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La pirateria non finirà mai
— Cultura

La pirateria non finirà mai

Preso atto di questa semplice verità, ci sono delle cose che le major possono fare per convincere gli utenti a scaricare di meno e comprare di più: ecco quali

7 febbraio 2012

Lo scorso 18 gennaio Wikipedia, insieme con molti altri siti web, ha oscurato le proprie voci enciclopediche per protestare contro le proposte di legge su Internet negli Stati Uniti. Nei giorni seguenti, le due leggi (SOPA e PIPA) sono arrivate a un punto morto, ma sono in programma già altri provvedimenti come il Protecting Children from Internet Pornographers (PCIP) e su scala globale l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). Il primo, proposto negli Stati Uniti, obbligherebbe i fornitori delle connessioni al Web (provider) a conservare per 18 mesi le attività svolte online dai propri clienti, mentre il secondo intende creare un accordo commerciale plurilaterale per la protezione della proprietà intellettuale.

Come è avvenuto con SOPA e PIPA, anche queste due proposte sono state duramente criticate dai sostenitori della libera circolazione dei contenuti online. Secondo i detrattori, questo tipo di leggi non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo principale, cioè ridurre la pirateria, ma al massimo complicheranno la vita agli utenti senza apportare alcun beneficio. Negli ultimi anni la pirateria online ha sempre dimostrato di essere in grado di evolversi per superare leggi e gli interventi che cercavano di limitarla. Esistono centinaia di norme in tutto il mondo che vietano e sanzionano la circolazione non autorizzata online di prodotti protetti dal diritto d’autore, eppure la chiusura di un singolo sito web o di un sistema per scaricare illegalmente contenuti non ha fatto altro che incentivare nuove scorciatoie e nuovi sistemi di condivisione illeciti.

Paul Tassi scrive su Forbes che la forza della pirateria online si basa sulla facilità con cui si possono scaricare i contenuti in pochi – sette – rapidi passaggi.

1. Dal browser accedi a un motore di ricerca dei torrent
2. Inserisci il titolo del film che vuoi vedere
3. Fai clic sul risultato che ha il maggior numero di fonti
4. Scarichi il torrent corrispondente
5. Ci fai clic sopra facendo avviare automaticamente il programma per scaricarlo
6. Aspetti che sia completato il download
7. Ti guardi il film e potrai per sempre averlo sul tuo computer

È illegale, pone non poche questioni morali, eppure in ogni istante della giornata ci sono centinaia di migliaia di persone che lo fanno senza porsi troppo problemi. E continuerà a essere così anche con ACTA, PCIP o un SOPA2 la vendetta. I governi sono riusciti in alcuni casi a contenere il problema, come nel caso di Pirate Bay, il motore di ricerca più conosciuto per i torrent reso inaccessibile in diversi paesi. Ma nello stesso momento in cui veniva limitato l’accesso a Pirate Bay, qualcuno là fuori lanciava motori di ricerca alternativi per scaricare film e altri contenuti, oppure scorciatoie per usare lo stesso Pirate Bay facendo credere ai filtri di collegarsi da un altro paese. Se per assurdo si trovasse il modo di bloccare di colpo tutti i sistemi torrent sulla Rete, entro poche settimane salterebbe fuori qualcosa di alternativo rendendo obsolete le leggi che avevano consentito la disattivazione del servizio.

Come spiega Tassi, la pirateria funziona perché non dà agli utenti la consapevolezza immediata di aver rubato qualcosa. Un motore di ricerca per i torrent assomiglia a un enorme negozio di DVD. Sugli scaffali ci sono milioni di titoli tra cui scegliere e quando ne prendi una copia, magicamente sul ripiano se ne riforma un’altra del tutto identica. In pratica, rubi qualcosa che rimane comunque sullo scaffale e alla fine hai l’impressione di non aver preso nulla. Le major sostengono che un simile sistema porta a un danno economico per le loro finanze, ed è vero, ma esagerano notevolmente la stima del danno. Le case produttrici tendono a equiparare ogni download illegale con una vendita in meno. È una esagerazione: nessuno spenderebbe migliaia di euro per comprare tutti i titoli che scarica illegalmente. Si finirebbe per scaricarne molti di meno, confidando magari nel prestito di altri titoli da qualche amico. In proporzione, quindi, le major perdono molti meno soldi di quanto vogliano far credere con questo sistema.

