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  • sabato 18 agosto 2012

Cosa c’è dietro il massacro in Sudafrica

Tra le cause della strage di giovedì c'è anche la rivalità tra un sindacato vicino al partito di governo e uno più giovane e aggressivo

Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, ha annunciato ieri l’apertura di un’inchiesta sul massacro di Marikana, una manifestazione di minatori che è stata repressa dalla polizia causando la morte di 34 persone, il ferimento di più di settanta e l’arresto di 259 minatori. CNN ha pubblicato oggi un articolo nel quale ha cercato di spiegare quali siano state le cause del massacro.

Come prima precisazione, questioni di razzismo o apartheid, direttamente, c’entrano poco. Sia il presidente che il capo della polizia sudafricana sono neri, così come molti dei poliziotti che hanno aperto il fuoco sui manifestanti (come si vede chiaramente dalle foto). Secondo CNN una delle cause principali che hanno portato alle manifestazioni e quindi alla strage sarebbe la rivalità tra un sindacato giovane e aggressivo, l’Association of Mineworkers and Construction (AMCU) e un sindacato della vecchia guardia, legato al partito del presidente Zuma, la National Union of Mineworkers (NUM).

La NUM è un sindacato nato negli anni dell’apartheid e ormai fa saldamente parte dell’establishment dell’African National Congress, il partito al potere dal 1994. Negli ultimi anni la NUM è diventata un sindacato piuttosto moderato, ha accettato modesti aumenti salariali e ha cominciato a partecipare attivamente alla gestione di alcune miniere. In particolare si oppone  alla nazionalizzazione delle miniere.

Questa sua politica conciliatrice con le società minerarie, secondo Justice Malala, un’analista sudafricano che scrive per il Guardian, ha causato una perdita di consensi della NUM. Nelle miniere della Lonmin (la multinazionale che gestisce la miniera di Marikana) gli iscritti alla NUM sono scesi dal 66% al 49%. Il fatto che pochi mesi fa il presidente della NUM si sia aumentato lo stipendio del 40 per cento non ha aiutato a migliorare l’immagine del sindacato.

Ad approfittare delle difficoltà della NUM è la AMCU, un sindacato molto più giovane e molto più radicale. L’AMCU ha una strategia molto aggressiva nei suoi scontri con la NUM. L’anno scorso, ad esempio, un comizio della NUM è stato accolto da una pioggia di mattoni lanciati dalla folla e uno dei leader NUM ha perso un occhio. Negli ultimi anni gli iscritti all’AMCU sono cresciuti molto: nelle miniere Lonmin il 19 per cento dei lavoratori fa parte dei suoi iscritti.

L’AMCU è riuscita a ottenere questi consensi con un programma che prevede forti richieste di aumenti salariali. A fronte stipendio medio di circa 5.400 rand (648 dollari) al mese, l’AMCU ha chiesto per i minatori un aumento dei più del 100%, cioè di passare a 12.500 rand (1.500 dollari) al mese, quasi il doppio dello stipendio medio sudafricano (circa 800 dollari al mese) e più alto di molti stipendi dei paesi industrializzati.

Per sostenere queste richiesta nell’ultimo mese l’AMCU ha iniziato una serie di scioperi illegali in varie miniere. Prima della strage di Marikana c’erano già stati vari incidenti che avevano causato una decina di morti. I manifestanti, in genere, non si limitavano a smettere di lavorare, ma occupavano le miniere e impedivano l’accesso agli altri operai. Come le foto hanno mostrato, quasi tutti i minatori durante queste manifestazione erano armati di lance e machete che almeno una volta sono stati utilizzati. Nel corso delle proteste prima della strage, infatti, due poliziotti sono stati uccisi a colpi di machete.

Secondo alcuni giornalisti, durante queste manifestazioni tra i minatori erano presenti anche medici tradizionali che distribuivano amuleti, secondo loro, in grado di rendere invincibili. Sono stati anche riportati canti di guerra, mentre i leader dell’AMCU che guidavano la protesta hanno arringato i minatori dicendo che dovevano essere pronti a morire.

Al di là di questi dettagli, la cronaca dettagliata di come si siano svolti i fatti a Marikana non è ancora chiara. A quanto pare, giovedì la polizia aveva deciso di circondare i manifestanti con il filo spinato e procedere a dividerli in gruppi più piccoli e più facili da gestire. Secondo la polizia i manifestanti si sono avvicinati mentre veniva iniziata l’operazione e sono stati dispersi con l’uso di gas lacrimogeni. In quel momento alcuni manifestanti avrebbero sparato in direzione della polizia, che ha risposto aprendo il fuoco e continuando a sparare sulla folla per circa tre minuti.

I giornalisti sul posto sostengono di non sapere se a sparare per primi siano stati i poliziotti o i manifestanti. CNN ha domandato se i manifestanti abbiano sparato per primi al segretario dell’AMCU che ha risposto di non saperlo perché non era presente. Secondo Malala, indipendentemente da chi ha aperto il fuoco per primo, il comportamento della polizia lascia supporre panico e impreparazione oltre a una desiderio di vendetta per l’assassinio dei due poliziotti nei giorni precedenti. Secondo fonti riportate dalla CNN, la strage potrebbe pregiudicare la possibilità di rielezione per Zuma e finirà con l’arrestare la crescita di consensi per l’AMCU.

Foto: AP Photo/Denis Farrell

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