Il Post
Le ragioni per cui scarico i libri pirata

Le ragioni per cui scarico i libri pirata

Vincenzo Latronico, scrittore, parla degli ebooks e della pirateria, pensando al futuro e non al passato: è uno dei primi

7 febbraio 2012

Vincenzo Latronico è un giovane scrittore milanese, il Post ha pubblicato una parte del suo ultimo romanzo La cospirazione delle colombe, e un suo articolo sull’Albania. Domenica, l’inserto culturale La lettura del Corriere della Sera, ha ospitato una sua lunga riflessione sui libri digitali e sul suo rapporto con lo scaricarli gratis, assai rara dentro la discussione generale sul futuro dei libri ma più concreta e lucida di molte altre.

Lo vedo arrivare. Anche se lo nego, lo vedo arrivare. Quando me lo chiedevano, fino a un annetto fa, negavo: e ne ero convinto. Talvolta nego ancora, ma so di mentire. Nella prefazione a Mattatoio N. 5, Kurt Vonnegut racconta che il suo capoufficio rideva dei suoi sforzi di scrivere un romanzo contro la guerra. «Sa cosa rispondo quando uno mi dice che sta scrivendo un libro contro la guerra?», ironizzava. «Dico: perché non scrive un libro contro i ghiacciai, allora?». Ecco: avrei voluto scrivere un articolo contro la pirateria degli ebook; però continuo a pensare ai ghiacciai.
Oggi è il 22 dicembre, mi sono svegliato presto. Ho finito un articolo che dovevo consegnare verso metà mattinata, e per completarlo ho dovuto rileggere pezzi de I miti greci, di Robert Graves. Nel pomeriggio sono andato avanti con una traduzione; adesso sono le sette, e se non stessi scrivendo questa cosa probabilmente andrei avanti a leggere Sandman, di Neil Gaiman, fino ad uscire, più tardi. Tutto questo non sarebbe rilevante, se non fosse che ho letto entrambi i testi in ebook. Ma neppure questo, in fondo, sarebbe rilevante, se non fosse che entrambi li ho scaricati gratuitamente da un archivio cosiddetto «pirata». È una cosa che faccio sempre più spesso da quando ho un iPad — e ancora di più da quando ho scoperto un sito che archivia praticamente qualunque cosa esca o sia uscita di recente in lingua inglese. È di questo che vorrei parlare.

C’è una cosa di cui non vorrei parlare, invece: ed è tutta la diatriba vince-l’elettronico-oppure-sopravvive- la-carta-che-fruscia-e-che-fragra. Non ne voglio parlare per una ragione molto semplice: certo, che vince l’elettronico. Non è questione di gusti, né di sondaggi, né di appelli più o meno realistici, più o meno conservatori: vince l’elettronico perché è più comodo e migliore, e se non lo è per noi lo sarà per i prossimi. Gli ebook costano alla produzione infinitamente di meno — e quindi sono o più economici, o più redditizi — e si reperiscono istantaneamente e si archiviano per sempre, senza spese di trasloco e di Ikea. Io sono nato nel 1984, ed è vero che a volte provo un certo fastidio a leggere un ebook: ma è meno di quello che prova mio padre e più di quello che proverà mio figlio, che non ne proverà affatto. Il fatto che alcuni (oggi molti, ma sempre meno) ritengano la carta insostituibile, per formazione e abitudine, è un accidente della storia: passerà, o sarà ricondotto alla nicchia di quelli che «i Cd non restituiscono l’intero spettro sonoro», che sono un’altra versione di quelli che hanno l’orologio meccanico quando l’oscillazione di un cristallo di quarzo da due euro supera in precisione per svariati ordini di grandezza il miglior ingranaggio svizzero. I Rolex, per carità, continuano a vendere: e così continueranno a vendere i libri: per tradizionalismo o per inerzia o per il bisogno capriccioso e invincibile di marcare uno status.

(continua a leggere sul sito della Lettura)

- Vincenzo Latronico: I dischi volanti in Albania
- Vincenzo Latronico: La cospirazione delle colombe

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  • http://heilandstark.wordpress.com heilandstark

    Il nuovo modello per la letteratura lo hai già tra le mani. Lo hai addirittura utilizzato per scrivere il tuo articolo e per leggere questo mio commento. Se il digitale è dematerializzato e i siti pirata danno accesso ai contenuti, quello che non è piratabile sono i terminali e l’accesso alla rete. La tua iPad non puoi scaricartela e la tua connessione non le la puoi inventare (a meno di vivere e lavorare al Bar col Wifi gratuito).
    E’ il modello Polaroid che va rivisto come ha capito Apple da molto e come i gestori d’accesso iniziano a capire in alcuni Paesi. Dare ibero accesso ai contenuti sulla base di un forfait incluso nell’acquisto del terminale o dell’abbonamento ad internet.
    HS

  • svalbard

    Bello il “riproduzione riservata” che chiude l’articolo…
    Scherzi a parte, sono tendenzialmente d’accordo. Per il momento, peraltro, le comunità di scambio libri digitali non sono (ancora) state prese di punta dall’industria culturale come quelli che scambiano film, e musica.
    Ma personalmente, al di là del prezzo del prodotto culturale, spesso esagerato, penso che il motivo per cui si scarica sta soprattutto nella reperibilità di prodotti di nicchia che sarebbe faticoso, e spesso vano, cercare nei negozi fisici o virtuali. Per contro, tra perdere tempo a cercare e scaricare il film di successo, o comprarsi il relativo DVD a 5,99 al supermercato, in offerta speciale, penso che molti scelgano senza troppi problemi la seconda soluzione, che dà anche la soddisfazione arcaica di possedere un oggetto fisico.
    A proposito di storia della proprietà intellettuale, c’è un divertente fumetto in francese (distribuito sotto Creative Commons) che merita di essere letto.
    http://www.hardabud.com/alabordage/

  • Fabrizio

    Bell’articolo. Sono sostanzialmente d’accordo su tutto, ma non sarei così pessimista… Penso che molto dipenda dalle case editrici (e lo stesso per quelle discografiche), se cercheranno di cavalcare l’onda, invece di contrastarla, penso che ci siano buoni margini nel Digital Delivery.
    Basta vedere il successo che sta avendo Steam nel settore dei videogiochi, che mediamente costano molto più di un ebook o un album…

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    @Heilandstark: Vero. Ma i produttori di contenuti chi li paga? E la risposta è: nessuno, direi. (o a contributi volontari, o a mecenatismo, o, chissà, a product placement?)
    @Fabrizio: Vero, sono d’accordo e mi sarebbe piaciuto poterlo scrivere. Il mio romanzo costa 15 euro in libreria (meno online) e 12 in ebook: ed è ovvio che il lettore si sente truffato ed è incoraggiato a scaricare. Chissà se anche qui, come nella musica, ci vorrà il crollo delle vendite per rivedere la politica dei prezzi… La mia sensazione (ma è una sensazione) è che siano artificialmente alti per disincentivare l’acquisto degli e-reader. Mi sembra oculato, non c’è che dire.

