• Scienza
  • mercoledì 23 luglio 2014

Come usare più del 10 per cento del cervello

di Jane Hu - Slate

Facile: lo state già facendo, malgrado un film con Scarlett Johansson e Morgan Freeman, e una sciocca leggenda completamente inventata

Quando ho visto il trailer di Lucy, un nuovo thriller in cui Scarlett Johansson interpreta il ruolo di una donna dai poteri sovrumani, il mio primo pensiero è stato: “Evvai! Finalmente quelli di Hollywood hanno scelto un attore nero per il ruolo da neuroscienziato!”. Invece il mio secondo pensiero è stato “dannazione!”, perché il neuroscienziato, interpretato da Morgan Freeman, si scredita da solo immediatamente: «Si stima che la maggior parte degli esseri umani utilizzi solamente il 10 per cento delle capacità del suo cervello», dice, «immaginate se fosse possibile usare il 100 per cento».

Fortunatamente, non c’è molto da immaginare. Salvo i casi di traumi cerebrali o di malattie neurologiche, ognuno di noi utilizza già il 100 per cento del suo cervello. Il cervello è a disposizione in ogni momento, anche quando si dorme. Anche le funzioni più semplici sfruttano più del 10 per cento del cervello: il rombencefalo e il cervelletto, che controllano le funzioni autonome del corpo come il respiro e l’equilibro, costituiscono il 12 per cento del proprio cervello, e sono assolutamente necessari per vivere.

La biologia di base ci dice inoltre che è implausibile che il 90 per cento del cervello non sia utilizzato. Le cellule che non vengono sfruttate tendono ad atrofizzarsi; per esempio, l’atrofia muscolare si manifesta in chi è costretto a tenere fasciato un braccio per qualche settimana. Se non usassimo davvero parti del cervello, queste si atrofizzerebbero: è ciò che accade quando si interrompe l’afflusso di sangue e di ossigeno verso parti del cervello, come avviene durante un ictus. Ricordate Terri Schiavo? Rimase in uno stato vegetativo per 15 anni dopo avere avuto un arresto cardiaco, che le danneggiò il 50 per cento del cervello. Anche danni a parti più piccole possono condizionare drasticamente il funzionamento del cervello, causando disfunzioni che impediscono di parlare, leggere o di comprendere le cose che si sentono. La perdita del 90 per cento delle funzionalità del cervello sarebbe una catastrofe e probabilmente si rivelerebbe fatale per chi ne è affetto.

Forse il dottor Freeman intendeva quindi qualcos’altro? C’è un modo di valutare quali parti del cervello sono effettivamente in funzione. I neuroscienziati di solito misurano l’attività cerebrale identificando i punti in cui le cellule del cervello, i neuroni, inviano segnali elettrici e chimici ad altri neuroni. Forse ciò che intendeva il medico interpretato da Freeman è che solo il 10 per cento dei neuroni è in funzione contemporaneamente in ogni dato momento. Ma questa interpretazione non porta molto lontano: qualsiasi misurazione dell’attività cerebrale dimostra che viene sempre usato assai più del 10 per cento del cervello: e comunque, è un bene che il valore non sia mai al 100 per cento, altrimenti ci verrebbe un colpo.

Un’altra presunzione di Lucy è che se fossimo in grado di usare più del 10 per cento del cervello, potremmo scoprire “i segreti dell’universo”. Guardando il trailer, in questo novero sembrano compresi il tempo dedicato allo shopping, far cadere le persone che ci stanno intorno, e cambiare spontaneamente il colore dei propri occhi e dei capelli. Questo probabilmente non si merita una spiegazione, ma nel caso in cui ve lo stiate chiedendo: sfortunatamente il cervello non può controllare lo spazio-tempo, altre azioni o l’espressione dei propri geni. Dovremo attendere qualche altro farmaco per trasformarci in mutanti che combattono il crimine.

© 2014 Slate

La leggenda sul 10% del cervello, spiegata su Wikipedia

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