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L’Argentina trucca i dati dell’inflazione?

L'Economist ha detto che non pubblicherà più le cifre ufficiali del governo: ci sono molti sospetti sulla loro affidabilità

Il settimanale economico britannico Economist ha pubblicato nel numero di questa settimana un articolo in cui spiega che non si servirà più dei dati ufficiali sull’inflazione forniti dall’INDEC (Instituto Nacional de Estadística y Censos), l’ente pubblico argentino che si occupa di fornire dati sulla popolazione e sull’economia del paese e che equivale all’ISTAT italiano. In generale gli uffici di statistica governativi arrivano alle loro stime in buona fede, ma “c’è un’eccezione lampante”, scrive il settimanale.

Dal 2007, il governo dell’Argentina pubblica cifre sull’inflazione a cui non crede quasi nessuno. Le cifre mostrano che i prezzi sono saliti tra il 5 e l’11 per cento all’anno. Economisti indipendenti, uffici di statistica provinciali e sondaggi sulle attese dell’inflazione mettono tutti le stime a più del doppio del numero ufficiale.

Il governo della presidente Cristina Fernández de Kirchner (59 anni, in carica dal 2007) ha preso diverse iniziative per avere maggior controllo sull’INDEC, un tempo uno dei migliori istituti di statistica del Sudamerica. “Le sue sedi sono adesso ricoperte di poster che sostengono la presidente”, continua l’Economist, mentre molti funzionari ritenuti troppo indipendenti sono stati rimpiazzati da persone a lei più fedeli. Altri ricercatori sono stati costretti a smettere di pubblicare le proprie stime dell’inflazione con multe o minacce di cause legali.

Per questi motivi, l’Economist ha deciso di adottare da ora in poi le stime di PriceStats, un’organizzazione con sede negli Stati Uniti specialista in calcoli dell’inflazione, e ha detto di non poter scegliere un’altra fonte ufficiale come un ufficio provinciale argentino per il timore che il governo passi a mettere pressione anche su di esso.

L’obbiettivo delle stime truccate sembra essere quello di ingannare l’opinione pubblica, in un paese che in passato ha avuto diversi problemi legati all’eccesso di inflazione, e allo stesso tempo di ingannare gli investitori interni ed esteri che hanno acquistato miliardi di euro di titoli di stato legati all’inflazione.

L’Argentina e l’inflazione
L’Economist spiega anche le cause e le origini del problema nella storia recente argentina. Alla fine degli anni Ottanta, l’economia argentina ha subito rapidi e violenti aumenti dei prezzi, lasciando i cittadini molto sensibili al tema dell’inflazione. Con la crisi economica del 2001-2002 (nel novembre 2001 l’Argentina dichiarò che non avrebbe pagato alla scadenza titoli di stato per oltre 82 miliardi di dollari) la paura degli aumenti incontrollati dei prezzi lasciò il posto a una paura di carattere diverso, quella del completo dissesto dell’economia e della disoccupazione di massa.

Negli ultimi anni, i governi di Cristina Fernández de Kirchner e del suo predecessore e marito Nestor Kirchner compresero questa paura e sostennero l’economia con politiche espansive (che sono state spiegate pochi giorni fa sul suo blog dall’economista Mario Seminerio) che hanno causato un aumento molto rapido dei prezzi: per bilanciarlo, il governo ha imposto un controllo “dall’alto” dei prezzi di alcuni beni e dall’altra parte ha iniziato a truccare i dati ufficiali sull’inflazione.

Anche all’interno del paese ci sono diverse organizzazioni e economisti indipendenti che mettono regolarmente in discussione le cifre fornite dal governo, come Índice del Congreso, che fa capo a un gruppo di deputati dell’opposizione. Le stime indipendenti dicono che nel 2011 l’inflazione reale è stata di circa il 25 per cento, e secondo PriceStats è stata del 137 per cento dall’inizio del 2007 (l’INDEC dice 44 per cento): in concreto, l’Argentina avrebbe quindi in realtà uno dei tassi di inflazione più alti del Sudamerica, insieme al Venezuela.

foto: AP Photo/Victor R. Caivano

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