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La pirateria non finirà mai

Preso atto di questa semplice verità, ci sono delle cose che le major possono fare per convincere gli utenti a scaricare di meno e comprare di più: ecco quali

Lo scorso 18 gennaio Wikipedia, insieme con molti altri siti web, ha oscurato le proprie voci enciclopediche per protestare contro le proposte di legge su Internet negli Stati Uniti. Nei giorni seguenti, le due leggi (SOPA e PIPA) sono arrivate a un punto morto, ma sono in programma già altri provvedimenti come il Protecting Children from Internet Pornographers (PCIP) e su scala globale l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). Il primo, proposto negli Stati Uniti, obbligherebbe i fornitori delle connessioni al Web (provider) a conservare per 18 mesi le attività svolte online dai propri clienti, mentre il secondo intende creare un accordo commerciale plurilaterale per la protezione della proprietà intellettuale.

Come è avvenuto con SOPA e PIPA, anche queste due proposte sono state duramente criticate dai sostenitori della libera circolazione dei contenuti online. Secondo i detrattori, questo tipo di leggi non riusciranno a raggiungere il loro obiettivo principale, cioè ridurre la pirateria, ma al massimo complicheranno la vita agli utenti senza apportare alcun beneficio. Negli ultimi anni la pirateria online ha sempre dimostrato di essere in grado di evolversi per superare leggi e gli interventi che cercavano di limitarla. Esistono centinaia di norme in tutto il mondo che vietano e sanzionano la circolazione non autorizzata online di prodotti protetti dal diritto d’autore, eppure la chiusura di un singolo sito web o di un sistema per scaricare illegalmente contenuti non ha fatto altro che incentivare nuove scorciatoie e nuovi sistemi di condivisione illeciti.

Paul Tassi scrive su Forbes che la forza della pirateria online si basa sulla facilità con cui si possono scaricare i contenuti in pochi – sette – rapidi passaggi.

1. Dal browser accedi a un motore di ricerca dei torrent
2. Inserisci il titolo del film che vuoi vedere
3. Fai clic sul risultato che ha il maggior numero di fonti
4. Scarichi il torrent corrispondente
5. Ci fai clic sopra facendo avviare automaticamente il programma per scaricarlo
6. Aspetti che sia completato il download
7. Ti guardi il film e potrai per sempre averlo sul tuo computer

È illegale, pone non poche questioni morali, eppure in ogni istante della giornata ci sono centinaia di migliaia di persone che lo fanno senza porsi troppo problemi. E continuerà a essere così anche con ACTA, PCIP o un SOPA2 la vendetta. I governi sono riusciti in alcuni casi a contenere il problema, come nel caso di Pirate Bay, il motore di ricerca più conosciuto per i torrent reso inaccessibile in diversi paesi. Ma nello stesso momento in cui veniva limitato l’accesso a Pirate Bay, qualcuno là fuori lanciava motori di ricerca alternativi per scaricare film e altri contenuti, oppure scorciatoie per usare lo stesso Pirate Bay facendo credere ai filtri di collegarsi da un altro paese. Se per assurdo si trovasse il modo di bloccare di colpo tutti i sistemi torrent sulla Rete, entro poche settimane salterebbe fuori qualcosa di alternativo rendendo obsolete le leggi che avevano consentito la disattivazione del servizio.

Come spiega Tassi, la pirateria funziona perché non dà agli utenti la consapevolezza immediata di aver rubato qualcosa. Un motore di ricerca per i torrent assomiglia a un enorme negozio di DVD. Sugli scaffali ci sono milioni di titoli tra cui scegliere e quando ne prendi una copia, magicamente sul ripiano se ne riforma un’altra del tutto identica. In pratica, rubi qualcosa che rimane comunque sullo scaffale e alla fine hai l’impressione di non aver preso nulla. Le major sostengono che un simile sistema porta a un danno economico per le loro finanze, ed è vero, ma esagerano notevolmente la stima del danno. Le case produttrici tendono a equiparare ogni download illegale con una vendita in meno. È una esagerazione: nessuno spenderebbe migliaia di euro per comprare tutti i titoli che scarica illegalmente. Si finirebbe per scaricarne molti di meno, confidando magari nel prestito di altri titoli da qualche amico. In proporzione, quindi, le major perdono molti meno soldi di quanto vogliano far credere con questo sistema.

(Le ragioni per cui scarico i libri pirata)

Per cambiare le cose le grandi case produttrici dovrebbero cambiare radicalmente il loro approccio al problema. Invece di spendere centinaia di milioni di dollari per fare lobbying nei confronti dei legislatori, convincendoli a sostenere leggi più restrittive sulla circolazione dei contenuti online, dovrebbero studiare seriamente un sistema in grado di offrire una facilità d’uso almeno pari a quella dei sette passaggi per usare i torrent, e a basso costo. Gli investimenti andrebbero fatti in questo settore, accettando con serenità il fatto che da qui a una decina di anni i DVD probabilmente non li userà più nessuno e i Blu-ray saranno sul viale del tramonto. Sistemi come Netflix (negli Stati Uniti) e iTunes (in diversi paesi del mondo) consentono di scaricare legalmente i film a pagamento in pochi passaggi, ma non possono applicare prezzi davvero vantaggiosi, fatta salva qualche periodica tariffa promozionale, perché le major impongono notevoli commissioni sui singoli titoli.

