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La Cina e le Olimpiadi

La Cina e le Olimpiadi

Chi si dispera per una medaglia d'argento, chi riceve minacce dopo aver vinto un bronzo, chi viene tenuto all'oscuro di lutti familiari: storie dal paese che guida il medagliere di Londra 2012

7 agosto 2012

Durante la seconda giornata dei Giochi Olimpici a Londra, il giovane atleta cinese Jingbiao Wu ha pianto durante un’intervista alla tv di stato dicendo di «sentirsi terribilmente in colpa per aver deluso il paese, la squadra di sollevamento pesi e tutte le persone che mi hanno sostenuto». Jingbiao Wu aveva vinto la medaglia d’argento. «Se vinciamo meno medaglie che a Pechino, la gente potrebbe prendersela», ha detto Xiao Tian, aiuto cuoco della delegazione cinese alle Olimpiadi.

In questo momento la Cina guida il medagliere di Londra 2012: ha ottenuto più medaglie d’oro di ogni altro paese e anche più medaglie in generale, con gli Stati Uniti a stretta distanza. Le dichiarazioni di Wu mostrano però come le aspettative della popolazione e delle autorità nei confronti degli atleti siano spaventosamente alte, tanto che il quotidiano del partito comunista cinese ha detto in un commento che “l’ossessione per le medaglie d’oro ha rovinato lo spirito sportivo”.

Lui Yuanju, un giornalista cinese che vive a Shangai, ha raccontato un altro episodio significativo avvenuto a Londra durante la premiazione della gara femminile di fucile ad aria compressa 10 metri. Una folla di giornalisti cinesi aspettava di intervistare l’oro Yi Siling mentre tutti hanno ignorato Yu Dan, uscita in silenzio dallo stadio con la medaglia di bronzo al collo. L’episodio però non è passato inosservato sul web e sui social network, dove in molti erano infuriati per l’accaduto. E questo, dice Lui Yuanju, ”dimostra che il nostro atteggiamento verso lo sport sta diventando più maturo”.

La storia inizia da lontano. Nel 1984 il cinese Zhu tornò in patria con una medaglia di bronzo nel salto in alto e le finestre di casa sua vennero distrutte da un gruppo di suoi concittadini infuriati. Quando nel 1988 il ginnasta Li Ning non riuscì a salire sul podio, dopo aver vinto tre ori nell’edizione precedente dei Giochi, secondo i media cinesi fu accolto con «una valanga di lettere piene di rabbia e di odio, qualcuno gli spedì persino delle lamette da rasoio».

In un’intervista Zhang Yiwu, professore all’università di Pechino, ha detto che ci sono delle ragioni storiche che possono spiegare l’ossessione dei cinesi per la vittoria e le medaglie d’oro. In parte il fenomeno si spiega col fatto che fino al 1984 il paese non aveva mai vinto medaglie olimpiche, partecipando ai Giochi solo due volte, nel 1952 e nel 1956. “Durante la Rivoluzione culturale, cioè il decennio che va dal ’66 al ’76, la Cina si è deliberatamente astenuta dalle competizioni sportive con altri paesi, secondo una concezione ‘diplomatica’ dello sport”, spiega in un commento sul Global Times. “In realtà anche questa è una visione perversa dello sport, che non ha nessun rispetto per gli altri paesi”.

Il sistema sportivo cinese, basato su una rigida struttura di tipo sovietico, inizia a essere criticato da alcune parti della società cinese. Anche il dipartimento che si occupa della propaganda nel Partito Comunista Cinese sembra essersene accorto, tanto che in una direttiva ai media nazionali pubblicata sul China Digital Times ha consigliato di non sollevare di nuovo la questione degli allenamenti nelle relazioni sulle Olimpiadi di Londra, a meno di commenti specifici, e non discutere o fare ipotesi sul sistema. Gli atleti talentuosi normalmente vengono scelti da funzionari delle federazioni sportive quando sono molto giovani e portati in campi di allenamento gestiti dal governo, dove si allenano  molte ore al giorno.

