Nonostante le nuove misure di austerità approvate ieri dal Parlamento greco per ottenere il secondo prestito internazionale di 130 miliardi di euro, l’ipotesi di un fallimento per il paese non è affatto scongiurata. Il 20 marzo scadranno titoli di Stato emessi dalla Grecia per un valore di 14,5 miliardi di euro. Dopo l’approvazione della manovra quella data fa meno paura, ma ancora oggi, nonostante tutti i tagli alla spesa e i sacrifici, il governo spende molto di più di quanto guadagna in entrate fiscali. La situazione resta molto critica, e questi guai cominciano da lontano.
La Grecia cresceva
Fino a qualche anno fa nessuno o quasi pensava che la Grecia potesse ridursi in questa situazione. Dal 2000 al 2007 la Grecia sembrava una delle economie più in forma dell’eurozona. Il suo Prodotto Interno Lordo cresceva con punte anche del 6 per cento, come nel 2003. Soltanto nel 2005 c’era stato un piccolo rallentamento della crescita, quando il rapporto deficit/PIL era in espansione e c’era da pagare ancora il conto dell’organizzazione delle olimpiadi di Atene dell’anno prima. Tuttavia il PIL cresceva anche quell’anno (+2,8%) e una manovra finanziaria che, tra le altre cose, aveva alzato l’IVA dell’1 % (dal 18 al 19%) aveva portato nel 2006 il PIL a crescere di oltre 4 punti. Così, banche e altri fondi privati prestavano denaro in grande quantità alla Grecia e, a differenza di quanto accade oggi, a tassi molto ridotti. All’epoca le agenzie di rating davano al debito greco la valutazione “A”.
Lo spartiacque
La crisi finanziaria del 2008 ha cambiato le cose. O meglio, ha messo in evidenza i gravi problemi che fino a quel momento erano rimasti nascosti. Innanzitutto, la Grecia ha sofferto particolarmente quella crisi perché la sua economia si basa soprattutto sul turismo e sulla distribuzione, settori particolarmente esposti ai cambiamenti economici nel breve termine. Solo nel 2009 i due settori hanno subìto una contrazione degli utili di oltre il 15 per cento. Da allora il debito pubblico è cresciuto a dismisura ed è arrivato ultimamente a 262 miliardi di euro. Nel 2004 era di 168 miliardi.
I conti truccati
Ma questa è solo una piccola parte della storia. La Grecia, e di conseguenza tutta l’eurozona, si trova in questa situazione perché negli anni scorsi ha truccato i suoi conti – e di molto – per rientrare nei parametri previsti dal Trattato di Maastricht e di conseguenza per entrare nell’euro, valuta che ha adottato nel 2001. Una prima ammissione c’era stata già nel 2004, quando il governo greco affermò di aver barato per entrare nell’euro: il suo rapporto deficit/PIL non era mai stato sotto il 3 per cento sin dal 1999, il tetto massimo richiesto dalle regole comuni europee a salvaguardia della stabilità della moneta unica.
Non solo. Dopo la fine della legislatura guidata dal partito di centrodestra Nuova Democrazia, nel 2009 il nuovo premier eletto George Papandreou (PASOK, socialisti) ha annunciato che i conti erano stati ulteriormente truccati dal precedente governo e che per quell’anno il rapporto deficit/PIL si sarebbe attestato intorno all’enorme cifra del 12 per cento. In realtà poi sarebbe arrivato addirittura al 15,4 per cento, ha detto il direttore dell’istituto nazionale di statistica greco, che per questo è stato incriminato e accusato di avere falsato le stime. L’istituto, simile alla nostra ISTAT, era stato completamente rinnovato e reso indipendente un anno prima, dopo decenni di rapporti inaffidabili e condizionati dalla classe politica.
All’inizio del 2010, poi, è venuto fuori che dal 2001 la Grecia avrebbe pagato milioni di dollari a Goldman Sachs e ad altre banche di investimento perché queste mascherassero la quantità di denaro che richiedeva in prestito dai mercati. Lo scopo era semplice: ricevere sempre più denaro in prestito per sopperire alle spese, alzando però in questo modo il deficit e il debito e barando con l’Europa, mettendo così a rischio tutta la sua struttura politica ed economica per via del cosiddetto “contagio finanziario”.
