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  • Italia
  • martedì 14 febbraio 2012

Le primarie del PD nel Lazio

Tutti i grossi si sono accordati e il nuovo segretario regionale è già scelto: è da vedere quanto riusciranno a crescere i piccoli, in tempi di sorprese

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Il Partito Democratico del Lazio attraversa da tempo guai peggiori delle traversie politiche in cui pure si trova il partito nazionale: dopo pesanti accuse tra varie fazioni che si erano date battaglia e per l’impossibilità di creare una maggioranza per la segreteria, fu commissariato e messo in mano al senatore Vannino Chiti nel 2010. E il percorso verso la ricostruzione di organismi democratici ha superato tappe successive, fino a giungere all’inesorabile dilemma: si fanno le primarie o no?

Tutte le maggiori correnti del partito regionale e di quello nazionale avevano nel 2011 convenuto di sostenere alla segreteria regionale Enrico Gasbarra, deputato, già presidente della provincia di Roma (si dimise nel 2008 per essere eletto al parlamento nazionale), 50 anni da compiere, democristiano da quando ne aveva 16 (con Andreotti e Sbardella). L’accordo nasceva da lunghe trattative e veti incrociati su cui erano pesati ragionamenti sui posti nelle allora immaginate imminenti elezioni nazionali e logiche di spartizione assai solide all’interno del PD laziale; e la scelta permette di aspettare ancora le sempre incerte mosse di Nicola Zingaretti, presidente della provincia, rispetto alle elezioni per il sindaco di Roma del 2013: se si candida Zingaretti – sottraendosi a competizioni maggiori – Gasbarra si fa da parte, altrimenti la candidatura prevista contro Alemanno è la sua.

L’accordo, con garanzie per tutti, sembrava tra l’altro scongiurare l’impiccio delle primarie, sempre malvisto negli apparati dirigenti del PD, che appena fatta l’intesa su Gasbarra si affrettarono a dichiarare che non ci sarebbe stato bisogno di farle. Se non che, a novembre, si è candidato Giovanni Bachelet, deputato del PD, spesso indipendente e distante dai suddetti apparati dirigenti, ma vicino a Rosy Bindi che lo appoggia. Bachelet ha annunciato la sua decisione spiegando appunto di voler rompere il meccanismo e scelta dall’alto del capo del partito nel Lazio, e delle sue ricadute in termini di spartizioni e accordi tra correnti. E così, dopo qualche tentativo di trovare delle soluzioni alternative, le primarie sono state quindi indette. Vi partecipa anche Marta Leonori, sostenuta dalla minoritaria e un po’ scomposta corrente di Ignazio Marino che nel frattempo ha pensato di doverci essere: Leonori ha 34 anni ed è direttore della fondazione Italianieuropei, a sancire quell’equilibrio tra rinnovamento e intese con la parte dalemiana del PD che Marino cerca di tenere da sempre. Non con grande successo, se gran parte dei più noti rinnovatori del Partito Democratico – Ivan Scalfarotto, Pippo Civati, i loro alleati nel Lazio – si stanno spendendo in appoggio di Bachelet. Con Leonori invece stanno i costruttori della candidatura Marino alle primarie del 2009, soprattutto Michele Meta (Goffredo Bettini, già sostenitore di Marino, ha lavorato invece da subito per la candidatura Gasbarra e lì e rimasto). C’era un quarto “mariniano” dissidente dalla scelta Leonori, Marco Pacciotti, che però è stato eliminato dal primo turno di voto nei circoli del PD, arrivando quarto poco dietro a Bachelet (intorno al 7,8% contro l’8,5% di Bachelet): Pacciotti ha allora creato una lista in appoggio a Gasbarra per le primarie, rafforzando i sospetti che la sua candidatura fosse stata creata da subito per danneggiare i due concorrenti di Gasbarra. Il quale nei circoli ha stravinto col 70%, e Leonori ha preso il 14%: a testimonianza del peso tuttora grandissimo delle vecchie leadership.

Le primarie a tre, che erano state fissate per il 12 febbraio, sono state all’ultimo momento rinviate di una settimana “per la neve”, scelta che è stata a sua volta discussa e contestata. La vittoria di Gasbarra è certa, quello che è da capire e se i due candidati “sovversivi” riusciranno – dopo aver ottenuto le primarie – anche a scalfire un po’ il granitico potere dei vertici del partito, una volta che dagli iscritti si passi a far decidere gli elettori.

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