  • zoso1331

    Premettendo che mi trovo totalmente d’accordo con l’articolo, da diversi anni seguo il blog di Luca Castelli su La Stampa dove l’autore riflette sulle diverse possibili evoluzioni future del mercato musicale. Da qui si possono trarre ispirazioni anche per la realtà del mercato letterario, partendo da concetti come annullare la separazione tra autore e pubblico (interessanti sono ad esempio i dialoghi tra Tito Faraci e i suoi lettori su Twitter), vendere a un prezzo “accettabile” il proprio prodotto anche in versione digitale etc.
    Nel suo piccolo l’esperienza di Makkox a Il Post potrebbe esserne un esempio, un fumetto digitale quotidiano gratuito e un volume cartaceo che ne facessse da compendium, di ottima qualità e a un prezzo accettabile.

  • jackzz

    due appunti: se scarichi per curiosità gli estratti gratis (su amazon ci sono, non so per altre piattaforme) sono li per quello; se leggi in inglese (ed hai pazienza di cercare nel catalogo, invece dell’ultimo di fabio flight) i prezzi sono una variabile molto meno pesante che se leggi in italiano (i prezzi kindle di amazon.it sono una follia). Qualche esempio? the lottery and other stories di shirley jackson € 1,92. parliamo di saggistica? History of the Decline and Fall of the Roman Empire, all six volumes, $0.99. Tutti i discorsi sul costo dei libri e l’avidità delle case editrici sono accettabili, poi ognuno – scandalizzandosi di 7\8 € di prezzo di copertina – farà il conto nel proprio cuore delle sigarette che fuma, delle soste al bar, dei mojitos..

  • http://www.ibridodigitale.com ibridodigitale

    Hai parlato di comodità e ti rispondo che se tu sei dell’84 io sono del 71 e a 40 anni per me in un certo senso è diventato più importante il tempo del denaro, così spendo volentieri pochi euro per il velocissimo servizio di ricerca e qualità offertomi da itunes sulla musica. Ora la stessa Apple si sta organizzando sui libri, se riuscirà ad offrire un servizio altrettanto valido per organizzazione, velocità e varietà avrà buone speranze di vendere.

  • jackzz

    “partendo da concetti come annullare la separazione tra autore e pubblico”… ma che caa..spita vuol dire? se si tratta di romanzi, io chiedo allo scrittore di produrre un’ottima ed avvincente trama (e quella voglio pagargli), della sua vita, dei suoi status, delle sue paturnie, dei suoi tweets non me ne può fregare di meno.
    alcuni dei miei scrittori preferiti non so nemmeno che faccia abbiano, e mi sta benissimo così.

  • fulgenzio
  • http://www.gabrielebrombin.com gbrombin

    Jackzz, penso intenda la “vendita diretta” o qualcosa di simile a ciò che succede nella musica con servizi come bandcamp… dei tweet frega nulla anche a me (e non mi sembrano molto redditizi). Bell’articolo, onesto; la tesi di Heilandstark (perdonami) mi sembra del tutto inattuabile.
    Spero continuerà a esserci spazio per le cose minori che piacciono a me, perché il cambio verso modelli di business differenti incide eccome sul tipo di contenuti: passare dal modello album a quello only-concerti può essere devastante per alcuni generi musicali, ad esempio. La cura nei packaging mi porta ancora a spendere soldi per dei cd fisici, ma mi rendo conto d’essere un dinosauro. Per i libri la cosa è solo un filo più distante nel tempo, ma accadrà lo stesso.

  • zoso1331

    @jackzz durante lo scorso anno Tito Faraci stava scrivendo Oltre la soglia e durante la realizzazione ha varie volte accennato a riflessioni su alcuni passaggi della trama o sulla caratterizzazione di alcuni personaggi etc. Questo intendo con l’annullare la separazione tra autore e pubblico, forse potevo esprimermi meglio, mea culpa.

  • http://paper.li/paolocorno snotgreen

    Si continueranno a stampare libri così come si pubblicano ancora LP, semmai il problema è che alcune pubblicazioni non vengono rilasciate in forma digitale, per cui il lettore è obbligato a scaricarle illegalmente. Il vero problema è che la pirateria è ancora un passo avanti rispetto all’industria editoriale.

  • http://radiofreemouth.blogspot.com/ speakermuto

    Le considerazioni dell’articolo (quello completo) sono assolutamente le stesse che può fare chiunque (anche io, sei mesi fa) in merito al download illegale di musica, come giustamente fatto notare dall’autore.

    La differenza è appunto che per la letteratura non esiste il corrispettivo dei concerti. Il modello di business è ancora da definire. Butto lì una str…ata: magari i romanzi verrano pubblicati a puntate su blog con dentro degli spot.

  • zoso1331

    il realtà l’idea dei romanzi a puntate era una cosa a cui pensavo pure io tempo fa, magari una prima parte gratuita e poi i vari capitoli venduti dietro micropagamenti.

  • http://heilandstark.wordpress.com heilandstark

    I modelli per la letteratura esistono già. E li tenete tra le mani per scrivere e leggere e ne pagate ogni mese un canone. Bisognerebbe solo modularli meglio e permettere ad ognuno di scegliersi quali e quanti contenuti scaricare a volontà. Libri o film o partite…
    HS

  • oblomov

    @ JACKZZ teniamo conto che History of the Decline and Fall of the Roman Empire è stato scritto qualche secolo fa…

  • arnold

    Alla fine è una questione di comodità. Aumentando la reperibilità (in altre parole: quel che cerco è disponibile legalmente e lo è su qualsiasi piattaforma legale), diminuendo i prezzi ed ostacolando la pirateria con mezzi che già ci sono (i takedown notice funzionano piuttosto bene se ci si dedicano delle risorse) si ottiene l’effetto di rendere il prodotto a pagamento più comodo ed appetibile. Perdo mezz’ora a cercare il libro piratato o me lo compro a 3-5 euro che risparmio tempo e mi scaldo la coscienza? A quel punto a piratarlo resteranno veramente solo le persone che non lo avrebbero acquistato comunque, quindi poco danno.