Se n’è discusso comunque. Si è parlato molto, per esempio, del caso dell’atleta cinese Wu Minxia, che ha vinto l’oro nel tuffo sincronizzato da 3 metri ed è diventata la prima donna nella storia a vincere tre ori olimpici consecutivi. Dopo la sua premiazione, suo padre ha raccontato allo Shanghai Morning Post che, per consentirle di allenarsi con tutta la serenità necessaria, le ha nascosto che entrambi i suoi nonni erano morti meno di un anno fa e che la madre ha avuto un cancro al seno per otto anni (ora in via di guarigione). «Dopo che Wu ci ha chiamato per la prima volta dopo la morte della nonna, noi le abbiamo detto che andava tutto bene. L’unica cosa essenziale era che lei si concentrasse sugli allenamenti. Non le abbiamo mai parlato di questioni familiari. Sappiamo da anni che la vita di nostra figlia non ci appartiene più».

Dal punto di vista del rapporto tra atleti e opinione pubblica, sarà importante tenere d’occhio cosa succederà da qui ai prossimi giorni con Liu Xiang. Medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2004 nei 100 metri ostacoli, campione del mondo nel 2007, Liu era arrivato alle Olimpiadi di Pechino come uno tra gli atleti cinesi più famosi, popolari e rappresentativi, con molti sponsor e milioni di fans. Durante le qualificazioni, però, dopo la falsa partenza di un altro atleta, abbandonò la pista per infortunio per via del riacutizzarsi di un’infiammazione al tendine d’Achille che si trascinava da anni. L’intero stadio restò in silenzio, l’allenatore si presentò in lacrime in conferenza stampa, Liu si scusò con i cinesi il giorno dopo promettendo di tornare e vincere quattro anni dopo a Londra. Oggi Liu ha disputato il primo turno di qualificazioni nei 110 metri ostacoli a Londra, presentandosi di nuovo da favorito dopo aver ottenuto un argento ai mondiali di Daegu. È caduto al primo ostacolo, sbagliandolo in modo grossolano, e si è ritirato. Secondo i telecronisti della BBC era di nuovo infortunato, già prima di partire.

L’atleta cinese Wu Jingbao si dispera dopo aver vinto l’argento nel sollevamento pesi alle Olimpiadi di Londra (Foto:Yuri Cortez/GettyImages)

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  • piti

    Varie.
    a) Da tempo penso che non ci sia solo il doping come fattore di danno per la salute e la vita degli atleti e come pessimo esempio per i giovani. L’ossessione per il risultato porta ad aberrazioni che nessun laboratorio può rilevare, eppure gravissime.
    b) Tempo fa, anche sul Post si parlò delle mamme tigre cinesi, che mettono pressioni pazzesche sui figli per far loro ottenere risultati scolastici migliori. E c’era chi le difendeva. Io, scusate, ma credo che la ricerca infinita e asintotica del miglioramento sia ormai un danno più che un valore per gli esseri umani. Che non credo debbano stare al mondo per la performance, quale che sia.
    c) Tutto ciò assomiglia maledettamente, in scala ridotta, alle logiche economiche dominanti. In nome delle quali si perde ogni aspetto di vita degna in nome di una competitività senza fine. Come se fosse la competitività lo scopo, uno scopo che sta divorando ogni altro senso.

  • uqbal

    Queste storie sono raccapriccianti. Devo dire la verità, sono un po’ scettico, anche se tendo a fidarmi del Post. Mi sembra la riedizione cinese del anti-mito di Ivan Drago (“Ti spiezzo in due”).
    D’altra parte, uno stato totalitario con radici antichissime e con necessità propagandistiche così forti (e tradizionali! Per quel che so la società cinese è intimamente xenofoba) non è strano che arrivi a certi eccessi…soprattutto se a questo accostiamo il tradizionale sprezzo della persona dell’atleta da parte di paesi totalitari e comunisti…
    Mah, che tristezza.

