primi voli spaziali privati con astronauti a bordo. SpaceX avrà a disposizione 2,6 miliardi di dollari, mentre il contratto per Boeing è più sostanzioso ed è di 4,2 miliardi di dollari. Il denaro servirà alle due società per coprire i costi dei test che dovranno ancora affrontare per dimostrare l’efficacia e la sicurezza dei loro sistemi, e per gestire tra due e sei voli ciascuna verso la Stazione Spaziale Internazionale. Una volta avviato, il progetto permetterà alla NASA di risparmiare molto denaro: un passaggio sulla Soyuz per portare in orbita gli equipaggi statunitensi costa in media 70 milioni di dollari per ogni astronauta.

Stazione Spaziale Internazionale

Esclusi
Alla gara per l’assegnazione dei contratti avevano partecipato anche Blue Origin e Sierra Nevada, ma la NASA ha trovato più convincenti i piani di Boeing e di SpaceX. Blue Origin è guidata dal miliardario Jeff Bezos, il fondatore e CEO di Amazon, mentre Sierra Nevada è una società che esiste dagli anni Sessanta e che si occupa della produzione di componenti e sistemi per lo spazio. Le due società non sono comunque del tutto escluse, perché una di loro potrebbe essere richiamata nel caso in cui Boeing o SpaceX non superassero i prossimi test di sicurezza richiesti dalla NASA.

Test
Le richieste dell’ente spaziale americano sono piuttosto impegnative per i due vincitori dei contratti. Dovranno eseguire un volo di prova con almeno un astronauta della NASA a bordo per testare il funzionamento dei sistemi di lancio, di quelli di bordo, delle capacità di manovra delle capsule spaziali e dei loro sistemi per attraccare e sganciarsi dalla Stazione Spaziale Internazionale. Al termine del programma di prova, la NASA certificherà Boeing e SpaceX dichiarandole idonee per la gestione dei voli spaziali con esseri umani a bordo. Alle operazioni parteciperanno i tecnici della NASA, che collaboreranno con quelli delle due società private.

Dragon
La capsula di SpaceX per i voli spaziali con esseri umani è una variante di Dragon, il sistema da trasporto per solo materiale utilizzato fino a ora dalla società grazie a un altro contratto con la NASA da 1,6 miliardi di dollari. La versione 2 di Dragon è stata presentata a fine maggio scorso. Può trasportare fino a sette astronauti ed è riutilizzabile, in modo da garantire con un solo veicolo la gestione di almeno 10 viaggi spaziali. A differenza delle Soyuz, che compie atterraggi piuttosto bruschi, la capsula di SpaceX è stata progettata per atterrare sulla Terra sfruttando otto retrorazzi che ne riducano la velocità in fase di rientro e poco prima di toccare il suolo.

CST-100
Il sistema di trasporto per astronauti progettato da Boeing si chiama invece CST-100 (Crew Space Transportation, mentre il 100 è riferito ai chilometri di altitudine oltre i quali convenzionalmente si indica l’inizio dello Spazio). La capsula può trasportare insieme materiale e fino a sette passeggeri verso la ISS ed è riutilizzabile per una decina di volte, prima di richiedere la sostituzione di buona parte dei suoi componenti. A quanto sembra per il suo lancio in orbita Boeing avrebbe avviato i primi contatti con Blue Origin per sviluppare insieme un razzo lanciatore, con la collaborazione di Lockheed-Martin.

Futuro
L’affidamento ai privati della gestione dei voli spaziali con astronauti verso la ISS permetterà alla NASA di ridurre la propria dipendenza dalla Russia nel settore e, soprattutto, consentirà ai suoi ricercatori e tecnici di dedicarsi ad altri programmi spaziali molto ambiziosi per missioni verso mete più remote nello Spazio. Tra le iniziative rimane attiva e in fase di studio quella per raggiungere Marte con un equipaggio di astronauti, piano di cui si parla da decenni, ma che per ora non ha portato a grandi progressi. Dal lato scientifico, invece, la conoscenza di Marte è già enormemente aumentata grazie alle numerose missioni con robot che sono stati inviati verso il pianeta, a costi inferiori e con meno rischi rispetto a una missione con esseri umani.

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