  • federicost

    Interessantissimo articolo: che mi fa chiedere una volta di più: come sarà un mondo dove non si guadagna più a scrivere? Risposta: sarà come quello del Petrarca, del Boccaccio e del Cervantes, che erano già ricchi per conto loro e potevano scrivere per diletto. Tutto sommato non sembra una gran perdita… o sì?
    Dostojevski ha scritto i suoi tre più bei romanzi (Delitto e Castigo, Il Giocatore e L’Idiota)in pochissimi mesi, uno dietro l’altro, pressato dalle scadenze e costretto a un ritmo forzato dalla mancanza di denaro. Vuol dire che ci perderemo la possibilità di avere un altro Dostojevski?

  • salsadiabli

    I romanzi a puntate con i micropagamenti in effetti li stanno già pubblicando, vedi Feltrinelli con Banduna di Alessandro Mari. I prezzi degli ebook mi sembra comunque siano alti un po’ da tutte le parti, Amazon americana compresa: i sei volumi di Gibbon citati da Jackzz sono quasi gratis perché senza diritto d’autore da duecento anni e disponibili via Gutenberg. Anche i Promessi Sposi non richiedono esborso. Prendendo invece qualcosa di più recente, The Tiger’s Wife della Obreht al momento costa nove dollari in cartaceo e sei in versione elettronica; in virtù degli sconti, The Art of Fielding costa addirittura meno su carta (15 dollari, da un originale di 25) che nella Kindle Edition (17). Parliamo di bestseller dell’anno scorso. Dicono sia colpa di Apple e di iBookstore; sarà anche una questione di filiera delle case editrici, chissà.
    Credo che il discrimine rimarrà, come accenna giustamente Ibridodigitale, la comodità complessiva del servizio. Per molti scaricarsi gli ebook è uno sbattone, poi alcuni sono protetti, alcuni sono in pdf scansionati senza OCR e allora addio alla ricerca nel testo e così via. Via iBookstore o Kindle Store paghi e via, dieci secondi e hai il libro sul dispositivo: se sei un lettore medio con un discreto reddito, è effettivamente più comodo. Poi bisognerà vedere quanto ci metteranno le case editrici specializzate ad adattarsi, anche se alcune già si sono attrezzate (vedi Il Mulino).

  • wiz.loz

    Epperò non ho mai comprato tanti libri come da quando ho il Kindle… è così comodo… cerchi… compra con un click… leggi…

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    @Federicost: che io sappia, Cervantes non era ricco. Per un business model possibile, secondo me una cosa utile può essere il preorder (se l’autore è già noto): vendi x mila copie DIRETTAMENTE ai lettori, che magari lo distribuiranno dopo, ma intanto la prima vendita in blocco è tua. Se lo facessero, chessò, il 10% dei lettori di Umberto Eco, lui comunque guadagnerebbe più o meno quanto guadagna ora (credo) e alla lunga lo leggerebbero molte più persone (beneficio sociale + guadagno all’autore). L’idea viene dal libro di Boldrin e Levine che cito a testo – che si può scaricare gratuitamente qui: http://www.dklevine.com/general/intellectual/againstfinal.htm

  • http://cabaldixit.blogspot.com lucacastelli

    Ottimo articolo. Soprattutto perché dice semplicemente le cose come stanno (cosa abbastanza rara oggi, dove su certi media e in certi ambienti editoriali si tende ancora a nascondere la realtà).

  • wiz.loz

    C’è anche un altro aspetto: non si è mai venduto tanto software come da quando ci sono le App. Il jailbreak resta una nicchia, personalmente non conosco nessuno che abbia un tablet o uno smartphone e non scarichi qualche App pagata.

  • balthazar

    1Q84! Lo sto leggendo sull’ebook, scaricato illegalmente…

  • aldecimo

    …ma qual’è il sito dal quale scarica i libri?? nessuna ha la mia curiosità?

  • http://www.simonluca.net s1m0n

    Un’idea potrebbe essere quella di copiare il metodo delle tv cable americane. Ovvero: quando acquisto il dispositivo, e decido il provider della connettività, posso acquistare 1 o più pacchetti aggiuntivi che mi danno libero accesso agli autori del “roster” Mondadori, Feltrinelli, ecc… in più, se voglio l’ultimo di Eco in “esclusiva”, magari prima che esca in cartaceo, posso pagare la “Prima fila”.

  • folvio
  • wiz.loz

    Dove posso trovare gli ebook di Vincenzo Latronico piratati? Non è facile come con musica e film…

  • mcs73

    Quello che non hanno ancora capito questi “talenti tuttologi” è il rispetto per chi lavora con dedizione alle singole arti. Saccheggiare le fonti significa rompere le radici della Cultura. Consiglio a Latronico di ascoltarsi un buon vinile in alta fedeltà e di toccare con mano un libro ben impaginato, con una buona carta e un ottimo rilegatura. Altroché “accidenti della storia”. Latronico deve fare un po’ più esperienza. (Grafico, artista; lavoro in manuale e in digitale.. e pago i diritti d’autore)

  • http://heilandstark.wordpress.com heilandstark

    @VincenzoLatronico
    Come scrivo altrove, quello che nessuno puo’ piratare sono le barche (i terminali che servono per navigare) e il Mare (o meglio il suo accesso).
    Quando l’utente DEVE comprare un tablet e DEVE pagare un abbonamento, tutto il discorso di chi paga gli autori diventa una mera questione di distribuzione delle Royalties e tipi di abbonamento.
    Esempio offline: a Parigi con 20E al mese vado al cinema senza limiti. Che voglia ho a quel punto di scaricare?
    Per i Libri si potrebbe far lo stesso, come penso farà Amazon tra un po’. Ti abboni al mio servizio e poi scarichi quello che vuoi, quando vuoi.
    La pirateria a quel punto diventa inutile, come lo è diventato rubare corrente dai pali da quando costa cosi’ poco allacciarsi alla Rete.
    HS

  • http://www.gabrielebrombin.com gbrombin

    MCS: Non che voglia difendere l’autore… ma penso parlasse più di che (a suo dire inevitabilmente, e in parte concordo) succederà, che non di ciò che si augura. Conosco persone che declamano la bontà audio del vinile (io coi miei ridicoli mezzi posso a malapena permettermi delle casse che facciano sentire la differenza fra un 128 e un 320kbps) e non fatico a crederlo, ma il vinile oggi rimane un mercato di nicchia sul quale non può fare affidamento l’intera industria discografica.