  • mkhammer

    Stress genera da complesso d’inferiorità, vogliono dimostraci che sono la prima nazione in tutto ma in realtà si vedono già le crepe nel loro sistema che difficilmente potrà rimanere in equilibrio.

  • ricette sbagliate

    dai, gente del Post, dite la verità, vi siete inventati tutto: le interviste, i racconti dei giornalisti cinesi, le pubblicazioni sul China Digital Times e sullo Shanghai Morning Post…. così UQBAL si tranquillizza, anche se poi non so se continuerà a fidarsi di voi…

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    I Comunisti oltre a mangiare i bambini sono anche cattivi con gli atleti? mi giunge nuova :D

  • fulgenzio

    Beh, doping a parte, almeno questi lavorano duro e ottengono risultati, non accampano scuse risibili come certi sportivi italiani che a fronte di fallimenti eclatanti danno la colpa a tutti meno che a se stessi.

  • uqbal

    Ricette sbagliate
    Non ti dico quel che penso di te ora perché poi avrebbero ragione di censurarmi. L’incredulità -o scetticismo- è semplicemente parte di ciò che avverto nel misurarmi con queste forme di disumanità. D’altra parte voler approfondire quelle che in definitiva non sono che dichiarazioni dei media (cinesi, poi, noto stato liberale), non mi sembra così assurdo.
    Ma prego, ricette sbagliate, continua, sono sicuro che al Post cercano cani da guardia.
    .
    Fulgenzio
    Con un atteggiamento del genere, mi riesce difficile “mettere da parte il doping”. Soltanto, non so valutare quanto siano efficaci i controlli (se i cinesi sono un filo più furbi di Schwazer).

  • piti

    Lavorano duro. Cioè, li fanno diventare matti per le pressioni e per le pretese, obbligandoli a qualcosa che forse non c’entra nemmeno più con l’allenamento. Diventa una negazione dell’umanità delle persone, atleti o no che siano.
    Ma ormai nel neo-moralismo italico, che sono bravi solo quelli che schiattano, tocca sentir dire che lavorano duro. Come schiavi a remare nelle galere.
    Ma cosa è successo al buon senso, per non dire al senso della misura?

  • http://www.simonluca.net s1m0n

    L’idea di collettività dei paesi orientali è molto diversa dalla nostra, e vissuta in modo molto intimo: la pressione è ancora maggiore per atleti che attraversano il mondo rappresentando il proprio paese. In Giappone, i suicidi fra coloro che perdono il lavoro presso una grande multinazionale è una piaga sociale: e avevo letto che l’80% dei dipendenti Toyota ritiene che l’azienda sia di proprietà di chi vi lavora, e non dei suoi azionisti.
    Insomma, far parte in molti casi equivale ad essere, e ad assumersi in toto responsabilità anche solo parziali.

  • arsenio

    @PITI
    Non si poteva dire meglio.

  • http://parlato.blogspot.com maio

    Sì vabbè, ma qui stiamo parlando dei campioni del mondo di una certa disciplina, mica (con rispetto parlando) degli impiegati delle poste. Quindi fanno quello e quello devono fare. Poi dimostriamo che qualcuno li costringe contro la loro volontà, e ne riparleremo.
    Poi ripartiamo coi mezzi accenni (dietrologie?) sul doping. Certo, il dubbio ci dice che esistiamo, dubitate pure… tanto chi ve lo leva dalla testa che avete ragione voi e la sapete più lunga degli altri.
    In ogni caso CHI non punta a vincere? Chi? Non stanno pure su Repubblica a fare i salti acrobatici per ogni oro che arriva, però se vincono gli altri, meglio dire che loro beh, non giocano pulito, mica come noi che ce le siamo guadagnate, loro non si allenano, o si allenano troppo, o troppo poco. boh.
    In ogni caso, per quanto sicuramente si arrivi a casi infelici, io non vedo in quale pianeta un sistema che funziona (beh, i numeri stanno lì) possa essere messo in discussione. Allargando il discorso lo si può fare anche alla politica… finché l’economica cresce, il benessere aumenta, a chi gli viene mai in mente di dire che bisogna cambiare le cose perché così come stanno non va bene? Facciamo per alzata di mano su.

