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La riforma del lavoro in Spagna
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La riforma del lavoro in Spagna

Prevede licenziamenti più facili e flessibilità, ma anche agevolazioni per i giovani, e il ministro dell'Economia l'ha definita "estremamente aggressiva"

11 febbraio 2012

Il governo spagnolo del nuovo premier Mariano Rajoy (Partito Popolare) ha approvato per decreto la nuova riforma del lavoro. Si tratta di una delle riforme più radicali degli ultimi decenni. La riforma, che si è basata su quella del 2010 promulgata dal governo Zapatero, prevede licenziamenti più facili, indennizzi minori, maggiore flessibilità ma anche aiuti e sgravi fiscali per l’assunzione di giovani e lavoratori con più di 45 anni recentemente usciti dal mondo del lavoro. Si tratta di una riforma “estremamente aggressiva”, ha detto il ministro dell’Economia, Luis de Guindos. L’obiettivo è quello di ridurre il tasso di disoccupazione della Spagna, giunto al record storico di 5,3 milioni di disoccupati, ossia il 22,85% della popolazione, con una percentuale di disoccupazione giovanile che oramai si attesta intorno al 50 per cento.

Licenziamenti più facili
Un’azienda “in crisi” potrà licenziare i dipendenti più facilmente: basterà segnare tre trimestri consecutivi di perdite. In questo caso, il lavoratore licenziato avrà un indennizzo pari a 20 giorni di lavoro per ogni anno di impiego precedente, con un limite massimo di 12 mesi di paga. Prima della riforma, in condizioni normali, un’azienda spagnola doveva riconoscere al lavoratore licenziato 45 giorni di paga per ogni anno di lavoro per evitare di essere citata in tribunale. Se invece un’azienda in salute licenzia senza giusta causa, con la nuova riforma dovrà corrispondere al lavoratore mandato a casa solo 33 giorni per anno lavorato, per un totale massimo di 24 mesi.

Accordi sindacali
In caso di crisi, le imprese potranno sganciarsi dagli accordi di categoria stabiliti a livello nazionale e modificare tempi di lavoro, funzioni e retribuzioni dei dipendenti. Gli accordi d’impresa tra azienda e dipendenti prevarranno su quelli collettivi nazionali o regionali. Se non si raggiunge un accordo, sarà il Tribunale del Lavoro a risolvere la disputa nel giro di massimo 25 giorni.

Per i giovani
Il governo ha creato un nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato per piccole e medie imprese fino a 50 lavoratori. Se un’azienda assumerà a tempo indeterminato un lavoratore di un’età inferiore a 30 anni avrà uno sgravo fiscale di 3.300 euro in tre anni nei contributi alla Seguridad Social, la “Sicurezza sociale” spagnola (3.600 euro se donne). La Seguridad Social è il principale sistema di protezione sociale dello stato per il lavoratore, che si occupa, tra le altre cose, della copertura di salute, povertà, disoccupazione. Il lavoratore con meno di trent’anni, oltre al compenso pattuito, potrà percepire anche il 25 per cento del sussidio di disoccupazione.

Per i disoccupati meno giovani
Se un’impresa assumerà persone con più di 45 anni, rimasti disoccupati per 12 degli ultimi 18 mesi, avrà uno sconto annuale nei contributi alla Sicurezza Sociale fino a 3.900 euro in tre anni (4.500 euro se si tratta di donne over 45 assunte in settori senza presenza femminile).

Contratti a tempo determinato
Sarà abolita la possibilità di estendere la serie di contratti a tempo determinato oltre i 24 mesi, come deciso dal precedente governo Zapatero. Questa norma, come era già previsto, non sarà più attiva dal 1 gennaio 2013. Da quel momento in poi, un lavoratore spagnolo non potrà avere contratti a tempo per più di 24 mesi.

Modello tedesco
Il decreto del governo Rajoy prevede la creazione di un fondo per la formazione dei lavoratori, simile a quello della Sicurezza Sociale. Il lavoratore avrà diritto a 20 ore di formazione pagate dall’impresa, secondo un modello che la stampa spagnola indica come ispirato a quello in vigore in Germania.

Dirigenti pubblici
Per i dirigenti delle imprese pubbliche è prevista un’indennità di licenziamento di 7 giorni per anno lavorato, per un massimo di 6 mensilità.

foto: Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

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8 Commenti

  1. LAzy

    Sembra una riforma molto europea.

    Farsi licenziare ogni dodici anni, sembra un buon metodo per arrivare vivi alla pensione… Sperando che l’azienda paghi tutto e subito e non in comode rate, data la crisi.