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    @Wiz.Loz: chi cerca trova!
    @MCS73: concordo con Gbronbin, e credo che il “levati ragazzino lasciaci lavorare” sia in generale un argomento poco efficace. Sarò un cafone, ma preferisco ascoltare l’Incompiuta nell’esecuzione di Vienna a 4€ sul mio stereo che ai 30 del vinile (+ il costo del lettore, della manutenzione, dello spazio, dei traslochi). Comunque, non credo che la mia scelta sia “migliore” della tua: ognuno faccia quel che vuole, e che sia il tempo a vedere cosa succede. Ad esempio, mi pare che le vendite dei vinili stiano eclissando quelle degli MP3 su iTunes, quindi immagino abbia ragione tu.

  • http://cabaldixit.blogspot.com lucacastelli

    MCS73, nessuno nega che quelli di cui parli siano dei fantastici manufatti. Di cui io personalmente, almeno per quanto riguarda i libri, mi nutro ancora con estremo piacere. E non credo che libri, dischi e altri prodotti fisici tradizionali scompariranno mai (di certo non scompariranno durante la nostra vita). Ma qui si deve iniziare a ragionare seriamente sul presente e sul futuro. Il presente e il futuro, a livello di contenuti, saranno sempre più digitali. E il digitale – che ha una natura completamente diversa rispetto alla carta, al vinile, alla pellicola – è legato in modo inscindibile al concetto di copia. Non si possono applicare a esso gli stessi schemi di pensiero dei manufatti fisici (non quelli tecnologici, non quelli normativi e probabilmente nemmeno quelli morali). Bisogna entrare nell’ordine delle idee che stiamo davvero assistendo a un cambiamento radicale ed epocale pari a quello di Gutenberg (anzi, probabilmente persino più importante, visto che non coinvolge solo la parola scritta…). Il rifiuto della realtà non porta da nessuna parte. La realtà non è più fatta solo di singole arti, di alta fedeltà o di ottima rilegatura.

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    E poi: chissà cosa avrebbe detto Omero a Gutenberg! “Si perde l’intonazione, è tutto piatto”; “È una cosa solitaria e non collettiva”; “Si dà la stessa versione a tutti, invece di cambiarla adattandola al pubblico e all’occasione”. E in effetti aveva ragione: e quella schifezza omologata prodotta dal tedesco, come previsto dai seguaci di Omero, non ha avuto alcuna presa. Il pubblico ha premiato la qualità.

  • lapid

    E’ tutto un discorso di soglie.
    Se un libro a pagamento costasse quanto un’app, e cioè 1, 2 euro ecco fatto che la pirateria è sconfitta per sempre. E con 2 euro a copia, immaginando il 50% all’autore, comunque qualche soldo si fa. Solo che le case editrici… beh… loro… per loro non c’è posto.

  • abi86

    @vlatronico

    Lei ha detto che il suo libro costa 15 € in cartaceo e 12 € in digitale. Ma che quota di quei 15 e 12 € arrivano fino alle sue tasche?

    Se lo avesse pubblicato autonomamente solo in formato digitale (senza alcun intervento esterno se non quello di un eventuale revisione e impaginazione) per pochi Euro l’uno che guadagni avrebbe potuto avere?

    Certo si perde la forza dell’editore nel diffondere e promuovere il libro. Come dire che di un libro conterebbero più i contenuti che la pubblicità.

  • provetta

    ottimo il copyright alla fine dell’articolo!

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    @ABI86: è vero, avrei guadagnato di più: ma sarebbe stato meno visibile, e meno letto. Non credo che la contrapposizione contenuti/pubblicità abbia del tutto senso: perché finché ci saranno editori che investono in pubblicità, copie di invio stampa, ecc., i contenuti ottimi privi di tutto ciò non avrebbero le stesse possibilità. Lo scenario “no pubblicità, si contenuti” funziona solo se TUTTI fanno così.

  • abi86

    La pubblicità la possono fare i lettori stessi. Non parlo di passaparola ma di numero di scaricamenti. Ad esempio su Amazon appaiono i titoli maggiormente scaricati negli ultimi giorni che hanno la visibilità che meritano proprio perché soddisfano un gran numero di lettori.

    Allo stesso modo funzionano le app android o apple. La maggiore visibilità è riservata a quelle maggiormente scaricate e, anche quando dobbiamo scegliere tra due alternative, tendiamo a propendere per quella più popolare. Per non parlare poi dei commenti, voti, etc etc…

    Allargando ancora il discorso è lo stesso meccanismo premiante delle ricerche su Google, i link più cliccati sono quelli più visibili.

    Ma tornando al realismo del suo articolo, è solo questione di tempo. Il meccanismo migliore sarà quello che si affermerà. Sempre che il legislatore riesca a fare piazza pulita e lasciare libero il mercato da incrostazioni di privilegi acquisiti.

    Altrimenti è logico che i free-rider faranno fallire il mercato. Ma solo perché il mercato non è stato in grado di rimanere libero.

  • pifo

    Ho molto rispetto per colui che, facendo affidamento sulla solidarieta’ di specie, non riesce a rendere conto altro che con il silenzio, delle proprie umane e ragionevoli debolezze. Chi invece, per non affogare nel dilemma morale che da solo si e’ costruito, si stringe alle proprie ingenue spiegazioni, puntando sulla stupidita’ altrui, mi fa solo molta tenerezza.
    1. Abito a 10 km dalla prima libreria (di qualunque tipo). La posta mi viene consegnata una volta al giorno. Posso acquistare televisori, lavatrici e quintali di libri.
    2. I fatti non sono ragioni. Le possibilita’ sono fatti e non ragioni. Quando acquisto un apparecchio fotografico digitale in internet “mi concedo” mesi per la sua selezione perche’ non ho la possibilita’ di “scaricarmelo” illegalmente. Se l’avessi probabilmente agirei come lei e non starei a perdere ore per capire. Quindi lei non scarica libri perche’ “non li comprerebbe” o “perche’ la letteratura …”. Lei li scarica illegalmente perche’ ha la possibilita’ materiale di farlo e basta.
    3. Tutto cio’ che e’ gratuito e immediato e’ sempre incommensurabile rispetto a cio’ che necessita tempo e denaro. L’incommensurabilita’ non e’ legata alla qualita’ “english” dell’oggetto.