Una soluzione, spiega Tassi, potrebbe essere un sistema ispirato al servizio di distribuzione di videogiochi Steam. La piattaforma consente di registrarsi e di scaricare a pagamento e legalmente i videogiochi in pochi passaggi, potendo anche fare affidamento su un sistema di votazione e su una raccolta di recensioni per scegliere il gioco da acquistare. Esiste da poco più di otto anni e con il tempo ha messo d’accordo oltre 100 differenti società produttrici di videogiochi, che distribuiscono sul servizio i loro contenuti. Se esistesse qualcosa di simile per i film, con quattro passaggi si potrebbero vedere film a basso costo e legalmente.

1. Apri questo ipotetico “Movie Steam”
2. Cerchi il film desiderato
3. Lo affitti per un giorno a meno di due dollari
4. Lo guardi

Per attuare un simile sistema le major dovrebbero naturalmente mettersi d’accordo su una piattaforma unica e soprattutto accettare di applicare prezzi enormemente più bassi rispetto agli attuali, un aspetto non indifferente. Ed è in questo passaggio che gli utenti dovrebbero usare un poco di cinismo, spiega Tassi:

Che ne dici se ti do 10 dollari per il nuovo Harry Potter e per potermelo vedere dove e quando mi pare? Si tratta di una trattativa nella quale il cliente potrebbe andarsene in qualsiasi istante a scaricare gratuitamente il tuo film, e ti sta facendo un enorme favore anche solo nel considerare la possibilità di scaricarlo legalmente. E in tutto questo tu major pensi di avere voce in capitolo dicendo che si fa come dici TU? Non funzionano così le trattative. Sarà probabilmente ingiusto, ma è la realtà: devono iniziare a rendersene conto.

  • Luca

    come lessi già da qualche parte “gli heavy downloader non sono heavy consumers”

  • Michele

    Incredibilmente per gli ebook sembra che questo concetto sia stato recepito. Certi classici, ma non solo, costano cifre talmente ridicole che mi sentirei, fantozzianamente, una merdaccia a pensare di scaricarli illegalmente.

    Speriamo lo capiscano anche le major. Un sistema ad abbonamento, dove pagando un cifra mensile contenuta hai accesso ad un database enorme di film, credo avrebbe un successo clamoroso anche da noi.

    • mejic

      il problema è che se i classici costano poco, gli ebook nuovi vanno solitamente a costare pochi euro in meno del prezzo di copertina dell’equivalente cartaceo. inoltre le forme di protezione applicate dai grossi retailer (amazon, ibs, ecc.) rendono difficile l’intercompatibilità tra dispositivi e la sensazione (confermata dai vari termini di utilizzo dei siti) è che non acquisti un libro, ma una licenza per il suo utilizzo che può venire revocata in qualsiasi momento.

      • Michele

        Io ho notato comunque una certa forbice tra il cartaceo e il digitale anche nel caso di nuovi libri, poi ovviamente questa differenza per libri molto vecchi si fa enorme. E concordo che il DRM sia una piaga che deve sparire. Detto ciò mi sembra una situazione imperfetta, ma preferibile al mercato dei film in questo momento, che riesce lo stesso ad essere anni luce indietro (qui da noi).

        • mejic

          sull’arretratezza del mercato del film sono d’accordo, ma se penso a com’è migliorato il mercato della musica negli ultimi anni (con la fine del drm, itunes match e simili, bandcamp, ecc.) non posso fare a meno di pensare che quello dei libri sia ancora molto indietro.

          in compenso c’è grosso spazio per nuovi paradigmi di pubblicazione: ci sono nuovi progetti come leanpub.com (per adesso orientato su libri tecnici) che trattano l’ebook (senza protezioni) come un eterno “work in progress” di cui si ricevono automaticamente gli aggiornamenti man mano che vengono scritti, offrendo eventualmente la possibilità di acquistarli a prezzo ridotto quando sono nella fase “beta”. vedremo se iniziative simile prenderanno piede anche nel mainstream.

  • hdr

    Mi pare un po’ semplicistica come descrizione.
    Steam ha avuto successo e continua ad avere un successo esponenziale perchè, oltre ad offrire prezzi più bassi del retail, offre un ecosistema di servizi sia al consumatore sia allo sviluppatore di videogiochi.
    Steam non è un semplice “motore di download per videogiochi”, ma permette di poter scaricare i propri giochi per quante volte e su quanti computer si vuole, consente di mantenerli sempre aggiornati, offre tutta una serie di servizi quali statistiche, profili, chat, personalizzazioni; agli sviluppatori offre un sistema di distribuzione collaudato, un kit di sviluppo a prezzi stracciati con una piattaforma di statistiche sui dati di vendita ineguagliata.
    Comprare un videogioco tramite Steam non equivale a comprare un film su itunes, dove non solo non ottieni nessun vantaggio rispetto al retail, ma non ottieni nessun vantaggio rispetto alla versione pirata. La parola chiave è servizi, Steam offre servizi che la versione pirata non ha, quindi la gente è disposta a pagare. Una piattaforma simile manca completamente nel mondo dei contenuti multimediali, dove i distributori online non fanno altro che mettere un prezzo ad ogni singolo mp3 o mkv (a costo di produzione 0, se ogni mp3 costa 1 dollaro, con pochi secondi di control-c control-v divento milionario?).

    consiglio questa intervista ad uno che queste cose le ha capite e implementate e ora naviga nell’oro: http://www.escapistmagazine.com/news/view/114391-Valves-Gabe-Newell-Says-Piracy-Is-a-Service-Problem

  • Ann

    my movies va in questa direzione: http://www.mymovies.it/streaming/wide/