(Le ragioni per cui scarico i libri pirata)

Per cambiare le cose le grandi case produttrici dovrebbero cambiare radicalmente il loro approccio al problema. Invece di spendere centinaia di milioni di dollari per fare lobbying nei confronti dei legislatori, convincendoli a sostenere leggi più restrittive sulla circolazione dei contenuti online, dovrebbero studiare seriamente un sistema in grado di offrire una facilità d’uso almeno pari a quella dei sette passaggi per usare i torrent, e a basso costo. Gli investimenti andrebbero fatti in questo settore, accettando con serenità il fatto che da qui a una decina di anni i DVD probabilmente non li userà più nessuno e i Blu-ray saranno sul viale del tramonto. Sistemi come Netflix (negli Stati Uniti) e iTunes (in diversi paesi del mondo) consentono di scaricare legalmente i film a pagamento in pochi passaggi, ma non possono applicare prezzi davvero vantaggiosi, fatta salva qualche periodica tariffa promozionale, perché le major impongono notevoli commissioni sui singoli titoli.

Una soluzione, spiega Tassi, potrebbe essere un sistema ispirato al servizio di distribuzione di videogiochi Steam. La piattaforma consente di registrarsi e di scaricare a pagamento e legalmente i videogiochi in pochi passaggi, potendo anche fare affidamento su un sistema di votazione e su una raccolta di recensioni per scegliere il gioco da acquistare. Esiste da poco più di otto anni e con il tempo ha messo d’accordo oltre 100 differenti società produttrici di videogiochi, che distribuiscono sul servizio i loro contenuti. Se esistesse qualcosa di simile per i film, con quattro passaggi si potrebbero vedere film a basso costo e legalmente.

1. Apri questo ipotetico “Movie Steam”
2. Cerchi il film desiderato
3. Lo affitti per un giorno a meno di due dollari
4. Lo guardi

Per attuare un simile sistema le major dovrebbero naturalmente mettersi d’accordo su una piattaforma unica e soprattutto accettare di applicare prezzi enormemente più bassi rispetto agli attuali, un aspetto non indifferente. Ed è in questo passaggio che gli utenti dovrebbero usare un poco di cinismo, spiega Tassi:

Che ne dici se ti do 10 dollari per il nuovo Harry Potter e per potermelo vedere dove e quando mi pare? Si tratta di una trattativa nella quale il cliente potrebbe andarsene in qualsiasi istante a scaricare gratuitamente il tuo film, e ti sta facendo un enorme favore anche solo nel considerare la possibilità di scaricarlo legalmente. E in tutto questo tu major pensi di avere voce in capitolo dicendo che si fa come dici TU? Non funzionano così le trattative. Sarà probabilmente ingiusto, ma è la realtà: devono iniziare a rendersene conto.

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  • Sigurt

    Il problema non è nel voler scaricare e rubare impunemente.
    Io ho sempre pensato che il problema stia nella qualità del prodotto.
    Preferisco mille volte comprare un buon disco in originale con alta qualità audio che scaricarlo. Ma se il disco è buono però. Come posso saperlo prima?
    Anni fa le radio passano, facendo da buon filtro le musiche nuove e migliori. Oggi sono diventate estensioni delle major. Quindi come faccio io a formarmi una idea di quel che c’è in giro se non lo scarico prima e poi semmai mi piace, mi compro il disco?
    Stesso discorso per i film. Preferisco andare al cinema, anche se costa un botto, perchè la qualità di fruizione del prodotto è incomparabile con la qualità di fruizione su uno schermo di pc, anche se ampio.
    Per quanto riguarda i contenuti di minor qualità sono d’accordo con Netflix che infin dei conti non costa un botto. Se le major abbassassero i costi sarebbe il modo perfetto per la fruzioni di certi titoli. Qualità ottima e fruibilità immediata.
    Sono troppo avidi questo è il solo problema.

