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Saranno soppressi dei giorni festivi?

Saranno soppressi dei giorni festivi?

Sulla questione di cui parlano da due giorni i quotidiani, la risposta è di due parole: sottosegretario e Polillo

18 luglio 2012

Da ieri i giornali parlano di una proposta che sarebbe allo studio del governo per l’accorpamento di alcune festività, una delle tante misure per contrastare la crisi economica: attraverso l’aumento, in questo caso, dei giorni lavorativi. Non si tratta di una proposta nuova (se ne discusse circa un anno fa, durante il governo Berlusconi) e ha già suscitato numerose reazioni, quasi tutte negative.

Che cosa si sa delle proposta
Secondo i mezzi di informazione, l’esistenza di un progetto per la riduzione dei giorni festivi – a cui starebbero lavorando insieme i quattro ministeri dell’Economia, dello Sviluppo, della Funzione pubblica e del Lavoro – è stata svelata ieri dal sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, 68 anni e un cospicuo curriculum di presenzialismo televisivo e dichiarazioni controverse.

(L’ineffabile Gianfranco Polillo)

Polillo ha detto che in Italia ci sono troppe ferie: attraverso una riduzione delle festività, che non dovrebbe avere in contropartita una maggior retribuzione per i lavoratori, sarà possibile aumentare la produttività del paese, contribuendo ad uscire dalla crisi. Polillo ha aggiunto di non sapere precisamente quando la proposta sarà portata davanti al Consiglio dei ministri per essere discussa, né lo strumento legislativo con cui il governo intenderebbe intervenire sulla materia. Lo stesso sottosegretario ha detto che l’eliminazione delle festività religiose pone un problema nei rapporti con la Chiesa cattolica, ma anche l’eliminazione di alcune festività civili, solitamente con la proposta di accorparle alla domenica successiva, ha suscitato pareri negativi nel passato recente.

La proposta dello scorso anno
L’11 agosto 2011, durante un’audizione alla Camera davanti alle commissioni Affari costituzionali e bilancio, l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti disse che il governo stava valutando la possibilità di spostare alle domeniche successive le festività non religiose, come 25 aprile, primo maggio e 2 giugno. Tremonti definì la proposta “un modo tipicamente europeo di aumentare la produttività”.

Il 3 settembre 2011, durante la discussione parlamentare della manovra finanziaria approvata per decreto ad agosto, l’accorpamento delle festività venne eliminato con un emendamento promosso dal Partito Democratico ma che votarono praticamente tutte le forze politiche (incluse quelle dell’allora maggioranza, formata principalmente da PdL e Lega). Rimase però nella manovra un articolo che stabiliva che ogni anno, entro il 30 novembre, il governo avrebbe dovuto fare un decreto con cui stabiliva le festività da accorpare alla domenica successiva (si parlava in particolare dell’eliminazione delle feste religiose locali, come il patrono). Il nuovo governo Monti, insediato proprio a novembre, non emanò il decreto e tutto rimase come prima.

Le reazioni
Oggi il ministro Riccardi è intervistato dalla Stampa e si dice “perplesso” sulla proposta. Ma praticamente tutti quelli che si sono espressi lo hanno fatto per criticarla: tra questi i sindacati (in particolare la CISL e il settore che riunisce gli operatori del turismo della CGIL) l’Associazione nazionale partigiani (ANPI), che si è espressa contro l’abolizione di 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno, e le associazioni di categoria del settore turistico. Anche il segretario del PD Pier Luigi Bersani ha detto di non essere d’accordo con la proposta.

Quanto agli eventuali benefici economici dell’eliminazione di alcune festività, si tratta di un punto estremamente dibattuto e su cui non ci sono dati certi. Un punto fondamentale per valutarli è che bisogna stabilire se, in cambio del giorno festivo in meno, ai lavoratori venga data una contropartita economica (Polillo ha detto che, almeno inizialmente, non dovrebbe essere così). Una stima dei benefici (una delle poche) venne fatta lo scorso anno dall’allora capo di Confindustria Emma Marcegaglia, durante un’altra polemica a proposito delle festività: quella sul 17 marzo, una festa che venne stabilita per il solo anno 2011 per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. Allora Marcegaglia stimò il valore di una giornata lavorativa in più in circa 4 miliardi di euro di maggior Prodotto Interno Lordo, intorno allo 0,3 per cento del PIL italiano. Una stima simile, anche se leggermente inferiore (un punto di PIL in più con una settimana di lavoro in più) è stata data anche dal sottosegretario Polillo.

foto: ISSOUF SANOGO/AFP/GettyImages

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  • http://www.scienziatapazza.com scienziatapazza

    Ma se le aziende non hanno commesse, ordini, hanno i magazzini pieni tanto che fermano gli impianti anche di venerdì o di lunedì, a cosa serve saltare i giorni festivi? Io non lo capisco.