    Trenta anni fa un simpatico ometto che di professione faceva il jazzista (se non sbaglio) divenne famoso per gli aforismi che riusciva a proporre in TV con candida e spiazzante saggezza. Uno di questi aforismi recitava:

    “E’ meglio non avere bisogno di nulla piuttosto che avere bisogno di tutto!”

    Ecco, senza nessuna ombra di condanna morale, potremmo dire che la ragione per la quale lei scarica illegalmente testi dal web l’aveva raccontata Catalano, in modo assai piu’ conciso e divertente e per la libera riproduzione, gia’ trenta anni fa.
    Saluti.

  • abbararda

    Non è che se uno è ladro e lo dice, non è più ladro; sinceramente questo atteggiamento da “adesso ve lo dico io come stanno le cose”, mi pare piuttosto fasullo, tipico italiano. Se pensi che non debba esistere la propietà intellettuale, allora motivi la tua idea e lotti in quella direzione, altrimenti sei solo uno che va contro la legge, danneggia gli altri e fa pure il furbo per non pagare il dazio. La meridionalizzazione dell’italia di cui parlava Sciascia.

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    @Lapid: il grosso della gente che conosco e che possiede uno smartphone (18-22 anni) col cavolo che paga 1 o 2 euro per un’app quando smanettando un po’ col computer la può avere “gratis”. Io non mi farei strane idee sulla moralità delle prossime generazioni: per un ragazzo che in tasca spesso non ha neanche 50 euro pagare niente > pagare poco, sempre.

  • abbararda

    D’accordo FRANKIE89, ma l’onestà dovrebbe essere indipendente da quanti soldi si hanno in tasca, sopratutto perchè parliamo dell’Italia, non di un paese del terzo mondo dove si ruba per fame. Comunque concordo sul tuo pronostico, purtroppo.

  • reiser

    Abi 86: però la visibilità ottenuta su Amazon è frutto, a monte, di una pubblicità ottenuta su altri mezzi in maniera tradizionale. Idem per le app o i dischi su iTunes, che casomai possono sottostare in un secondo tempo ad un “controllo” da parte degli utenti. È più un modo per scremare la fuffa degli uffici stampa che non di promuovere un qualcosa, secondo me.

    Tornando a quel che posso immaginare adesso, cioè in assenza di eventuali innovazioni tecniche superpiù che renderanno obsolete le mie speculazioni, le case editrici nella loro forma attuale spariranno o si convertiranno in agenzie letterarie.
    Editing, revisioni bozze e, soprattutto, delle “linee editoriali” (intese anche come controllo della qualità) serviranno sempre e comunque – in primis per venire incontro alla pigrizia del lettore, che non può permettersi il lusso di iniziare 20 libri a caso per poi scoprire che la qualità media è immonda (contrariamente alla musica, dove per un simile controllo bastano tre preascolti a disco).

    La pirateria propriamente detta continuerà ad esistere, specialmente tra le fasce più giovani che possono dedicare più tempo a cercare un dato file (l’esempio fatto da Frankie89 conferma le mie stesse esperienze), ma molto dipenderà anche dal comportamento delle case editrici e dalla loro politica dei prezzi. Si veda ad esempio ciò che successe con iTunes: i download a pagamento cominciarono a prendere seriamente piede solo dopo l’abbassamento dei prezzi delle singole canzoni a 99 centesimi, e solo in concomitanza con la diffusione di hardware vario che ne permettesse un usufrutto ottimale.
    Simili successi, o chiavi per il successo, si possono trovare anche nei già citati NetFlix e Steam.

    In breve, la mia impressione è che cambierà quasi esclusivamente la modalità di distribuzione dei libri – e con essa la forza contrattuale delle case editrici. Ma non vedo una rivoluzione all’orizzonte come è invece avvenuta per la musica, piuttosto un profondo ma graduale mutamento.

  • fortunatoceccarini

    Il titolo è ingannevole.
    Non trovo ragioni.
    E piratare la proprietà intellettuale non solo è sbagliato ma anche davvero nocivo alla qualità della parola.

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    @Abbararda: il punto è che scaricare illegalmente da internet è paragonabile a rubare un oggetto fisico, nonostante quegli stupidi filmati che bisogna sorbirsi prima di un dvd (acquistato legalmente) vogliono convincere del contrario. Scaricare da internet, specie se non si è particolarmente digitalmente alfabetizzati, difficilmente viene sentito come un furto. Non è come rubare in un supermarket in cui bisogna passare davanti alla parte lesa, bisogna guardarla negli occhi, e si rischia pure di essere sgamati e perseguiti. L’atto di rubare è ancora strettamente legato al concetto di sottrazione fisica, nello stesso modo in cui certa gente fa delle truffe telematiche ma non si sognerebbe mai di rapinare una banca, per ovvie ragioni. Rubare e scaricare illegalmente sono di fatto due azioni differenti per varie ragioni.

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    *NON è paragonabile, pardon.

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    Che poi tutto questo è il naturale effetto collaterale di 60 anni di consumismo sfrenato. Se ne vogliamo sempre di più pagando sempre di meno, se non ci fermiamo un secondo per chiederci “Ma mi serve veramente questa cosa?” è perché così ci è stato insegnato. Se potessimo fare a meno di un sacco di cose che scarichiamo illegalmente, allo stesso modo faremmo a meno anche di acquistarle. Quindi no, non mi sento per nulla colpevole nello scaricare a valanga. Se devo sentire di nuocere a qualcuno, quel qualcuno è prima di tutto me stesso e la mia dignità di essere umano a cui è stato imposto dalla sua cultura di essere un insaziabile fruitore di cultura.