  • devicerandom

    Come spiega Tassi, la pirateria funziona perché non dà agli utenti la consapevolezza immediata di aver rubato qualcosa.
    .
    Chiariamo subito che questo accade perchè la pirateria NON È un furto. Mettiamocelo bene in testa, chè su questo equivoco marciano un sacco di ragionamenti sballati. NON È UN FURTO. Se io ti rubo l’automobile, tu non hai più l’automobile e io sì. Se io copio un film da te, tu hai il film come prima e io pure.
    .
    Poi possiamo discutere se copiare i film (i dischi, i libri) sia etico o meno, legale o meno, eccetera, ma per amor delle definizioni e della precisione vi prego non chiamiamolo furto e non equipariamolo al furto. Non c’entra niente.

  • http://www.ibridodigitale.com ibridodigitale

    La strada da intraprendere è quella che Itunes ha intrapreso per la musica, credo che abbassando il prezzo del servizio già offerto sui film, potrebbe funzionare.
    Ok, copiare non è rubare, ma resta illegale, oltre che poco etico.

  • http://nuovaitalia.posterous.com/ mico

    Il prezzo è un fattore importante. Non compro mai un CD per venti euro, costa troppo, potrebbe non piacermi così tanto. Per sette euro non perdo tempo a scaricare MP3, compro il CD, specie se la confezione è graziosa (cartone) e ha delle note di copertina che valgano la pena.
    Bisogna anche considerare il piacere di possedere l’oggetto. La mia copia in vinile di Thick as a brick del ’70 con annesso tabloid di sedici pagine era un oggetto straordinario. La copertina doppia del disco in vinile di In the court of the crimson king era da appendere al muro. Nursery Crime era molto bello e aveva tutti i testi.
    Il Cd è un supporto con un francobollo di etichetta. Bisogna considerare che il piacere di guardare l’oggetto e girarselo fra le mani è molto scarso e non aggiunge niente di particolare a un Flac scaricato dalla rete.
    Stando così le cose, il valore del CD è avere i brani subito a disposizione, usabili in macchina e senza rompimenti. Vale al massimo dieci euro.

  • Scemax

    Il futuro sembra essere questo, e lo è già se pensiamo alla musica. La mia domanda è se sia giusto affidare tutto ad un unico canale di intermediazione, e non diventi così un allegro e comodo monopolio mondiale(iTunes lo è già d fatto per la musica).

  • Fabrizio

    @SCEMAX il problema non è iTunes, ma la Apple. In un sistema aperto non c’è ragione per cui si installi un monopolio.

  • kristallklar

    Per film e serie tv secondo me dovrebbero esistere soluzioni simili ad abbonamenti. Ci si iscrive al sito, si scelgono le serie tv da seguire, si paga un tot in base al numero di serie scelte, e poi si vedono. Potrebbero mettere restrizioni come il fatto di poterle vedere solo se si è collegati ad internet, e quindi non poterle passare su pennette usb, o dvd, o HD esterni. Però mi sembrerebbe qualcosa di onesto.
    Quello che spesso si dimentica quando si parla di pirateria e di “furti”, è che probabilmente, la maggior parte degli utenti che scarica da internet, lo fa perché non ha a disposizione mezzi “legali” per poter vedere film e telefilm. Anche perché la televisione italiana ovviamente li trasmette dopo mesi, se non dopo anni, doppiati, e spesso anche con delle programmazioni saltuarie, o in orari improponibili.

  • Scemax

    @FABRIZIO Guardando a tutto il resto oltre a musica e film (iBooks, Edicola, Apps…)il problema è certamente Apple, e la lungimiranza nel venderti tutto quello che ti serve tramite tavolette&Co. Il problema è che è tutto molto comodo, ma si succhia tutti i guadagni di quelli che erano editori, librerie, videoteche, edicole…chi fa più danni adesso?

  • http://www.chiello.net angeloch

    Per come la vedo io la roba che scarico l’ho già pagata con questa http://www.siae.it/Utilizzaopere.asp?link_page=MusicaMFV_CopiaPrivataNormativa.htm&open_menu=yes

  • fulgenzio

    Se non volevano la pirateria, non dovevano inventarsi internet. E comunque c’era pure prima.