Nel grafico i paesi più esposti al debito greco (fonte BBC)
Il crollo definitivo
L’inizio del crollo definitivo è avvenuto nel dicembre 2009, quando le agenzie di rating Fitch e Standard & Poor’s hanno declassato il debito della Grecia da A- a BBB+ (come successo recentemente all’Italia). Questi annunci hanno fatto crollare la fiducia degli investitori della Grecia, che così ha dovuto ricevere prestiti a tassi di interesse sempre più alti. Ancora pochi mesi e il rating è diventato “junk”, ossia “spazzatura”, quello dei paesi considerati ad altissimo rischio di fallimento.






@Maragines: mettiamo in chiaro una cosa, GS con la Grecia non ha fatto nulla di illegale, amorale forse, ma non illegale. Si è trattata sostanzialmente di un’operazione di asset securitization come se ne fanno molte. È compito di chi redige il bilancio di rivelare la natura dell’operazione. L’operazione è legittima e la banca d’affari non è colpevole! Poi ci sta che nel caso specifico fosse abbastanza palese che l’obiettivo fosse di rimuovere dal perimetro di bilancio una larga fetta di debito ed una banca d’affari seria avrebbe dovuto rifiutarsi. Ma è un aspetto di moralità, non di legalità.
GS è il maggiore player sul mercato e quindi anche quello più attraente come investment banker. Certamente la sua dubbia moralità è uno svantaggio ed infatti è sempre maggiore il numero di investitori che non si fida di GS. Ma non si può pensare che qualche investitore istituzionale la possa abbandonare di corsa, vorrebbe dire perdere moltissimi deal importanti. Quello che sta succedendo è che gli investitori iniziano a fidarsi meno, a guardare con maggior sospetto ai deal che propone ed a preferire altre banche a parità di condizioni. Questo cambiamento sta iniziando a trasparire nei bilanci con performance in peggioramento ma da qui a dire cosa succederà in futuro è difficile.
ALBLUCA: provi a spiegarmi meglio cosa ha fatto? (magari in italiano o in inglese non in un misto tra i due!).
Perché la frase dell’articolo è: Grecia avrebbe pagato milioni di dollari a Goldman Sachs e ad altre banche di investimento perché queste mascherassero la quantità di denaro che richiedeva in prestito dai mercati.
E in questo caso il fine della condotta è esplicito (nell’articolo) ad entrambi gli attori dell’accordo: i governanti greci e GS.
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Se le cose stanno così, in Italia, questo sarebbe reato (eccome). In Grecia non so. Sulla piazza di NY dovrebbe esserlo (reato) proprio come in Italia.
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La domanda è vera e reale: vale a dire, l’articolo dice una cosa imprecisa o no?
@Maragines: ti faccio un esempio tratto dall’articolo: GS ha comprato (leggi “dato soldi in cambio di”) le future tasse aeroportuali greche. Formalmente non è un prestito (quindi la Grecia non lo mette nel debito pubblico, anche perché non è quantificabile), ma funziona allo stesso modo. Nulla di illegale, perlomeno non da parte della banca (che è stata molto utile alla controparte, quindi la potrei volere come banca d’affari, avessi necessità simili), ma sicuramente una manovra con la quale la Grecia ha incrementato i propri debiti reali senza farlo apparire.
Tutto sommato alcune cartolarizzazioni (leggi vendite) di immobili pubblici fatti (su cui poi si è dovuto pagare l’affitto) dal governo italiano non sono molto dissimili.
E’ chiaro che un articolo di mezza pagina non può che suonare semplicistico nello spiegare complessissime manovre finanziarie che sono servite ad eludere i controlli europei ed i trattati.
L’elusione poi è perfettamente legale tranne che per le tasse europee, si tratta di usare le leggi per ottenere vantaggi.
Quello che è successo è che anche se eludi i controlli i nodi prima o poi vengono al pettine e la Grecia non è stata più in grado di finanziarsi.
Lasciando perdere la diatriba sulle agenzie di rating e GS, c’é da notare che l’unico intervento che potrebbe salvare la Grecia e l’accollo del suo debito. Visto che l’europa non vuole farlo e la Grecia non ha una economia in grado di sostenere il suo debito, il fallimento è certo.