  • gulliver65

    Io trovo un pò incredibile però che si facciano confronti tra nazioni che hanno differenze enormi in termini di popolazione: la Cina da questo punto di vista è più di venti volte l’Italia. Provate a moltiplicare il nostro medagliere per 20: chi vince?

  • atlantropa

    Epperò le olimpiadi non sono ancora finite! c’è il basket, e sono due sicure, il calcio femminile, il – nativamente olimpico – beach volley; insomma, magari quegli ingrati antillani stanno lievemente prevalendo in atletica leggera, quindi i nostri eroi stellestrisciati hanno ancora ben più d’una cartuccia da sparare; per cui: perchè piagnucolare in anticipo? Male che vada, alle prossime ci aggiungiamo qualche altra gara di nuoto, chè son pochine e (come sanno tutte le mamme) il nuoto fa bene – magari andiamo per multipli di 50m invece che di 100, o facciamo qualcosa di misto uomo-donna – e poi lacrosse, baseball, softball, “”football”" – perchè no? anche quello in lingerie! – e i cinesi son sistemati.

  • leguleio

    Per atlantropa

    ….e poi lacrosse, baseball, softball, “”football”” – perchè no? anche quello in lingerie! – e i cinesi son sistemati.
     
    Io vedo con grande interesse la proposta di far entrare il calcio balilla nelle prossime olimpiadi: :-)
     
    http://www.theeuropean-magazine.com/770-lounas-farid/771-why-table-soccer-should-be-an-olympic-sport

  • lucac

    MAIO +1!
    È consolatorio pensare che gli altri ottengano risultati solo perché sono dei cattivoni che torturano i bambini e avvelenano gli atleti.
    Poi quando vai a guardare chi ha avuto più casi di doping, vedi che la Cina è agli ultimi posti (dietro all’Italia tra l’altro). Ma non importa, il sospetto è certezza quando si ha bisogno di autogiustificarsi.

  • leguleio

    Per lucac
     
    Stavo per scriverlo anche io.
    E nota che questo atteggiamento non si riscontra solo nei giochi olimpici: si riscontra anche negli sport di squadre campanilistiche (calcio in testa), nei concorsi per giovani talenti, e ahimè anche in politica (mai che uno sconfitto ammetta che l’avversario ha vinto regolarmente e lealmente le elezioni). Almeno in Italia, non so altrove.

  • arsenio

    @LEGULEIO e LUCAC
    Temo che siate irrecuperabili, inutile insistere.

  • leguleio

    Per arsenio

    Temo che siate irrecuperabili, inutile insistere.

    Chi lo dice, sa di esserlo.

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    @PITI: concordo.

  • atlantropa

    No, dai, rega’, io nun capisco ‘sta fretta, è importante pianifica’ ‘na corretta exit strategy, sennò pare che stamo a piagnucola’ che stamo a perde’.
    Punto primo, come già mostrato n’a precedente slide, li nostri beniamini possono vince ancora un fracco de medaje auree, chè ce stanno tutti li dream team, che so’ più numerosi de li numeri due de alqaida.
    Poi, se pure alla fine sti cinesi vincono più medaje d’oro de noi, nun è detto che ne vincano de più ner complessivo; e allora basta di’ che conta er complessivo e amo fatto… come dic i? tokyo 64?… vabbe’ vamme a edità wikipedia, mettice ‘na pecetta, vedi tu.
    Poi, se proprio dovemo di’ ‘a verità, ‘sti cinesi alla fine vincono solo ‘e medaglie farlocche: pingpong e volano, maddai! mica so’ veri sport olimpici, mica li greci ciavevano ‘e racchettine, allora addavero aggiungiamo er bigliardino o a bimemmeix… ah a biemmeix già c’è?, vabbe’… e comunque se sa’ che sti musi gialli se fanno tutti de’ doping genico de tartaruga, pijassero esempio da quea ragazzona pane e salame de Serena… come dici? a panic room? vabbe’ e che vor di’, quello è che noi semo democratici e trasparenti, se chiama società aperta… e poi comunque nun so sportivi, nun sanno perde’… come dici? noi dovemo ancora ritirà ‘e medaje d’argento de monaco?, e che c’entra, lì li sovietici imbrojarono, e l’amo ripetuto così tante volte che ormai ce credono tutti.
    E poi sti ex-schiavi caraibici che s’allenano da noi, pe’ nun di’ pure che alloggiano abbusivamente ner cortile de casa, …’nsomma moralmente nun so se me spiego…