  • pronx

    Visto che sembra che in pochissimi li conoscano, vorrei ricoradre che esistono diversi servizi che con un abbonamento mensile di una decina di euro permettono di sentire in streaming tutta la musica che vuoi, da poco disponibili anche in Italia. Sono perfettamente legali e mi sembrano un giusto compromesso. Riguardo ai film oggettivamente già oggi noleggiarli costa poco.
    @DEVICERANDOM La pirateria non sarà un furto ma è comunque un reato ed una violazione di diritti altrui

  • caccapupu

    @devicerandom
    Concordo al 100%.

    Se io copio un contenuto da un amico e poi lo cancello perché mi interessava usufruirne fa differenza rispetto al farmi prestare il cd/libro/dvd dall’amico medesimo in termini di danno alla casa produttrice.
    Per coerenza bisognerebbe dichiarare illegale anche prestare i contenuti protetti da copyright, cosa assurda, che farebbe aumenterebbe la pirateria vertiginosamente e di certo calare le vendite.

    Purtroppo gli editori e le case discografiche giocano su questa equazione assolutamente infondata, che giustamente viene qui smontata:
    ‘contenuto scaricato’='mancata vendita’.
    Io pure ho scaricato centinaia di libri di varia natura, ma di certo non li avrei comprati se mi fosse stato impedito di scaricare, anzi, non avrei comprato nemmeno quelli che, potendoli consultare esaustivamente, mi sono piaciuti.
    Meglio scaricare 1000 libri e poi comprarne 20 tra questi, che scaricarne zero e non comprarne affatto, no?

    Queste compagnie soffrono di una miopia allucinante, fermo restando che, in un modo o nell’altro, il fenomeno dello scambio gratuito (alla faccia di chi criminalizza) continuerà.

  • caccapupu

    @angeloch

    Giusto, non vedo perché non ho il diritto di copiare contenuti regolarmente acquistati da altri (che me li mettono a disposizione, ovvio), quando già pago una tassa preventiva sui supporti di memoria.
    Ma se estraggo l’audio da un video musicale su youtube è da considerarsi un’operazione illecita?
    E se registro su DVD o blue-ray un film da Sky è un’operazione illecita?
    A me sembra che si debbano fare molti contorsionismi morali e intellettuali per declamare la criminalizzazione di chi si scambia contenuti protetti da diritto d’autore.
    Del resto duplicare non è rubare, altrimenti Gesù sarebbe ricordato per il furto dei pani e dei pesci e non l’omonimo miracolo.

  • http://sfigatindie.blogspot.com/ frankie89

    Per quanto riguarda la musica poi la velocità di download con i siti di filesharing riduce notevolmente i passaggi necessari per il torrent:

    1-dal browser accedi a google
    2-inserisci la queri “nome della band+nome del disco+nome del servizio di filesharing migliore che ci sia che comincia per media e finisce per fire”
    3-clicchi sul risultato più appropriato
    4-attendi che sia finito il download
    5-lo ascolti

    Oppure se uno è alla ricerca di un artista illuminato:

    1-accedi dal browser alla pagina Bandcamp dell’artista
    2-ascolti il suo disco in streaming
    3- lo scariti gratuitamente o lo compri in formato fisico o digitale secondo la modalità scelta dall’artista (name your price o prezzo fisso, raramente superiore ai 5 euro).

  • marghe87

    Stesso dicasi per molte pubblicazioni accademiche (soprattutto in lingua inglese) facilmente scaricabili da siti che in fondo assolvono alla stessa funzione della biblioteca..perché sfido uno studente a comprarsi tutti i libri che gli servono per un esame o per la tesi. Semplicemente, permette di risparmiare i soldi (e la carta) delle fotocopie.

  • caccapupu

    @marghe87

    E’ anche il mio caso, quello dove più di ogni altro viene dimostrata l’infondatezza di questa caccia alle streghe.
    Inoltre, molto spesso le biblioteche universitarie non hanno molte copie di un cero volume e se uno se lo tiene un mese può diventare un problema per un altro interessato al medesimo testo. Ora c’è qualcuno che pensa che uno studente si comprerebbe un generico libro di 100€ perché gli serve consultarlo per un mese o due?
    Uno allora lo scarica in 30 secondi e quando ha finito magari lo cancella pure, senza arrecare danno a nessuno.