La ricetta europea è la deflazione, una enorme svalutazione di salari e (conseguenza) di prezzi. E’ come se la Grecia svalutasse la Dracma, ma visto che ha l’Euro si fa una partita di giro e si taglia tutto al contrario.
Altra cosa sono i tagli allo stato, un paese che non ha avanzo primario non può nemmeno fallire o rischia di non poter pagare gli stipendi, le forniture o le pensioni.
La Grecia ha un numero di dipendenti statali incredibile, in rapporto alla popolazione sono 1 su 13, e sono solo i dipendenti statali. Mancano tutti i dipendenti delle municipalizzate. Questi vengono mantenuti da una economia pastorizia e turistica. Non sta in piedi.
Nonostante questo ha continuato ad assumere dipendenti statali anche in piena crisi.
Quali sono i problemi adesso?
Politiche così restrittive ammazzeranno il PIL, si alimenterà il debito con ulteriori deficit. Verranno chiesto ulteriori sacrifici che ammazzeranno ulteriormente il PIL in un circolo vizioso.
Alla fine la Grecia fallirà, uscirà dall’euro e vivranno per anni come se fossero appena usciti da una guerra.
@RYOGA, infatti ci sono paesi che hanno un debito più alto del nostro (p.e. Giappone) ma quasi totalmente finanziato dai suoi cittadini. In questo tipo di situazione è più facile finanziarsi. Quando invece paesi come il nostro hanno non solo un debito enorme ma anche una rilevante quantità allocata all’estero allora avere la fiducia del mercato diventa determinante.
E’ vero che un paese in avanzo primario sostiene meglio un default in principio, in quanto le entrate coprono tutte le spese. Ma le conseguenze sull’economia non tarderebbero a farsi sentire e le entrate fiscali crollerebbero comunque successivamente. In poche parole non esiste un happy ending nell’immediato di un dopo default.
Wilson: un sentito grazie.
Così è molto più chiaro.
Wilson
Anche io ti devo ringraziare per i chiarimenti, ma nell’articolo si parla di vere e proprie falsificazioni (di un vero e proprio lavoro di bianchetto, per dire), non di semplice “finanza creativa”.
Come dire: sì, ha venduto le tasse aeroportuali a GS, ma poi ha lasciato quelle voci nel bilancio, dicendo di avere soldi che non avevo (è un esempio di possibile truffa che mi è venuto in mente).
Insisto su questa cosa delle vere e proprie falsificazioni perché se ne è parlato molto a suo tempo e a me colpì molto e
e sembrava proprio acclarato.
Di nuovo mi unisco alle domande di Uqbal.
In effetti anche io avevo capito questo…
@Maragines, @Uqbal: ma infatti la Grecia a fatto proprio questo, colpi di bianchetto sui debiti. Mi spiego meglio dato che prima ero di fretta. I dettagli delle operazioni fatte non sono chiarissime, anche data la complessità delle stesse, ma quello che è stato fatto sostanzialmente è creare veicoli finanziari che garantissero una quantità fissa di denaro immediatamente a fronte di un flusso di denaro per un certo lasso di tempo.
Supponi di inventare un nuovo tipo di motore ultra efficiente. Fondi la tua società ma ti accorgi di non avere abbastanza fondi per produrlo e metterlo in vendita nei volumi che vorresti. Decidi quindi di darlo in licenza ad altre società. Per ogni motore venduto ricevi una certa quantità di soldi. Quindi ti trovi ad avere potenzialmente un certo flusso di denaro per il futuro il cui ammontare comunque è incerto (il motore potrebbe essere un successo e farti diventare milionario o un fallimento e darti appena di che vivere). Fin qui mi sembra una cosa semplice, no?
