KAZAKHSTAN-ITALY-NAZARBAYEV-RENZI

Cosa è andato a fare Renzi in Kazakistan

La prima visita ufficiale dopo il caso Shalabayeva è servita a chiudere una serie di accordi sul petrolio e sul transito dei militari italiani che tornano dall'Afghanistan

KAZAKHSTAN-ITALY-NAZARBAYEV-RENZI

Giovedì 12 giugno il presidente del Consiglio Matteo Renzi – che negli ultimi giorni è stato in visita ufficiale in alcuni paesi asiatici tra cui Vietnam e Cina – ha fatto tappa anche in Kazakistan, dove ha incontrato l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, il presidente del consiglio di amministrazione di KazMunayGas (KMG, la compagnia petrolifera nazionale), Sauat Mynbayev, e il presidente del paese, Nursultan Nazarbayev.

Si trattava del primo incontro tra i leader di Italia e Kazakistan dopo il caso di Alma Shalabayeva, la moglie di Mukhtar Ablyazov, oppositore politico del regime del presidente Nazarbayev espulsa dall’Italia con la figlia di 6 anni e consegnata alle autorità kazake nel maggio del 2103. In quell’occasione il governo italiano aveva ricevuto molte critiche per come aveva gestito la vicenda e, di conseguenza, si erano creati anche diversi problemi diplomatici fra i due paesi, che hanno relazioni commerciali molto importanti.

Al termine dell’incontro tra Renzi e Nazarbayev, avvenuto nell’ambito del Foreign Investors Council (il consiglio di investitori stranieri nel paese presieduto dallo stesso Nazarbayev), il presidente del Consiglio italiano ha dichiarato: «Oggi abbiamo firmato un accordo importantissimo per il petrolio, un investimento molto oneroso ma molto significativo, per puntare sul domani». Prima di capire a che cosa si riferisse Renzi, va spiegato brevemente quali sono i rapporti economici tra Italia e Kazakistan.

L’Italia e il Kazakistan
Nel 2013 lo scambio commerciale con il Kazakhstan ha raggiunto i 4,6 miliardi di euro (-16,3 per cento sul 2012). Le esportazioni dell’Italia in Kazakhstan sono state pari a 733 milioni di euro (-10,3 per cento sul 2012), mentre le importazioni pari a 3.867 milioni di euro (-21,3 per cento sul 2012). L’Italia rimane nel 2013 il secondo paese fornitore UE dopo la Germania e l’ottavo fornitore in assoluto, e risulta il primo destinatario di merci dal Kazakhstan (soprattutto prodotti energetici): l’Italia è dunque al terzo posto in assoluto tra i partner commerciali del Kazakistan, dopo Russia e Cina. L’Italia risulta anche tra i principali investitori europei in Kazakhstan (nono paese per capitale investito in termini assoluti) soprattutto nel nel settore petrolifero e in quello delle costruzioni.

L’ENI è presente in Kazakistan dal 1992. Sul sito dell’azienda, tra i “progetti in corso” segnalati, ci sono le attività nei due maggiori siti petroliferi nel Mar Caspio: si tratta di Karachaganak, nel nord ovest del Kazakistan, in cui ENI ha una partecipazione del 32,5 per cento ed è co-operatore nello sviluppo del giacimento, e di Kashagan, il giacimento più grande mai scoperto negli ultimi 30 anni di cui ENI detiene il 16,81 per cento delle partecipazioni – ma che dall’ottobre scorso ha interrotto la produzione a causa di diverse perdite nell’oleodotto e di molti ritardi e difficoltà nelle riparazioni. Kashagan, insomma, si trova da mesi al centro di numerosi problemi, ritardi e contenziosi. Spiega La Stampa:

I rapporti fra ENI e la società di Stato kazako sono consolidati, ma come ogni rapporto stretto è costellato di momenti a dir poco difficili. (…) Prima del caso Shalabayeva (…) i problemi fra Italia e Kazakistan nascono a causa del Kashagan. Kashagan rischia di causare un enorme contenzioso fra i kazaki, l’Eni e altre cinque compagnie mondiali. Nel mirino dei kazaki c’è la realizzazione dell’oleodotto di Saipem e i presunti danni ambientali che sarebbero stati causati da un’errata progettazione. Realizzare oleodotti in aree paludose come quelle non è semplice, e questa sarebbe la ragione principale dell’enorme aumento dei costi e dei ritardi. Resta il fatto che i kazaki si sono spinti a chiedere risarcimenti miliardari e a minacciare lo scioglimento del consorzio. (…) Le stime dicono che per sistemare le condutture danneggiate ci vorranno da 18 mesi a quattro anni.

Gli accordi
Ieri, alla presenza di Matteo Renzi e Nursultan Nazarbayev, ENI e KazMunayGas hanno firmato un nuovo accordo: ciascuna avrà infatti il 50 per cento dei diritti di esplorazione e produzione di petrolio per Isatay, un’area nella zona settentrionale del Mar Caspio. Realizzeranno inoltre un cantiere navale a Kuryk, nella regione di Mangystau destinato a rinnovare la flotta del Paese asiatico. Infine è stato firmato un accordo tra Iveco e il ministero dell’Industria di Astana, secondo quanto scritto nella nota ufficiale della governo italiano.

Nei giorni precedenti alla visita di Renzi, inoltre, la Camera bassa del Parlamento kazako aveva approvato il transito dei militari italiani durante il ritiro dall’Afghanistan sul proprio territori attraverso un corridoio privilegiato che era stato concesso in esclusiva all’Italia con un accordo preliminare già firmato il 19 febbraio del 2013 tra i rispettivi ministri della Difesa (Giampaolo Di Paola e Adilbek Dzhaksybekov). L’accordo rischiava però di essere messo in discussione proprio a causa dalla vicenda Ablyazov-Shalabayeva. L’assemblea kazaka l’ha invece ratificato e il disegno di legge sarà ora trasmesso al Senato.

Scrive sempre La Stampa:

Per il governo italiano l’accordo di ieri è anzitutto la dimostrazione di un allentamento delle tensioni. (…) I kazaki hanno ottime ragioni per recuperare rapporti privilegiati con l’Italia non solo per via degli investimenti dell’Eni, dai quali in ogni caso non possono prescindere, ma anche per ragioni geopolitiche.

Il Kazakistan ambisce ad un posto al Consiglio di sicurezza dell’Onu e a fare l’ingresso nel Wto, l’organizzazione mondiale del commercio con l’appoggio delle principali capitali europee e di Bruxelles. La chiosa di Renzi è significativa: «Siamo grati al Kazakistan anche a nome dei partner europei». Per l’appunto.

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