  • massimiliano marsico

    A me non sembra che togliendo uno o due giorni festivi faccia tutta questa differenza in termini di PIL, non so come e’ stato calcolato ma non riesco a credere che valga 0,3 del PIL… Le stime di Marcegaglia lasciano il tempo che trovano perche’ ovviamente e’ nel suo interesse ridurre le festivita’ al minimo.
    Quello che si potrebbe fare e’ di elimiare la possibilita’ di fare ponte, spostando le festivita’ da un giorno fisso (1 Maggio, 25 Aprile) ad un giorno della settimana, ovvero invece del primo maggio si festeggia il primo lunedi’ di maggio, invede del 25 aprile, il quarto lunedi’ di aprile, e via dicendo. in questo modo si stabilisce che ogni anno ha esattemente gli stessi giorni festivi, invece del casino che abbiamo adesso.

  • whiteyes

    Premesso ciò che è stato scritto nel commento di @SCIENZIATAPAZZA, le località turistiche, i luoghi d’arte e culutura e relativo indotto sarebbero penalizzati da questo provvedimento (non so quanto valga in termini di PIL).
    In alcuni tipi di contratto di lavoro, esistono le festività non godute, che dovrebbero essere comunque retribuite (p.e. tutti i contratti a tempo indeterminato).
    Il sottosegretario Polillo (divo del piccolo schermo) ormai è sempre Più-Lillo (di Lillo e Greg -mitici-).

  • guidofioravanti

    Padrone mio, ti voglio arricchire,
    padrone mio, ti voglio arricchire,
    come un cane voglio lavorare,
    come un cane voglio lavorare.

    E quando sbaglio, dammi le botte
    e quando sbaglio, dammi le botte
    voglio la morte, non mi cacciare,
    voglio la morte, non mi cacciare.

  • barsport

    C’è qualcuno lì fuori che pensa che i cosiddetti ponti sono giorni di ferie in più regalati? C’è qualcuno che pensa che distribuire i giorni di ferie lungo tutto l’anno anziché accorparli tutti insieme ad agosto crei un problema di produttività? In un contesto di recessione aumentare le ore di lavoro a parità di salario significa ridurre i salari orari riducendo contemporaneamente anche il numero dei lavoratori. Due piccioni con una fava, un altro piccolo passo verso lo scopo finale di distruggere completamente l’economia italiana al fine di poter ripartire in futuro da zero.

  • edfg

    Gestisco un affittacamere, gli unici mesi in cui si guadagna qualcosa di più del necessario per pagare le gabelle governative sono quelli dove ci sono i ponti. Vorrà dire che i ponti li vedrò direttamente sopra la mia testa. Appena riesco a (s)vendere tutto me ne vado, non sopporto più di vivere in questo paese e i corrotti che lo governano.

  • wizard

    Piuttosto che rinunciare ad un giorno di festa preferisco guadagnare un po’ meno: toglietemi lo 0,3% dello stipendio annuo ma fatemi fare festa…

    E poi non dovrebbe essere: lavoriamo meno ma lavoriamo tutti?

  • http://giaimeddu.wordpress.com/ giaimeddu

    @scienziatapazza: ecco, mi sembra un’ottima domanda… quel che non capisco, anche, è perché le feste religiose non si toccano, mentre si parla solo di quelle civili.

  • suppamax

    Non so se è un modo di procedere giusto, però:
    20 giorni lavorativi al mese => 240 giorni all’anno
    ognuno dei quali contribuisce per 1/240 al PIL.
    1/240 = 0.004, cioè 0.4%

  • LAzy

    @wizard, estendiamo la tua proposta: lo 0.3% di stipendio in meno per ogni giorno in più di ferie. Con ~250 giorni lavorativi all’anno, si arriva a prendere il ~25% di salario senza lavorare ;P

    @giaimeddu: ci sono feste religiose che non si possono toccare quali Natale e Ferragosto, perché sono diventate anche alquanto “pagane” ma altre si prestano meglio allo spostamento al weekend delle tre feste “statali” sia per via di quello che rappresentano che per il periodo, che si presta poco al “ponte”: 2/11 e 8/12. Non che spostarle cambi qualcosa in pratica, come faceva notare scienziatapazza.

