• Cultura
  • giovedì 29 novembre 2012

La genesi di Lost

Un libro racconta come nacque la serie tv di maggiore successo degli ultimi anni, per chi vuole morire di nostalgia

Alan Sepinwall è un giornalista e scrittore americano che si occupa di televisione e che ha da poco pubblicato un libro dal titolo The Revolution Was Televised, in cui racconta le origini di alcune delle serie televisive più famose degli ultimi quindici anni, tra cui I Soprano, 24, Mad Men e Breaking Bad. Sepinwall racconta anche le origini di quella che probabilmente è la serie più importante degli ultimi anni, seguita da centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo: Lost. Il magazine online Grantland ha pubblicato un estratto del libro in cui Sepinwall racconta la genesi della serie, titolandolo in maniera eloquente “I Pretty Much Wanted to Die”. La creazione di Lost, infatti, è stata il frutto di una serie di intuizioni fortuite, di licenziamenti improvvisi, di inaspettati cambi di programma e della forte pressione a cui è stato costantemente sottoposto il suo team creativo: all’inizio e per tutta la durata della prima stagione ogni decisione fu presa con la consapevolezza che una cosa del genere non poteva essere credibile ma soprattutto non avrebbe mai potuto avere successo.

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L’idea originale della serie non venne a uno sceneggiatore o a un autore bensì a un dirigente della ABC Entertainment, Lloyd Braun, che nel 2003, mentre era in vacanza con la famiglia alla Hawaii, vide in televisione Cast Away, il film in cui Tom Hanks fa il naufrago, e immaginò una serie basata su quella storia. Braun sapeva però che una serie basata su un solo personaggio (e un pallone da pallavolo) non avrebbe potuto funzionare. Gli venne così in mente Survivor, il reality show in cui un gruppo di persone deve sopravvivere su un’isola deserta con poche risorse a disposizione. Braun aveva già in mente anche il nome che avrebbe avuto lo show: Lost.

(Un anno senza Lost)

Quando tornò dalle vacanze presentò il progetto alla ABC, attirando l’attenzione di un solo dirigente, Thom Sherman. Fu quindi ingaggiato uno sceneggiatore, Jeffrey Lieber, ma la prima stesura della sceneggiatura non convinse Braun già dalla prima pagina: l’autore aveva infatti cambiato il titolo della serie in Nowhere. Lieber venne così licenziato e Braun pensò di proporre il progetto e il soggetto scritto da Lieber all’unica persona che secondo lui sarebbe stata in grado di sviluppare al meglio la sua idea originale, J.J. Abrams, un autore che stava già lavorando per la ABC come ideatore e produttore esecutivo della serie Alias. Abrams lasciò in sospeso Braun con un «ci dormirò su» ma dopo qualche giorno lo spiazzò dicendogli «ti odio». «Perché?», gli chiese Braun. «Perché? Perché nelle ultime notti non ho fatto altro che pensare al tuo progetto».

Abrams suggerì a Braun l’idea che l’isola sarebbe dovuta essere un vero e proprio personaggio all’interno della narrazione. Secondo Braun tutta la storia avrebbe dovuto essere realistica e avere una spiegazione logica e scientifica, ma accettò comunque le proposte di Abrams. Per un po’ di tempo la serie venne accantonata perchè tutti stavano lavorando parallelamente ad altri progetti. A questo punto entrò in scena il secondo vero protagonista di questa storia, Damon Lindelof, un giovane autore che voleva a tutti i costi lavorare ad Alias al fianco di Abrams. Un dirigente del network suggerì a Lindelof, per fare colpo su Abrams, di presentargli alcune idee sulla puntata pilota di Lost, che era ancora in cantiere.

Il contributo di Lindelof fu subito essenziale: secondo lui bisognava ribaltare l’idea convenzionale che i sopravvissuti volessero abbandonare l’isola per fare ritorno a casa e quindi bisognava trovare un motivo abbastanza valido (o talmente assurdo) da far desiderare ai personaggi di rimanere in quel posto sconosciuto. Abrams fu molto colpito dalla proposta di Lindelof e a questo proposito suggerì l’idea che i sopravvissuti sarebbero potuti restare sull’isola alla ricerca di una misteriosa botola: tutta la prima stagione poteva reggersi su questo espediente. Non era ancora tempo di preoccuparsi di quello che sarebbe successo dopo.

(aprite la seconda pagina in un’altra finestra, se volete continuare ad ascoltare la colonna sonora)

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