I dati caricati su Megaupload e Megavideo – i siti chiusi dall’FBI lo scorso 20 gennaio - potrebbero essere cancellati a partire da giovedì 2 febbraio. In un documento dell’Ufficio federale dell’Eastern District of Virginia si legge infatti che l’ispezione dei server è terminata e che Carpathia Hosting Inc. e Cogent Communications Group Inc., le due società esterne che si occupavano a pagamento dell’archiviazione dei contenuti, potrebbero procedere con l’eliminazione.
I siti Megaupload e Megavideo, due delle più popolari e usate piattaforme di file sharing al mondo, erano state chiuse dall’FBI con l’accusa per la società fondatrice dei siti, Megaupload Ltd, con sede a Hong Kong, di aver guadagnato oltre 175 milioni di dollari da attività criminali e provocato perdite per oltre mezzo miliardo di dollari ai detentori dei diritti d’autore. Le autorità avevano anche disposto l’arresto di quattro impiegati dell’azienda a Auckland, in Nuova Zelanda, con le accuse di violazione del copyright e riciclaggio di denaro. Tra loro c’era Kim Schmitz, cittadino tedesco di 37 anni, fondatore e fino allo scorso anno CEO di Megaupload.
Dopo la comunicazione sulla possibile eliminazione dei dati, Ira Rothken, uno degli avvocati di Megaupload, ha spiegato che i conti bancari della società sono stati bloccati nell’ambito dell’operazione giudiziaria: Megaupload non potrà quindi pagare l’affitto dei server a Carpathia Hosting Inc. e Cogent Communications Group Inc che saranno libere di procedere con la cancellazione.
In questo modo almeno 50 milioni di utenti del sito (tra i 150 milioni registrati) potrebbero però perdere i documenti, le fotografie o i video privati caricati legittimamente e senza alcuna violazione di copyright. Ira Rothken ha inoltre fatto sapere che tutte le informazioni caricate sui server potrebbero essere utili in tribunale a Megaupload nel dimostrare la legittimità del servizio. Per questo, i legali della società hanno chiesto alla procura federale di trovare un accordo: «Siamo cautamente ottimisti sul fatto che si raggiungerà, dato che gli Stati Uniti come anche Megaupload dovrebbero avere lo stesso desiderio di proteggere i consumatori».
Il sito catalano Pirates de Catalunya ha lanciato una raccolta di firme per fare causa all’FBI e ai responsabili della chiusura di Megaupload: «Al di là delle opinioni sulla legalità e moralità delle persone che gestiscono Megaupload, azioni come la chiusura di questo servizio sono causa di un grave danno per gli utenti che utilizzavano legittimamente il sito. Inoltre rappresentano una violazione inaccettabile e sproporzionata dei loro diritti».




i contratti impongono dei limiti ai diritti degli utenti. le società tipo filesonic posso cancellare i file legali senza dare spiegazioni, in modo arbitrario. non è una novità
@Plato
Vero, pero’ in un periodo nel quale il trend è quello di far migrare i contenuti degli utenti nella nuvola (Cloud) una manovra del genere rischia di minare profondamente la fiducia che gli utenti hanno nei servizi online. L’FBI e le varie major pensano di dare un segnale forte ed un avvertimento. Io da italiano che vivo all’estero continuo a non trovare un servizio che mi permetta di vedere legalmente “Non ci resta che piangere”.
HS
Qui non si tratta di MU che cancella i contenuti, si parla dell’ FBI che porta i contenuti a essere cancellati.
Non ho letto i dettagli del contratto stipulato quando ci si iscrive a MU, ma sono abbastanza convinto che non contemplasse tale ipotesi.
Direi che chiunque abbia legalmente usufruito dello spazio di MU abbia il SACROSANTO diritto di accedere ai suoi dati, bloccati da un ente terzo. Specialmente se questo ente terzo non ha alcuna giuristizione sul paese di residenza dell’utente.
“minare profondamente la fiducia che gli utenti hanno nei servizi online”
itunes ha la fiducia dell’industria discografica, fino a prova contraria. hai paura di guidare con la patente certificata dalle autorità? no, bene, per itunes e simili non ci sono problemi