  • massimiliano marsico

    @suppamax – Capisco la tua logica, ma non credo che si possa semplicemente dividere il pil per i giorni lavorativi ed arrivare a dire che ogni giorno contribuisce delle 0.4%. Se si aggiunge un giorno di ferie, non credo si perda l’intero pil prodotto quel giorno, una parte di esso viene prodotto nei giorni adiacenti. Esempio: se lavoro in un bar e chiudo un giorno, i caffe’ che non ho venduto in quel giorno sono andati per sempre, non e’ che i clienti chiederanno due caffe’ il giorno successivo per compensare per quello perso; se lavoro in amministrazione o in consulenza o in mille altri lavori molto probabilmente redistribuiro’ almeno in parte il carico di lavoro della giornata di lavoro persa nei precedenti e successivi, perche’ c’e’ sempre una certa elasticita’ nel modo in cui si gestiscono le risorse. Per cui alla fine uno o un giorno di lavoro in meno l’anno, almeno nel mio settore, credo influiscano praticamente zero in termini di produttivita’. Per calcolare quanto effettivamente venga perso in termini di PIL bisogna percio’ capire quanto di quel 0.4% sia prodotto da attivita’ “incomprimibili” ovvero che se non vengono effetutate quel giorno, vengono perse per sempre. Non ho informazioni al riguardo ma un indicazione si puo’ avere andando a guardare che percentuale del PIL e’ prodotta dal settore primario/secondario e terziario e applicando un fattore per ognuno di essi.

  • nicolabel

    Riporto un calcolo estremamente rozzo, ma che spero possa essere utile a valutare le cifre riportate nell’articolo.
    Assumiamo l’ipotesi etremamente prudente che i giorni festivi non contribuiscano in alcun modo al PIL (per valutarne la plausibilità, chiedete a un albergatore, all’esercente di un cinema o al titolare di un pub…). Sotto tale ipotesi, se in un anno ci sono 300 giorni lavorativi, ciascuno di essi incide per lo 0,33% del PIL (ossia 1/300), cosicché sopprimere una festività al più aumenterebbe il PIL potenziale dello 0,33%, ossia assicurerebbe un incremento dello 0,33% della capacità produttiva del Paese. L’aumento di PIL reale sarebbe invece la frazione dell’aumento di PIL potenziale che è effettivamente impiegata per la produzione, frazione che a sua volta dipende dal fabbisogno di produzione che il mercato richiede e che oggi resta insoddisfatta. Non sono in grado di fare una stima (che dovrebbe tenere conto anche del livello delle esportazioni) ma è evidente che il crollo dei consumi interni attesta che quella in atto è anche una crisi da domanda, cosicché quella frazione è decisamente bassa. Ciò trova conferma a livello macroeconomico dalle ore di cassa integrazione erogate e a livello micro dalla imprese che tengono i magazzini pieni o mettono in ferie forzate i dipendenti. Se la frazione suddetta fosse del 50%, secondo questo calcolo rozzo la soppressione di una festività non incrementerebbe il PIL più dello 0,15-0,20%.

  • nicolabel

    Ovviamente condivido tutte le considerazioni di Massimiliano Marsico che per semplicità non ho incluso del modellino del mio precedente commento, e che dovrebbero ulteriormente comprimenre l’incremento di PIL che sopra ho calcolato dello 0,15-0,20%.

    @giaimeddu: le festività religiose (Capodanno, Epifania, lunedì dell’Angelo, Ferragosto, Ognissanti, Immacolata, Natale e forse Santo Stefano) sono regolate dal Concordato con la Chiesa cattolica e non possono pertanto essere soppresse senza revisione concordataria.

  • suppamax

    @massimiliano marsico: sono perfettamente d’accorodo con te. Il mio conteggio molto spannometrico era solo per dire che forse il numero stimato da confindustria e da Polillo è plausibile.

  • massimiliano marsico

    Insomma siamo tutti d’accordo che e’ una sparata senza senso. E che la Marcegaglia ha perso un’altra occasione per stare zitta.

  • massimiliano marsico
  • piti

    Ricetta per interpretare il governo Monti.
    Provate a leggere questa ipotesi di provvedimento sulle festività.
    Poi fate la stessa cosa anche per tutto quello che riguarda il lavoro dipendente.
    Poi mescolate il tutto con quel po’ di voci dal sen fuggite (tipo quella sulla negatività della concertazione).
    Mettete davanti a ogni lettura compiuta la premessa: E’ lotta di classe dei padroni contro i lavoratori.
    Et voilà, tutto si spiega per-fet-ta-men-te. Incredibile, eh!? E chi lo nega, si faccia venire un dubbio: che l’ideologia può accasarsi e nascondersi in ogni dove, specie dove se ne nega l’esistenza.