  • brando

    C’è un continuum che che unisce la germania est dei tempi di Honocker, alla russia dei vari brene, cennenko, andropos per arrivare oggi alla cina del dopo Mao del dopo della banda deei quattro. Questo continuum è rappresentato dal numero notevole di medaglie vinte alla olimpiadi dagli atleti dei succitati paesi tutte profumanti del medesimo odore : quello del doping. Chi non ricorda il cingolo scapolare della Kornelia Ender indistinguibile da quello di un maschio ben fornito di testosterone, che fece man bassa di medaglie in nelle gare di nuoto ? ora la vecchia DDr è scomparsa nelle notazioni olimpiche da quando il muro di berlino ha fatto in modo di sbirciare appunto al di là. Dei russi non voglio parlare perchè tamara ed irina press non furono le sole antesignane dell’ uso dell’ anabolizzante. La cina attuale non disdegna , pur di affermare la sua immagine attraverso lo sport a compiere le più grande nefandezze nei riguardi degli atleti. Una piccola nuotatrice che nuota più veloce di un maschio di pari caratura olimpica, atlete cui viene falsificato il dato anagrafico per trasformarle da bambine ad ancora false adulte. Allenamenti in palestra ore e Possibile blocco ormonale della statura delle ginnasteore al giorno senza poter godere di un minimo tempo psicologico di normale evasione giovanile. Punizioni e lavaggio del cervello al fine di ottenere sempre il massimo risultato, la medaglia di oro , la sola che conti per l’ istituzione cinese. Probabile uso di ormoni atti a blovccare la crescita in altezza delle ginnaste e tante altre manipolazioni in mano a gente senza scrupoli che come nelle piazze dell’ impero romano

  • brando

    continua ….comperavano e vendevano schiavi da sfruttare con la piùgrande anaffettività. Tutto questo rientra nel magico cerchio o nei 5 cerchi di una olimpiade che mostra la faccia ma non il viso.

  • brando

    Olimpiadi spesso intese come manifestazione dell’ onore di patria concetto da non urlare più ad alta voce. Nazionalismo gridato attraverso la vittoria nelle discipline che niente dovrebbero avere in comune con la sporca politica. Ne sa qualcosa Jessie Owens quando nel 36 a berlino hitker si rifiutò di stringergli la mano. Almeno 15 giorni ogni su circa 1600 che alla bandiera dei singoli stati sopravanzi quella di olimpia , ma questo è un irrealizzabile sogno per vecchi idealisti

  • brando

    Rimanendo in rgomento del viso nascosto dello sport corifeo della politica nazionale aggiungiamo : I geronti della repubblica DDR con una scientificità degna di un lisenko caldeggiarono le nozze tra la succitata da me Kornelia Ender e Rolan Matthes che da buon intenditore della articolo femminile niente gli interessava della nostra virago. Comunque si sposarono ed i maligni del tempo scrissero che si trattava di una eugenitica di nullo livello. Pensavano nel loro delirio nazionalistico che da due grandi del nuoto nascesse un rampollo degno di siffatti procreatori. Si sbagliarono e la figlia che nacque non è mai diventata n(u)ota . Si è trattato di certo di una manovra dell’ i mperialismo americano