  • http://nellabottiglia.blogspot.com lucac

    Godere a scrocco del lavoro altrui è sbagliato. Punto.
    E non è certo il fatto che sia uno dei danneggiati a dire che lo fa pure, a fare cambiare le cose.
    E se già è scorretto che lo scrocco lo compia chi non ne guadagna nulla (semplici ascoltatori/spettatori/lettori), ancora più odioso è chi utilizza l’opera altrui per guadagnarci dei soldi (“Ho finito un articolo che dovevo consegnare verso metà mattinata, e per completarlo ho dovuto rileggere pezzi de…”).

  • http://nellabottiglia.blogspot.com lucac

    *che lo fa pure *lui*

  • ascissa

    Mi sembra una meravigliosa, splendida, lezione di demagogia. Sarei curiosa di sapere se a Latronico si sono impennate le vendite o i download pirata dei suoi romanzi.

    Io ritengo che in Italia ci manchi etica. Plaudiamo come capre la guardia di finanza a Cortina e, due settimane più tardi i download pirata di un autore i cui romanzi sono su amazon protetti da DRM. Non so. Mi sembra bizzarro e poco rispettoso del lavoro altrui…

  • epupa

    Chissà se il sig. Latronico si è reso conto della ridicola ironia che accompagna il suo articolo.

    Vincenzo Latronico

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

  • http://www.tuscanfoodie.com Tuscan Foodie in America

    Ma il sito da cui scarichi il mondo in inglese si puo’ sapere? Quello interesserebbe molto…ovviamente NON per scaricare eh…per informazione generale…

  • http://www.ibridodigitale.com ibridodigitale

    Potrei discutere se sia più o meno lecito scaricare illegalmente materiale introvabile altrimenti, come ad esempio un libro straniero che non viene distribuito in Italia e he qualcuno rende disponibile in download, ma ripeto se ne può discutere, non ho detto che approvo, ma certamente non esiste scaricare materiale disponibile legalmente in download.

  • reiser

    Io invece ritengo che in Italia manchi la capacità di fare esempi calzanti.

    La pluridecennale discussione sulla revisione delle pratiche legate alla proprietà intellettuale, in cui si cerca di far combaciare la massima libertà possibile di diffusione culturale con il legittimo diritto da parte degli autori di trarne un sostentamento primario, non ha davvero nulla a che vedere con l’evasione fiscale – proprio dal punto di vista etico.

    A meno che non si abbia applaudito l’intervento della GF per il semplice gusto di vedere rispettate le leggi vigenti, anziché applaudirlo in quanto è andato a colpire una delle manifestazioni di un grave problema dell’economia italiana che danneggia la collettività.

    Tornando al discorso principale, evidenziare la contraddizione che sta nell’essere uno scrittore ed il trovarsi a scaricare illegalmente il materiale di colleghi è il punto di partenza dell’articolo.
    Sono il solo a pensare che il fulcro del tutto non stia tanto nel lanciarsi in geremiadi sulla scorrettezza o meno di certe pratiche, quanto al vedere come mai queste hanno luogo e casomai come risolverle (per quanto possibile) alla radice?
    L’attuale legislazione è inadeguata oppure, se modificata in chiave ancora più restrittiva, rischia di ledere la libera circolazione della cultura: possiamo dirci d’accordo su questo?
    Nel passato più recente, proprio le forme artistiche che più erano state colpite da questo fenomeno -musica e cinema- hanno trovato delle possibili soluzioni come NetFlix e iTunes (per citarne due). È possibile trovarne anche in questo caso?
    Tutto qua.

  • reiser

    @IbridoDigitale: da un lato sono d’accordo con te.
    Però ti faccio un esempio che mi riguarda: essendo un appassionato di musica, tendo a comprare qualsiasi cosa che mi piaccia per più di tre ascolti in versione originale; fino a 15 anni fa, però, essendo costretto all’acquisto a scatola chiusa ero molto più conservatore in tal senso e compravo un CD al mese. Da Napster in poi, la quantità di dischi comprati è cresciuta esponenzialmente. Con i preascolti, poi, le cose sono diventate ancora più semplici.
    Con i film, invece, salvo rare eccezioni sono ancora al punto di scaricare i film prima e casomai comprarli dopo in DVD o Blu Ray (sempre che valgano ripetute visioni, altrimenti li cestino e me ne scordo, come con la musica). Il cinema non mi vede, perchè il più delle volte, 7,50€ per un’unica visione sono -per me- troppo. Anche lì: da quando è arrivato WinMX penso di aver comprato una quantità di film fino a prima inimmaginabile.

    Tutto questo per dire che facilitando la diffusione dei contenuti -ad esempio con tariffe ragionevoli- è più facile che s’innesti un circolo virtuoso che non comportandosi in maniera diametralmente opposta. Semplicemente, il giro dei soldi è meno diretto.

    E, tanto per fare un esempio che porti acqua al mio mulino: a qualcuno sembra che la produzione musicale abbia sofferto gli stessi contraccolpi denunciati dall’industria musicale? Si produce meno musica? La qualità media si è abbassata?

  • http://nellabottiglia.blogspot.com lucac

    @REISER: “come mai queste hanno luogo”? Perché si può fare gratis, senza rischio e ottenendo praticamente la stessa cosa che si avrebbe pagando.
    È tutto qui. Ogni altra motivazione è solo una scusa a posteriori inventata per giustificare un atto scorretto.
    iTunes non è affatto una soluzione. È un sistema che semplifica la vita a chi decide di agire correttamente, ma non ha di certo risolto il problema del download illegale. Non so in che % siano le due alternative, ma penso che quella di iTunes sia davvero irrisoria.

  • reiser

    @Lucac: se fosse del tutto vero quel che dici, iTunes sarebbe fallito in una settimana. Dietro alla scelta dell’utente di usare iTunes non sta tanto una pulsione etico-morale, quanto della semplice pigrizia.
    È una spiegazione banalissima ma secondo me regge: difatti lo stesso discorso può applicarsi per NetFlix, Steam e virtualmente qualsiasi altro servizio del genere, persino quella barzelletta che l’Apple TV.

