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Apple e le condizioni dei lavoratori
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Apple e le condizioni dei lavoratori

Dopo i suicidi nelle fabbriche del suo più importante fornitore cinese, l'azienda ha diffuso i dati delle sue verifiche interne

14 gennaio 2012

Apple ha pubblicato ieri un report con i nomi delle sue 156 aziende fornitrici, accompagnato da una relazione sui risultati delle ispezioni condotte nelle fabbriche per monitorare le condizioni di lavoro degli operai. L’azienda californiana è stata infatti oggetto di forti critiche soprattutto dopo i numerosi episodi di suicidio che si sono verificati tra i dipendenti e gli operai di uno dei suoi più importanti fornitori in Cina: la Foxconn.

La Foxconn Technology è un’azienda che produce iPhone, iPad, e altri componenti tecnologici per Apple, Dell e Nokia. Dall’inizio del 2010 almeno 13 operai occupati alla Foxconn si sono uccisi gettandosi dai loro edifici di lavoro, tanto da spingere la dirigenza dell’azienda a installare delle reti protettive anti-suicidio. Altre 3 persone sono morte lo scorso anno e più di 70 sono rimaste ferite in esplosioni. Foxconn, come risposta alle pressioni esercitate da Apple e dai media, ha più che raddoppiato nel 2010 i salari di alcuni lavoratori.

Nel rapporto pubblicato da Apple si fanno diversi riferimenti alla Foxconn e si legge anche che i maggiori problemi nelle 156 aziende fornitrici sono stati riscontrati negli ambiti dell’orario di lavoro, della paga degli straordinari e della gestione dei rifiuti pericolosi. La relazione ha rilevato che il 62% delle fabbriche monitorate hanno superato il limite massimo di ore settimanali previste per singolo lavoratore in produzione e che il 35% non ha rispettato gli standard di Apple per prevenire gli infortuni dei lavoratori. Questo fatto era stato documentato e denunciato da un’inchiesta condotta da due ONG (il Centre for Research on Multinational Corporations e lo Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour) sulle condizioni degli operai cinesi che realizzano l’iPad e l’iPhone. I risultati sono stati raccontati nell’aprile del 2011 dal Guardian: i lavoratori sono trattati «in modo disumano, come fossero delle macchine».

Dalle verifiche interne condotte da Apple risulta anche che in 5 strutture si sono verificati episodi di lavoro minorile e che in altre 24 sono stati fatti dei test di gravidanza sulle donne prima dell’assunzione. I problemi riguardano poi la sicurezza e l’ambiente:  nel 32% delle aziende non sono stati eseguiti correttamente la manipolazione o lo smaltimento di prodotti chimici pericolosi, come richiesto dalla legge.

Nel comunicato della Apple si legge: «Nel 2011 abbiamo effettuato 229 controlli in tutta la nostra catena di fornitura - l’80% in più rispetto all’anno precedente - tra cui oltre 100 sono stati eseguiti per la prima volta. Continuiamo ad espandere il nostro programma per raggiungere un livello ancor più profondo nel settore della produzione, e da quest’anno abbiamo introdotto verifiche più dettagliate e specializzate che si concentrano sulla sicurezza e sull’ambiente».

Secondo quanto riporta Bloomberg, Apple avrebbe anche dato inizio ad una collaborazione con la Fair Labor Association (FLA), organizzazione no-profit voluta da Bill Clinton nel 1999 per monitorare in modo indipendente le fabbriche di tutto il mondo e per assicurare il rispetto delle norme e della sicurezza per i lavoratori. Il FLA esegue ogni anno controlli senza preavviso su circa il 5 per cento delle catene di fornitori delle aziende che vi hanno aderito. Fanno parte della FLA anche Nike, Nestlé e Syngenta (produttrice di sementi e pesticidi).

(Photo credit: MIKE CLARKE/AFP/Getty Images)

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3 Commenti

  1. giacomom

    Non riesco a capire perché si parli tanto di Apple quando tantissime altre multinazionali sfruttano il lavoro di minori, schiavizzano e inquinano. Forse facciamo più uso degli iPhone che dei pieni di benzina o delle scarpe sportive? Non sono un apologeta di Steve Jobs, non me ne può fregar di meno, ma proprio non capisco questa cosa. Tra l’altro, da quello che so (poco), Apple non si è mai fatta vanto di produrre in modo “etico”, cosa che avrebbe giustificato un interesse di questo tipo nello svelare la verità. Qualcuno mi aiuta?

  2. Credo sia giusto parlare più di Apple che di Reebok o Acer. Apple al momento rappresenta l’azienda da seguire, inseguire e copiare. Non solo nei trend del prodotto più figo, ma anche nelle strategie aziendali, incluso il ciclo produttivo e il rapporto coi fornitori. Se Apple fosse un’azienda mediocre nei prodotti e nel marketing (anche qui niente beatificazione, che abbia successo credo sia oggettivo), pochi le andrebbero a fare le pulci. Immagino che anche a Tim Cook piaccia andare a letto con qualche suicidio in meno sulla coscienza, ma queste iniziative forse non partirebbero dall’interno se non ci fosse l’attenzione da fuori che c’è stata negli ultimi anni.

  3. atraum

    questo “accanimento” penso derivi dal fatto che un’azienda come questa non possa continuare a vendere prodotti a prezzi così elevati rispetto alla concorrenza. è vero,è il mercato che decide ma ad un certo punto quando paghi il 40% in più un prodotto con le stesse prestazioni vorresti alemno non aver contribuito a reati nel mondo del lavoro. il conto della serva che un pinco pallino qualunque chiede è:perché devo pagare di più per qualcosa fatto nella solita cina?perché apple deve avere ricarichi infinitamente maggiori rispetto agli altri?visto che pago di più non avrei diritto a maneggiare qualcosa che grondi meno di sangue?inoltre stride fortemente con il brand che si sono scelti. il radical chic o lo squattrinato che lavora in più per permetterselo hanno l’illusione di far parte di una cerchia di “eletti” e pretenderebbero un prodotto etico. degno dei loro sforzi.

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