Supponi adesso che tu voglia comprarti una macchina. La cosa più semplice da fare è andare in banca e chiedere un prestito pensando di ripagarlo con i diritti sul tuo motore (un po’ come faresti con lo stipendio). Facile no? Ma potresti anche pensare di trovare qualcuno che ti dia immediatamente la somma di cui necessiti in cambio del diritto di incassare al posto tuo i soldi che ricavi dalla licenza del motore per un certo numero di anni. Converrai che le due cose sono equivalenti, tu hai i soldi per comprarti la casa ed in cambio chi ti ha prestato i soldi li riceve indietro in tot anni. Entrambe le transazioni sono legali. Entrambe hanno finanziariamente senso: la prima non serve spiegarla, la seconda si:
- Per il possessore della licenza è un buon modo per avere i soldi velocemente ed a tassi di interessi relativamente bassi, specialmente considerando che ho un business abbastanza rischioso;
- Per chi presta è un buon modo per avere un ritorno sul proprio investimento più alto a fronte del rischio di incassare meno soldi (il motore potrebbe non vendere, potrebbe esserci una crisi e diminuire il numero dei voli nel caso delle tasse aeroportuali greche).
Ricapitolando, la transazione è lecita ed anche moralmente onesta. Non ci vedo nulla di male nella transazione. Adesso sorge la complicazione, in entrambi i casi l’operazione viene registrata a bilancio come obbligo che hai verso un esterno. Non so come la Grecia nel dettaglio abbia nascosto la transazione, ma me ne vengono in mente parecchi, soprattutto se si è stati sovrani e quindi si possono decidere le proprie leggi di bilancio.
In tutto questo la domanda base è, GS ha fatto qualcosa di illecito? La transazione, come spiegato, in se è lecita e anche morale. Però GS è andata oltre consigliando come costruire questo titolo per nasconderlo nel bilancio. Il punto è che legalmente, non moralmente, legalmente se la struttura del titolo gli permetteva di non venir registrato a bilancio come debito, GS non ha fatto nulla di illegale, di immorale sì!
Faccio un esempio estremo, la casa farmaceutica che produce il veleno usato nelle condanne a morte è responsabile della morte dei giustiziati? Sì, no? E della morte di giustiziati innocenti in paesi non democratici? Secondo me lo è moralmente ma non legalmente.
Lo stesso è per GS. Sicuramente è colpevole di aver consigliato come nascondere prestiti all’interno del bilancio greco, ma finché l’operazione consigliata era legale per la legge greca non ha commesso reati. E’ colpevole di ciò? Moralmente sì, non legalmente. Sicuramente la frase nell’articolo è infelice ma non totalmente errata.
Spero di aver chiarito e mi scuso per la lunghezza
Anche l’Italia nasconde nelle pieghe del suo bilancio prestiti colossali e non dichiarati: si tratta di tutte quelle opere “pubbliche” in regime di “project financing”: una banca privata finanzia l’opera ad un consorzio privato ma a partecipazione pubblica, con la clausola che se la resa economica dell’opera non sarà sufficiente a ripagare il debito, allora se lo accollerà lo Stato.
Con questo metodo è stata finanziata la TAV, la più grossa opera pubblica dal dopoguerra ad oggi. Appalti fuori controllo (perché il consorzio è privato) e costi di realizzazione che sono tre volte quelli dell’alta velocità nel resto dei paesi europei.
Quando uscirà questa grana (più e più volte segnalata dalla magistratura contabile, che l’ha definita una rottura del patto intergenerazionale, dato che pagheranno i nostri figli) saremmo presi per il bavero e schiaffeggiati dalla germania di turno come oggi la grecia. Sarà che siamo fannulloni e spendaccioni, come gli stereotipi descrivono gli europei del sud?
ALBLUCA: sì che ti sei spiegato, grazie. E sono anche d’accordo, adesso, sulla distinzione tra immorale e illegale.
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Ma, mi nasce un’altra domanda: come sia possibile che in sede comunitaria non ci si è messi d’accordo sulle regole contabili per redigere e tenere il bilancio degli stati membri? Un esercito di pressapochisti? Insomma, tutto mi pare costruito perché sia non verificabile!
@maragines: è lo è infatti.
E il motivo è abbastanza semplice: le regole sono per lo più fatte e gestite dal “consiglio europeo” che altro non è che l’assemblea dei capi di governo dei singoli stati, non dal parlamento europeo o dalla commissione.
Qui stanno anche le uniche vere colpe della Germania: in passato alcuni paesi (Italia, Francia, Germania…) si sono accordati per non punire gli sforamenti ai parametri, per puro interesse elettorale dei governi in carica.
