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  • giovedì 7 novembre 2013

Il memoriale nel deserto

La storia e le foto di un monumento costruito in uno dei posti più inaccessibili dal mondo e che si vede da lontanissimo, per ricordare un attentato del 1989

La regione del Ténéré si trova nel nord del Niger e fa parte del deserto del Sahara. È una delle zone più aride del mondo: per migliaia di chilometri quadrati, il paesaggio è costituito da grandi dune di sabbia, tra cui emergono di tanto in tanto sparsi rilievi rocciosi. Vista dai satelliti, il Ténéré è un mare color sabbia.

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In un punto di questo deserto, però – precisamente a 16° 51′ 55.94″ latitudine nord, 11° 57′ 13.36″ longitudine est – le foto satellitari visibili su siti come Google Maps mostrano la sagoma di un aereo, inscritta in un grande cerchio nero: è il memoriale di Ténéré, che fu costruito nel 2007 per ricordare i morti in un attentato aereo di quasi venti anni prima. Le pietre vennero portate da decine di chilometri di distanza e i costruttori lavorarono per settimane sotto il sole del deserto. Le fotografie del memoriale circolano da tempo su Internet e c’è chi pensa che siano contraffatte: come racconta il sito Snopes, però, sono autentiche. E la storia è notevole.

Il volo UTA 772
Martedì 19 settembre 1989 il volo di linea 772 della società aerea francese Union de Transports Aériens (UTA) partì da Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, diretto all’aeroporto parigino di Roissy. Prima della partenza fu imbarcata tra i bagagli, nella stiva anteriore del McDonnell Douglas DC-10, una valigia Samsonite di color grigio scuro. Il volo arrivò a N’Djamena, per uno scalo di un’ora regolarmente previsto nel piano di volo, e ripartì dalla capitale del Ciad alle 12.13. Durante la sosta scesero nove passeggeri e ne salirono 79. Tutto si svolse regolarmente.

Quarantasei minuti dopo il decollo da N’Djamena, mentre l’aereo sorvolava il deserto nigerino, esplose una bomba all’interno del vano bagagli anteriore. Morirono tutte le 170 persone a bordo dell’aereo, che viaggiava a oltre diecimila metri di altezza: 156 passeggeri e quattordici membri dell’equipaggio. I resti dell’aereo furono ritrovati la mattina successiva, sparsi per un’ampia area del deserto sabbioso.

Quindici tonnellate di quei resti furono mandate in Francia per le indagini: sui resti di una valigia Samsonite vennero trovate tracce di pentrite (un esplosivo utilizzato anche in alcuni degli attentati più noti della storia italiana degli anni Ottanta e Novanta). Sull’episodio vennero svolte diverse indagini, tra cui quelle di una commissione di inchiesta del governo francese (qui il rapporto finale del 1991, in PDF) e un’altra curata dall’ICAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di trasporto civile.

Le vicende giudiziarie per accertare le responsabilità del disastro furono altrettanto complesse, e coinvolsero i servizi segreti americani e quelli francesi. Alla fine degli anni Novanta si aprì alla Corte d’Assise un processo contro sei cittadini libici, che vennero più tardi condannati in contumacia, dato che la Libia aveva rifiutato di estradarli in Francia. Tra essi c’era anche un uomo di nome Abdullah Sanussi: era il capo dei servizi segreti esterni della Libia e uno dei cognati dell’allora dittatore Muammar Gheddafi, toccato dall’indagine ma protetto dall’immunità diplomatica. I motivi della strage non furono mai chiariti, ma sembra che avesse un ruolo la politica estera francese riguardo la guerra civile in Ciad e il coinvolgimento della Libia, a cui la Francia si opponeva.

Il memoriale
La strage avvenne un anno dopo l’attentato di Lockerbie del 21 dicembre 1988, e anche quello vide il coinvolgimento della Libia. La vicenda giudiziaria del volo UTA 772, che in molte ricostruzioni degli anni successivi venne chiamato “il volo dimenticato”, continuò nonostante la scarsa pubblicità.

Una corte d’assise parigina riconobbe alle famiglie dei morti nell’attentato risarcimenti che variarono tra i quattromila e i 40 mila dollari ciascuno, mentre l’associazione che rappresentava le famiglie delle vittime, Les Familles de l’Attentat du DC10 d’UTA, raggiunse un accordo nel 2004 con la Fondazione Internazionale Gheddafi per le Associazioni Benefiche: la cifra in questo caso fu di 170 milioni di dollari, un milione per ciascuno dei 170 morti. Oltre a questo, nel 2008 la Libia pagò 1,5 miliardi di dollari a un fondo destinato alle vittime di diversi attentati terroristici, tra cui Lockerbie, la strage nel locale berlinese La Belle nel 1986 e il volo UTA 772.

Nel 2007 Les Familles de l’Attentat du DC10 d’UTA, l’associazione delle famiglie delle vittime, usò i soldi ottenuti dal governo libico per finanziare la costruzione di un memoriale nel deserto nigerino, nel luogo in cui avvenne l’attentato. I membri dell’associazione andarono nel deserto del Ténéré, per la prima volta dopo diciotto anni. È una delle zone più inaccessibili del mondo, in cui rimangono ancora oggi resti dell’aereo semisepolti nella sabbia. Un centinaio di persone, compresi diversi membri delle popolazioni locali, costruirono quasi interamente a mano, sotto il sole del deserto, una sagoma del DC-10 a grandezza naturale. La sagoma è disegnata all’interno di un grande cerchio di oltre sessanta metri di diametro, costruito con pietre scure trasportate in camion da un centinaio di chilometri di distanza.

I lavori durarono circa due mesi, nel maggio-giugno del 2007. Lungo la circonferenza del cerchio ci sono 170 vetri rotti che simboleggiano le vittime dell’attentato e un’ala dell’aereo, disseppellita a più di dieci chilometri di distanza, è fissata al terreno e ci è stata affissa una targa con i nomi delle vittime. Guillaume Denoix de Saint Marc, presidente dell’associazione (che è parte dell’Association française des Victimes du Terrorisme, di cui lo stesso Denoix de Saint Marc è direttore esecutivo) ha detto che il memoriale è costruito su una alta duna di sabbia e il vento tiene pulite le pietre scure: «questa tecnica è utilizzata nel deserto per disegnare segni visibili agli aeroplani che sorvolano il Sahara», ha aggiunto in una conversazione via e-mail.

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