  • wizard

    Attenzione che i giorni lavorativi non sono per la maggioranza né 240, né 250, né 300 come ho letto, ma molti meno!
    Un metalmeccanico che lavora 5 giorni la settimana ha 33 giorni tra ferie e permessi, quindi sono 227 giorni, però poi ci sono 12 giorni di festività, quindi siamo a quota 215 giorni lavorativi l’anno. Quindi un giorno lavorativo corrisponde allo 0,465% del tempo lavorato al giorno.
    @LAZY: Quindi volendo fare un giorno di festa in più si dovrebbe rinunciare quasi allo 0,5% dello stipendio. E comunque saltando tutti i giorni lavorativi ovviamente dovresti rinunciare al 100% dello stipendio (0,465 * 215 = ~100%).

  • wizard

    Comunque nemmeno la P2 si era spinta a voler abolire tout court giorni di festa… nel loro “programma” prevedevano sì di abolire molte feste (specie religiose), ma aggiungendone il computo ai giorni di ferie godibili dal lavoratore.

  • zeno

    Alla fine risulterà semplicemente ti obbligano a prendere le ferie il giorno in cui ci sarebbe la festa, così le aziende risparmiano.
    Nella mia realtà lavorativa lo stanno cercando già di fare, a dicembre la sede centrale chiude di venerdì obbligando a fare ferie
    Se a fronte dell’eliminazione di giorni festivi si aumentano le cosiddette feste non godute o i giorni di ferie o la retribuzione, va bene, non mi importa di festeggiare il 25 aprile di domenica (fosse per me abolirei il weekend in cambio di altri 2 giorni, consecutivi, della settimana)
    Se invece si aumentano solo i giorni lavorativi e ferie e compensi rimangono invariati mi sentirei preso in giro

  • http://nononoeno.wordpress.com/ akiro

    polillo fa ridé.

  • massimiliano marsico

    Quanto porterebbe alle casse dello stato invece legalizzare la prostituzione, come si è fatto ad esempio nella Germania che viene sempre proposta come modello di virtù? Quale sarebbero i benefici in termini di aumento del gettito fiscale, riduzione della popolazione carceraria, riduzione della pressione sulle attività delle forze dell’ordine, miglioramento della sicurezza, e forse anche dal punto di vista sanitario? Non è che alla fine ci conviene?

  • idonthavetimeforthiscrap

    hmmm… soppressa…

  • archi

    Ma in un paese pieno di disoccupazione e dove parecchi vanno in cassa integrazione per pochi ordini c’è davvero bisogno di spremere ancora di più i sempre meno numerosi che hanno un lavoro? O è l’ennesimo tentativo di decurtare diritti acquisiti dai lavoratori?

  • ermedusa

    Io non faccio ponti, che se provo solo a chiederli mi bruciano. E cmq ci sto, accorpiamo le feste alla Domenica. Tutte le feste pure quelle dei pigiamati, almeno così forse si riuscirà a rimettere mano al concordato con la Santa Sede dei Vampiri.

  • albertocosta

    Non solo dovremmo lavorare fino ai 69 anni per arrivare a una pensione di fame ma ci tolgo anche le poche ferie rimaste. ! ci aumentano i ticket sanitari e ci affogano con sempre più tasse.
    Ma la enorme spessa di ben 10 miliardi per l’acquisto degli F35 non si tocca ! e non per una vera necessità – non so a chi dobbiamo attaccare – ma per assoluta subalternità alle lobbys guerrafondaie anglo americane !
    E’ qualcosa che non succede nemmeno nel peggiore paese delle banane del terzo mondo. !!
    Questo la dice lunga su quali siano i VERI referenti della nostra dirigenza politica, e purtroppo anche di quella del PD che su questo tema fa soltanto qualche discorsetto di facciata.
    Bersani deve spiegarci bene se per lui oggi questa spessa è una priorità, altrimenti organizzare una vera campagna di opposizione a questa spesa.
    Guadagnerebbe inoltre un mare di consenso. Perchè non lo fa ??
    Chiedere sempre a noi pesanti sacrifici per il risanamento del bilancio dello stato è duro da accettare, ma dare questi danari alla oligarchie finanziarie/guerrafondaie è inaccettabile.
    Chiedere voti a sinistra per fare la politica dei potenti è immorale.