  • Benedetto_Croce

    E’ inutile che le lobby delle major spingono verso una penalizzazione dei download illegali, c’è troppa sproporzione tra il prezzo full di un dvd/cd (fino a 40 euro) ed un download gratuito (7 passi e pochi millesimi di euro di banda). Dovrebbero però prendersela anche e soprattutto con i titolari delle reti (società di telecomunicazioni) e di piattaforma (Apple et similia)… i guadagni son tutti li e se un utente deve poi pagare due volte per la stessa cosa (banda e royalty) allora non ci si meravigli se da una parte o l’altra si cerchi di limitare il danno…

  • otacon

    Una volta si registravano gl’LP su cassetta e si regalavano agli amici, che a loro volta registravano i loro LP in un continuo scambio di gusti e conoscenza. Non si poteva comprare tutto. Poi si è passato ai CD ed alla masterizzazione, adesso ai lettori MP3 ecc… Con gl’anni le informazioni sono aumentate assieme alle band. Se c’è stato un incremento un motivo ci sarà.
    Se questo è un furto…

  • devicerandom

    @Ibridodigitale:
    Ok, copiare non è rubare, ma resta illegale, oltre che poco etico.
    .
    È illegale (ahinoi) ma non solo secondo me è etico: è addirittura doveroso.

  • ermedusa

    Vogliono diminuire la pirateria? diminuiscano i prezzi. Su itunes noleggiare un film costa quanto farlo al negozietto di DVD che ho sotto casa, a volte anche di più. E’ semplicemente ridicolo. Il discorso si può prendere anche da un altro verso: l’intrattenimento digitale. Aumentano giorno dopo giorno i rumor che la prossima generazione di console non permetterà l’utilizzo di giochi usati, con evidente e mostruosamente sbilanciato danno per me utente, che spesso invece acquisto proprio in quel modo (cioè capito, ho due console, non modificate, spendo una cifra un giochi, e questi se ne escono “l’usato NO!”). Finchè le cose rimangono così sono con devicerandom, piratare (almeno un pò, tipo i film AAA delle major) è doveroso.

  • emind

    All’autore dell’articolo: anche io la pensavo allo stesso modo, ovvero il problema principale sono i prezzi e la facilità di ottenere quanto si cerca.

    Da quando gli smartphone hanno i loro AppStore e Market vari mi sono ricreduto: la facilità di ottenere un’applicazione ed il costo esiguo non hanno fermato la pirateria.

    Numerosi sono gli iPhone Jailbrekkati con installous dentro per non pagare 0,79$ una app… quindi! Così si giustificano le guerre degli stati e delle major contro i vari Pirate bay e Megaupload.

    Ed il bello è che se compro le app su AppStore o Android Market, mi compro il documentario dei “The Beatles” su iTunes, vedo i film sul Playstation Network e compro gli eBook su Amazon, mi prendono anche come imbecille.

    Ma sarà che il problema è il solito… la disonestà?

  • caccapupu

    C’è ancora qualcuno che parla di etica, a mio avviso con un abuso lessicale.

    A questo punto è etico comprare un libro usato al 10% del prezzo di copertina? E’ etico scambiarsi dei libri (o cd musicali, film, etc.)?
    In fondo non sono anche questi “danni” a chi li commercializza?

    Se uno ci pensa sopra un attimo si accorge che la questione non è così semplice come la si vorrebbe mettere, inoltre sembra che noi dobbiamo acquistare ed usare i prodotti alle condizioni desiderate da altri (es. sempre cose nuove, evitare l’usato, proibire il prestito, etc.) e preoccuparci dei loro (molto presunti) mancati introiti, ma non mi sembra d’altro canto che nella vita, chiunque ci dia lavoro, si preoccupi tanto del fatto che con il reddito che ha il cittadino medio si acquista ben poca roba.
    Quindi l’etica in questo caso la lascio volentieri a chi riesce a sentirsi colpevole per un danno di cui il più delle volte non è nemmeno responabile.

  • uqbal

    Caccapupu

    L’etica c’entra eccome, e se la smettessi di guardarti l’ombelico lo capiresti. Immagina di scrivere un libro. Pensi di farci dei soldi (l’hai scritto, è tuo), ma di fatto vieni costretto a farlo girare gratis. Devi dare copie a tutti, che se lo leggono senza girarti un centesimo, e se fai notare che lo avevi scritto come una sorta di investimento, ti sputano in un occhio.