    Positiva l’attenzione ai lavoratori over 45, equiparati ai lavoratori giovani e la “discriminazione” per i dirigenti pubblici – peccato che quelli privati siano lasciati fuori – anche se credo che si rifletterà in un aumento dei salari.

    Avrei magari aggiunto una “punizione” per le aziende che licenziano per crisi o giusta causa, magari il fatto che non possano riassumere qualcuno nello stesso ruolo per sei mesi (per educare la dirigenza a pensare più al medio-lungo periodo che al breve). E magari la protezione di lavoratori per esempio a cinque anni dalla pensione.

  2. Wilson

    Mi da poca fiducia, vedo tanti soldi buttati in incentivi all’assunzione che non aumenteranno di nulla (gli esempi internazionali sono numerosi) il numero totale degli occupati (ma potrebbero spostare la disoccupazione nella fascia tra i 30 e i 45, infatti nessuno assume una persona in più per 3 o 4 mila € una tantum, ma può essere una buona ragione per scegliere chi assumere quando già lo si vorrebbe fare) e poco o nulla di utile.
    Le aziende potranno variare più liberamente il numero dei dipendenti, cosa che potrebbe favorirne la sopravvivenza, ma non credo la crescita (e quindi l’occupazione) nel lungo periodo (mentre sarebbe utile che chi non sa programmare lasciasse il posto ad altri).
    Potrebbe essere efficace il sistema dei contratti locali, ma tutto dipende dalla sua applicazione pratica.
    Per quello che viene definito il “modello tedesco” non saprei che dire (troppo vago) così come per la norma sui dirigenti pubblici (che però sembra soprattutto un modo per rinforzare il potere dei politici sugli stessi).

  3. stradedifrancia

    @Lazy: qualcosina in realtà hanno previsto anche per i dirigenti di entità finanziare
    http://www.publico.es/dinero/421500/sin-finiquito-para-los-directivos-de-banca-expedientados

    @ wilson: perché dici che la norma dei dirigenti pubblici rinforzerà i poeti dei politici? ma hai presente i dirigenti delle imprese pubbliche spagnole? sono già i fantocci dei politici! nel 98% dei casi vengono piazzati lì esclusivamente per affinità personali o di clan. e per rimanere hanno tutto l’interesse a fare i bravi burattini dei loro sponsorizzatori.

  4. tobuto

    Mi piacciono gli sgravi fiscali per l’assunzione a tempo indeterminato dei giovani (praticamente lo stesso concetto della proposta di Fassina di rendere i contratti a tempo determinato più svantaggiosi per l’azienda, solo che invece di alzare le tasse, notoriamente pagate da chi ha meno forza contrattuale, sul lavoro a tempo determinato, si riducono quelle sul lavoro a tempo indeterminato). Mi piacciono anche gli sgravi per l’assunzione dei disoccupati di lungo corso: si favorisce quello che è un po’ l’obiettivo della flessibilità, ovvero rendere la disoccupazione qualcosa di temporaneo e non tragico (grazie a contributi dello stato e dell’azienda e prospettive di facile riassunzione).
    Inoltre queste misure avranno l’effetto di ridurre il cuneo fiscale medio, aumentando la produzione sul medio periodo.

    Detto questo pensare che rendere più facili i licenziamenti in un momento di recessione possa ridurre la disoccupazione è ridicolo. Rajoy o prevede che l’economia spagnola possa risalire entro breve (improbabile), o è un cretino, o è in malafede.

  5. illo

    Si cerca di risolvere il problema della disoccupazione agevolando .. i licenziamenti. Non male, un pò come il mito della austerità espansiva. Avanti cosi, in cinq

  6. illo

    Si cerca di risolvere il problema della disoccupazione agevolando .. i licenziamenti. Non male, un pò come il mito della austerità espansiva. Continuando in questo modo, in cinque anni, le strade di mezza Europa saranno come Atene.

  7. piti

    Il liberismo è una ideologia e un dogma, esattamente come lo furono nazismo e comunismo, e come lo sono le religioni. Non si entra nel merito delle cose, e basta anche un semplice scambio di opinioni sul Post per averne la prova. Si prendono delle decisioni e delle misure per il rispetto di un principio astratto, che dovrebbe un domani dare i suoi frutti, come fosse il sorgere del sol dell’avvenire o il paradiso dopo la morte, e senza il minimo rispetto delle persone in carne e ossa. In Italia, deridendoli pure, perché siamo sempre un po’ più simpatici degli altri.

  8. tobuto

    @illo:
    Veramente l’”austerità espansiva”, cioè una riduzione del disavanzo assieme a una crescita del PIL esiste ed è esistita, vedi l’Irlanda dall’86 all’89. Se sia attuabile ora in Europa è un altro paio di maniche.

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