  • hardeyes

    Per i battutisti del “© RIPRODUZIONE RISERVATA”: Si trova su tutti i pezzi che vengono pubblicati sul corriere online, non è una scelta dell’autore :-P

  • http://nellabottiglia.blogspot.com lucac

    @REISER: Non credo proprio che iTunes sarebbe fallito. È un servizio a costo piuttosto basso (in confronto alla vendita fisica di CD, intendo) i costi sono proporzionati ai volumi di vendita, come i ricavi. Si fa in fretta ad andare in attivo.
    Il suo successo, più che alla pigrizia, credo sia dovuto alla scarsa dimestichezza di molti utenti con i metodi per la pirateria. Il numero di persone che un pc ce l’hanno, ma lo usano solo per email, facebook e itunes è altissimo, non credere.
    In merito a quello che dicevi a IbridoDigitale: sono incredibilmente in linea con quello che dici, l’unica differenza è che io penso che la percentuale di persone che si comportano come te (e me) sia davvero bassa, ininfluente.

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    Avevo letto da qualche parte che iTunes aveva fruttato intorno al miliardo di dollari, nell’ultimo anno.

  • ascissa

    Non credo che l’evasione e la proprietà intellettuale siano la stessa cosa.
    Anzi, forse la proprietà intellettuale è la cosa che meno di tutte viene lesa.
    Viene leso un sistema, che, per quanto considerevolmente migliorabile, garantisce proventi ad autori, editori,dipendenti degli editori stessi e stato.

    Gradirei maggiormante che chi fa parte di questo sistema, magari un autore, faccia azioni più concrete e meno retoriche del dichiarare “sono un autore pirata”.

  • http://www.vincenzolatronico.it vlatronico

    Ascissa: questo non è un argomento. L’ICI gratuito alla chiesa garantisce proventi a dipendenti degli ospedali, insegnanti di scuole private, e mezzani che procurano compagni di bevute agli scapoli per forza. Prima di parlare di “questo sistema considerevolmente migliorabile” ti suggerire di leggere il libro di Boldrin e Levine (che in inglese si scarica gratis, non perché pirata ma perché libero).

    Azioni più concrete: quali? Credo che, per chi scrivere, scrivere in termini onesti e diretti di una questione sia un bel modo per iniziare a rimettere in discussione uno stato di cose che vorrebbe cambiare. No?

  • reiser

    @Lucac: credo che stiamo dicendo la stessa cosa. Scrivi che “Il suo successo, più che alla pigrizia, credo sia dovuto alla scarsa dimestichezza di molti utenti con i metodi per la pirateria”; ecco, io la cosiddetta dimestichezza l’ho acquisita perché all’epoca di Napster avevo 18/19 anni e fondamentalmente potevo permettermi di sfruttare il mio abbondante tempo libero smanettando sul PC.
    Adesso ho un decimo del tempo; e, per dirne una, i giochini e i programmi prima li scaricavo, passavo ore a cercare un crack eccetera. Adesso non ci penso proprio, dovrei reimparare innanzitutto dove andare eccetera e quel poco tempo libero di cui dispongo preferisco utilizzarlo altrimenti. Così come me direi la maggior parte dei miei coetanei (30 anni), a maggior ragione quelli che già all’epoca non erano dei patiti di P2P e programmi simili dai nomi esoterici. Insomma, sono diventato più “pigro”.

    Ora già quando devo scaricare un film preferirei tirarmi una fucilata alla rotula; sono spinto a farlo però per il risparmio economico, che è ancora maggiore rispetto a quello d’orologio. Se provassero invece a darmi la chance di avere un film in buona qualità, nella lingua che voglio a, che so, 2€ con la possibilità di rivederlo 5 volte ma quando dico io… beh, ecco, credo che cambierei abitudini.

    Tornando a iTunes, la tua è una giusta critica: però in passato c’erano stati diversi altri tentativi di mettere in vendita gli mp3, e non hanno mai preso piede. Tralasciando i magheggi fatti da Jobs con le case discografiche, va invece detto che il suddetto iTunes è un servizio che sta crescendo, ogni anno sempre di più. Se la tua teoria fosse vera fino in fondo (BTW, ammetto: anch’io all’inizio dicevo “ma chi si potrebbe mai COMPRARE un mp3″) non sarebbe nemmeno sopravvissuto così a lungo.

    @Ascissa: francamente credo che il “sistema” sia l’ultimo dei problemi, quando comunque è la tecnologia stessa che lo sta rendendo obsoleto. Altrimenti cent’anni fa avremmo dovuto rinunciare alle automobili perchè con esse maniscalchi, maneggi e allevamenti avrebbero avuto perdite sul fatturato del 90%.

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    Sta cosa che sia un processo lungo e faticoso scaricare un film con i torrent (specie in lingua originale = minimo mille persone in seed) mi pare abbastanza ridicolo. In mezz’ora o meno hai finito. Certo, uno dev’essere digitalmente alfabetizzato ma una volta imparato a pescare si può buttare una rete che in un’ora o due ti raccoglie mezza dozzina di “pesci”. Il trucco sta tutto nel gestirsi meglio il tempo (il computer in fondo può rimanere acceso a scaricare mentre si fa altro). Insomma, il risparmio di tempo con le attuali piattaforme a pagamento secondo me è abbastanza irrisorio. Per quanto riguarda la questione morale poi è un altro paio di maniche, ma quella della pigrizia secondo me regge poco (pare che si debba pedalare per scaricare un film…). Per scaricare la musica poi non ne parliamo: il risparmio di tempo è davvero nullo.

  • pronx

    Il punto è che chi lavora ad un libro piuttosto che ad una canzone o ad un film ha il diritto di guadagnarci, piratando si lede questo diritto.
    @Reiser ma cent’anni fa non si pretendeva di sfruttare il lavoro di maniscalchi e maneggi senza pagarli, semplicemente si è smesso di andare da loro. Sarebbe come oggi smettere di asscoltare musica, leggere libri o vedere film, non come prenderli senza pagarli