    Un gruppo, non dico i Metallica, un gruppo piccolo, spende migliaia di euro di strumentazione, ore di scruttira, prove e registrazione e poi tutto quel che fa deve distribuirlo gratuitamente?

    Se non paghi, non hai diritti sul prodotto, inutile che pretendi che gli altri lavorino per te in cambio di nulla.

  • marcodave

    @devicerandom seguendo il tuo ragionamento, di cosa dovrebbe vivere una persona che produce musica o film ? Donazioni con Paypal ? Esibizioni live (di un film) ?

    @emind non dimenticare che per pagare un’applicazione c’è bisogno di una carta di credito o al più una prepagata. Per certi tipi di persone (penso ai minorenni) è più rapido craccare lo smartphone che chiedere il permesso di una carta di credito.

  • caccapupu

    @uqbal

    Io non mi guardo affatto l’ombelico e non difendo la “pirateria” per partito preso. Dico solo che è un fenomeno assolutamente fisiologico ed è decisamente aggravato da queste condizioni di mercato e credo che qualunque limitazione seria capace di limitarla in manira decisa farebbe perdere i vantaggi della diffusione in rete e riporterebbe la distribuzione dei contenuti integralmente o quasi sui circuiti tradizionali.

    Io ti ho fatto degli esempi, cerca di replicare a quelli e dimmi dove sbaglio. Sta di fatto che la possibilità di leggere libri o ascoltare musica da internet mi ha fatto fare acquisti in libreria che altrimenti non avrei fatto (per la cronaca compro circa 20 libri nuovi ogni anno ed al cinema ci vado una volta la settimana).
    Levati però dalla testa che avrei messo mano al protafogli e speso centinaia o migliaia di euro per roba che in ogni caso avrei potuto reperire legalmente (secondo gli standard di alcuni benpensanti) al 100%.
    A me sembra che qualcuno, a cui evidentemente piacciono i pianti greci, ci vorrebbe come vacche da spremere.

    PS
    Non mi sembra che i Metallica se la passino male, mentre conosco almeno 3 giovani scrittori (sulle cui qualità non mi esprimo) che per vedersi pubblicare un libro con una casa editrice capace di assicurare una distribuzione almeno decente devono PAGARE perché le case non si vogliono assumere rischi. A qualcuno piace vincere facile, eh?

  • pinaz81

    Riporto solo una parte di quanto avevo già espresso in commento ad altro articolo, ma non ho ricevuto risposte convincenti in merito al quesito…

    Mi sono registrato ad iTunes… a parte la pessima indicizzazione (un elenco per regista o per attore?) cerco woody allen… 8 risultati di cui solo 4 a noleggio. Contando che Allen ha diretto circa 40 film è un’ottima offerta… contando che animeDB mi forniva la fimlografia COMPLETA
    Addirittura Toy Story 2, datato 1999 (in cui avrà solo fatto la voce), è disponibile solo in acquisto a 13.99 euro.
    Allora qui qualcuno mi deve spiegare perchè sta gente non è in grado di dare un servizio minimamente decente (vedi animeDB) e mi fa pagare un film di 13 anni fa più di quanto lo pagherei acquistando il DVD, dove bisogna mettere nel conto spese del supporto, di trasporto e commissioni del negozio.
    La realtà è una sola. Sono degli incapaci che LUCRANO più di quanto non lucrasse megavideo: con un’offerta del genere scaricare illegalmente è eticamente corretto.

  • milziade368

    Non sono un esperto nella materia e scarico solo qualche antivirus gratuito ogni tanto. Non dovrei quindi intervenire e infatti non esprimo valutazioni. Mi limito ad osservare che quando il mercato offre buoni prodotti a prezzi ragionevoli, la gente acquista. Nel caso specifico esiste un cartello che pretende somme esose che in minima parte finiscono nelle tasche giuste. Rompendolo (non dico sia semplice) si creerebbe una situazione che pian piano potrebbe ridurre la pirateria a livelli fisiologici… piuttosto bassi.

  • italo44

    Mi chiedo se non sarebbe molto ma molto più conveniente poter scaricare films o musiche o ebook senza alcuna protezione e al prezzo stracciato di un solo euro. Nessuno, o quasi, piraterebbe più nulla perché non ne varrebbe la pena mentre milioni e milioni di utenti felici su tutto il pianeta farebbero senz’altro arricchire i produttori. Si distribuirebbe cultura e ricchezza senza dover fare investimenti per le protezioni e per “punire” i pirati.