E non mi stupisce il fatto che non ci siano metodi per verificare i conti presentati dai singoli paesi: porrebbero tutti il veto con la scusa della “sovranità nazionale” (che è una cosa “sacra”, ma qui c’entra poco).
Se può consolare sono le stesse dinamiche che hanno portato gli USA ad avere un sistema elettorale per le presidenziali che da più peso a chi vive in piccoli stati.
@franzkafka: grazie per la segnalazione, mi stavo dimenticando di questo pezzo di debito occulto (ci sono anche i famosi ritardi dei pagamenti delle PA, alcune cartolarizzazioni e altre voci)
ps: segnalo un articolo che reputo interessante per farsi un’idea della situazione (che se ne condividano o meno le tesi): http://noisefromamerika.org/articolo/come-cattive-idee-peggiorano-crisi-debito-europeo
@Maragines: Come dice Wilson quelle regole sono deputate al consiglio europeo etc etc… Ma c’è anche un’altro aspetto. A livello di aziende esiste uno standard (anzi due, GAAP e IASB ma stanno convergendo) per redigere i bilanci e contengono tutta una serie di regole per illustrare come riportare certe operazioni ed il relativo livello di “trasparenza” adottato (esempio banale: se ti fanno una causa civile per 10 milioni di euro perché la tua azienda ha inquinato il suolo ed è vero, è corretto che tu metta a bilancio questi 10 milioni come possibile debito, se ti fanno causa perché porti calzini celeste puoi anche ignorarla perché la probabilità di essere condannato è quasi inesistente. Con probabilità intermedie potrebbe esserti richiesto di metterlo nelle note).
A livello statale non esistono gli stessi standard con enti preposti alla loro manutenzione e con un simile livello di dettaglio.
Esiste comunque un secondo aspetto. Anche dove esiste un regolatore per i bilanci non è detto che il regolamento sia allineato con gli ultimi strumenti finanziari. Un esempio banale sono i Capital Leasing, ovvero i casi dove invece di acquistare un edificio lo prendo in leasing per un periodo vicino a quello della sua vita utile. Inizialmente non era richiesto che questi leasing fossero iscritti a bilancio come debito ma in seguito ci si è resi conto che così si dava un’errata rappresentazione dei bilanci e si è cambiata la norma a metà degli anno ’70 (almeno per lo US GAAP).
Una nota riguardo i debiti nascosti italiani: i ritardi nei pagamenti delle PA sono conteggiati come debiti verso i fornitori. Sul project financing mi pare fosse rivelato nelle note al bilancio in ragione del fatto che non è certo ne l’esistenza ne la dimensione del debito (infatti la magistratura contabile contesta questa incertezza) ma è comunque noto agli analisti. Sulle cartolarizzazioni si solleva un tema più spinoso in generale, ovvero come il patrimonio della Cassa Depositi e Prestiti sia nel perimetro statale o meno. Ho provato a capirlo un paio di volte ma è difficile da capire con ricognizioni rapide, bisognerebbe spenderci più tempo. Il rischio qui sarebbe di avere la nostra Fannie Mae o Freddy Mac…
Wilson e Albluca: grazie di nuovo.
Consiglio Europeo… Basta la parola. La chiave del depauperaemnto culturale dell’Unione Europea passa tutta da lì, unita al fatto che nel migliore dei casi gli ultimi anni hanno prodotto utili idioti a capo dei governi europei (nei peggiori casi idioti inutili o dannosi).
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La contabilità aziendale mi è nota. Quella italiana poco ma molto a grandi linee… Che in Europa non si sia proceduto ad adottare un sistema di verificabilità rende quasi ogni discorso ambiguo a questo punto.
Insomma: mi spiegate che le cose sono molto peggiori di quel che pensavo…
@* Sto provando a seguirvi, ma con difficoltà. mettiamola giù così; la Grecia per un tot di anni è riuscita a fingere di avere dei soldi (a non avere debiti) perchè un ente terzo (GS) si è prestato a fingere di averglieli prestati?
Bah, mi sembra tutto un filo semplificato. Io leggerei questo:http://www.gustavopiga.it/2012/quella-grecia-cosi-simile-alleuropa/