  • devicerandom

    @Pronx:
    Il punto è che chi lavora ad un libro piuttosto che ad una canzone o ad un film ha il diritto di guadagnarci, piratando si lede questo diritto.
    .
    No, non ha questo diritto. Se io metto in vendita un oggetto e questo rimane invenduto non ci guadagno: ho diritto a ricevere comunque dei soldi? Devo costringere la gente a comprarlo perchè, hey, ci ho lavorato?
    .
    Secondo me “piratare” (detesto il termine, ma transeat) non solo non è sbagliato eticamente: è doveroso, almeno finchè si tratta di condivisione tra pari non a fine di lucro. Non è un furto: se io ti copio un disco, io ho il disco e ce l’hai anche tu, non ho rubato niente a nessuno. È un modo per cui tutti possiamo avere accesso a più cose e, in generale,la società possa essere in generale più colta e più ricca, in complesso. E secondo me questo beneficio per la società, in ultima analisi, pesa molto di più del diritto dell’autore.
    .
    Ricordiamo inoltre che il copyright è un’invenzione recente, fino a pochi secoli fa non esisteva nemmeno, e i libri venivano spesso piratati da altri editori (a scopo di lucro!). Il libro di Boldrin e Levine per esempio ricorda che nel XIX secolo in America era perfettamente legale pubblicare libri di autori non americani senza pagare nessun diritto d’autore. Boldrin e Levine scrivono (Against Intellectual Monopoly, cap.2):
    .
    “More broadly, the lack of copyright protection, which
    permitted the United States publishers’ “pirating” of English
    writers, was a good economic policy of great social value for the
    people of United States, and of no significant detriment, as the
    Commission report and other evidence confirm, for English
    authors. Not only did it enable the establishment and rapid growth
    of a large and successful publishing business in the United States;
    also, and more importantly, it increased literacy and benefited the
    cultural development of the American people by flooding the
    market with cheap copies of great books.”

  • albert74

    Non voglio entrare troppo nel merito del discorso sulla pirateria. Ma ci sono dei casi in cui questa è l’unica alternativa.
    Non ce ne sono altre.

    faccio un esempio:
    Cerco da mesi dei libri che sono chiaramente fuori produzione e non più stampati in italia, giro per diverse città, librerie, cerco in rete, poi alla mi stufo. Accendo il pc e mi accorgo che ci sono delle copie pirate su emule!

    cosa dovrei fare?
    lascio perdere e fingo di essere un cittadino (l’unico forse) rispettoso delle leggi e rinuncio forse per sempre a leggere quel libro, quella parte di cultura che rappresenta? oppure mi fiondo su emule e me lo scarico?

    in questo caso la risposta appare scontata.

    idem per un film o per qualsiasi altro prodotto.

    se a questo aggiungiamo che scaricare un film comporta un rischio minimo, che avere qualcosa gratis è meglio che averla a pagamento e che – fino a poco tempo fa, non so se ancora oggi – paghiamo per ogni dvd e supporto di memoria una tassa prevista nell’eventualità che si utilizzi il supporto per immagazzinare dati “pirati..
    be..
    che sia o meno un pirata mi ritrovo a pagare una tassa che presuppone che io lo sia..
    considerato quanto sopra allora tutto sommato conviene esserlo.
    Del resto i soldi della tassa potrebbero andare ad ammortizzare le presunte perdite delle varie case editrici, in un certo senso è un po’ come pagare prima per qualcosa che si potrebbe fare dopo (scaricare la copia pirata).

    inoltre si parla spesso di furto nei casi di un qualsiasi dato scaricato illecitamente.
    Una differenza c’è però:

    se io rubo un’auto, il padrone dell’auto non potrà più godere del suo bene; io si.

    se rubo il libro o il film o quel determinato file non faccio che appropriarmi di una copia ma il proprietario continua a detenerne altre oltre all’originale.

    inoltre: seguendo questo ragionamento occorrerebbe vietare anche il prestito di un libro o di un film ad un amico, oppure il regalo dello stesso a chiunque ne faccia richiesta ecc ecc ecc.
    del resto la pirateria è tollerata se non legale in determinati Paesi.
    In Svizzera – per esempio – scaricare un film pirata è consentito purché non a fini di lucro.

    quindi alla fine ci troviamo di fronte a diversi dilemmi e problemi di non facile risoluzione.

    sarebbe meglio non scaricare ma se questa possibilità c’è..specie in tempo di crisi, non va sottovalutata.

    inoltre. mettiamo caso che io voglia leggere molti libri ma sono povero e non possa permettermelo? cosa faccio?
    rimango nell’ignoranza oppure vado dall’amico e me li faccio scaricare!

    vedete un po’ voi.

  • ascissa

    @vlatronico: grazie lo leggerò, come leggerò i tuoi libri nel rispetto della vostra proprietà intellettuale e della cultura in generale.
    Se il testo mi farà cambiare posizione te lo farò sapere.

    Devo ammettere, per ora, che anche se non sono della tua posizione il tuo articolo (scusa se ti do del tu, ma sei giovane) ha il grande pregio di aver fatto nascere una discussione, anche molto personale, sui modi in cui le persone affrontano questa cosa. Discussione, che per quanto mi riguarda, è andata ben oltre queste righe perchè sono due giorni che ne parlo con tutti.

  • aldecimo

    anche io sono favorevole alla pirateria e perciò vi chiedo…ma qual’è sto sito dove trovo gli ebook?
    denghiu

  • anteo

    Scusate, ma tutti quelli che “non si scaricano i libri perchè in questo modo l’autore non ci guadagna”, stanno facendo campagne per chiudere anche tutte le biblioteche? Boicottano il bookcrossing? Perchè a me il file sharing sembra seguire lo stesso principio: qualcuno acquista un libro, e N persone in più ne godono gratuitamente, o quantomeno senza che all’autore arrivi un centesimo in tasca.

    Solo, il file sharing è molto più potente, economico, veloce ed efficiente nel fare lo stesso mestiere delle biblioteche – ammesso che uno abbia la competenza informatica necessaria.

  • plato

    mi dispiacerebbe “piratare” tutti i libri letti. i libri che io considero importanti sono pallosi, nessuno li legge; trovo autori italiani tradotti e piratati in inglese e spagnolo, come dire “in italia non ci interessa”. la condivisione della cultura, l’accessibilità ai contenuti, ecc ecc , tutte pratiche che condivido, già, però non penso che la pirateria aumenterà il numero totale dei lettori
    -
    l’ipad è alla terza versione – è in arrivo l’ipad 3. tre balzi tecnologici in una manciata di anni mi sembrano una caxxata. l’ode alla tecnologia, intesa come tecnologia dei consumi, merita una delle cime più alte dell’idiozia umana – e questo vale x tutti gli apologeti della tecnologia dei consumi legata a tablet e simili

  • http://www.facebook.com/ilaria.maggi.3557 Ilaria Maggi

    ma scusate, non è già stato pubblicato un articolo simile di Latronico circa un anno fa???? forse proprio sul corriere…

  • http://www.facebook.com/ilaria.maggi.3557 Ilaria Maggi

    infatti è di un anno fa..