  • http://twitter.com/Apito_ Jacopo

    come lessi già da qualche parte “gli heavy downloader non sono heavy consumers”

  • Michele

    Incredibilmente per gli ebook sembra che questo concetto sia stato recepito. Certi classici, ma non solo, costano cifre talmente ridicole che mi sentirei, fantozzianamente, una merdaccia a pensare di scaricarli illegalmente.

    Speriamo lo capiscano anche le major. Un sistema ad abbonamento, dove pagando un cifra mensile contenuta hai accesso ad un database enorme di film, credo avrebbe un successo clamoroso anche da noi.

  • mejic

    il problema è che se i classici costano poco, gli ebook nuovi vanno solitamente a costare pochi euro in meno del prezzo di copertina dell’equivalente cartaceo. inoltre le forme di protezione applicate dai grossi retailer (amazon, ibs, ecc.) rendono difficile l’intercompatibilità tra dispositivi e la sensazione (confermata dai vari termini di utilizzo dei siti) è che non acquisti un libro, ma una licenza per il suo utilizzo che può venire revocata in qualsiasi momento.

  • Michele

    Io ho notato comunque una certa forbice tra il cartaceo e il digitale anche nel caso di nuovi libri, poi ovviamente questa differenza per libri molto vecchi si fa enorme. E concordo che il DRM sia una piaga che deve sparire. Detto ciò mi sembra una situazione imperfetta, ma preferibile al mercato dei film in questo momento, che riesce lo stesso ad essere anni luce indietro (qui da noi).

  • mejic

    sull’arretratezza del mercato del film sono d’accordo, ma se penso a com’è migliorato il mercato della musica negli ultimi anni (con la fine del drm, itunes match e simili, bandcamp, ecc.) non posso fare a meno di pensare che quello dei libri sia ancora molto indietro.

    in compenso c’è grosso spazio per nuovi paradigmi di pubblicazione: ci sono nuovi progetti come leanpub.com (per adesso orientato su libri tecnici) che trattano l’ebook (senza protezioni) come un eterno “work in progress” di cui si ricevono automaticamente gli aggiornamenti man mano che vengono scritti, offrendo eventualmente la possibilità di acquistarli a prezzo ridotto quando sono nella fase “beta”. vedremo se iniziative simile prenderanno piede anche nel mainstream.

  • hdr

    Mi pare un po’ semplicistica come descrizione.
    Steam ha avuto successo e continua ad avere un successo esponenziale perchè, oltre ad offrire prezzi più bassi del retail, offre un ecosistema di servizi sia al consumatore sia allo sviluppatore di videogiochi.
    Steam non è un semplice “motore di download per videogiochi”, ma permette di poter scaricare i propri giochi per quante volte e su quanti computer si vuole, consente di mantenerli sempre aggiornati, offre tutta una serie di servizi quali statistiche, profili, chat, personalizzazioni; agli sviluppatori offre un sistema di distribuzione collaudato, un kit di sviluppo a prezzi stracciati con una piattaforma di statistiche sui dati di vendita ineguagliata.
    Comprare un videogioco tramite Steam non equivale a comprare un film su itunes, dove non solo non ottieni nessun vantaggio rispetto al retail, ma non ottieni nessun vantaggio rispetto alla versione pirata. La parola chiave è servizi, Steam offre servizi che la versione pirata non ha, quindi la gente è disposta a pagare. Una piattaforma simile manca completamente nel mondo dei contenuti multimediali, dove i distributori online non fanno altro che mettere un prezzo ad ogni singolo mp3 o mkv (a costo di produzione 0, se ogni mp3 costa 1 dollaro, con pochi secondi di control-c control-v divento milionario?).

    consiglio questa intervista ad uno che queste cose le ha capite e implementate e ora naviga nell’oro: http://www.escapistmagazine.com/news/view/114391-Valves-Gabe-Newell-Says-Piracy-Is-a-Service-Problem

  • Ann

    my movies va in questa direzione: http://www.mymovies.it/streaming/wide/