Il Post
I costi della politica in 38 infografiche

I costi della politica in 38 infografiche

Sono raccolte dal libro Autopsia della politica italiana, curato da Cristiano Lucchi e Gianni Sinni

22 novembre 2011

Questa settimana è uscita per la casa editrice Nuovi Mondi Autopsia della politica italiana, una raccolta di 38 infografiche dedicate ai costi della politica in Italia. Il volume, il primo della nuova collana Atlanti Civili, è curato dal giornalista Cristiano Lucchi, che si occupa di diritti, partecipazione e del rapporto tra democrazia e informazione, e dal graphic designer Gianni Sinni, esperto di comunicazione responsabile e blogger del Post.

Le tavole illustrano in modo chiaro e diretto i privilegi ingiustificati e le spese eccessive relative alla classe politica italiana, i costi degli enti locali superflui e gli oneri dello Stato verso il Vaticano, e rendono particolarmente comprensibile il significato di dati, numeri, statistiche e percentuali. Le infografiche, come spiega Sinni nell’introduzione al volume, danno «forma e struttura alle informazioni», evidenziando «aspetti che collegano fra di loro dati diversi» e rendendo facilmente accessibile il significato di dati che richiederebbero numerose pagine di commento.

«Non è facile colpire una classe politica che a destra, al centro e a sinistra non è esente da colpe e responsabilità, senza rischiare di colpire il concetto stesso di democrazia – spiega Lucchi all’inizio del libro – Noi invece la democrazia vogliamo difenderla, addirittura abbiamo la presunzione di volerla consolidare e migliorare. Crediamo infatti in una cittadinanza consapevole e attiva che si informi, comprenda i fenomeni complessi in cui è coinvolta, analizzi la realtà per quella che è e poi agisca di conseguenza»

Tutte le tavole sono consultabili online sul sito Atlante italiano.

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  • yamau

    Quando un’immagine vale più di mille discorsi o inutili dibattiti televisivi.Non sarebbe male,da queste infografiche produrre dei manifesti da appendere ovunque.Ci sarebbero diversi esponenti politici che probabilmente dovrebbero espatriare per evitare il linciaggio.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Al contrario. Plaudo all’iniziativa, ma se queste infografiche sono forse belle da vedere come esercizio grafico, dal punto di vista informativo alcune sono purtroppo al limite del comprensibile, confuse o illeggibili.

  • fulvio

    L’Italia potrà dire di avere fatto un vero e decisivo passo in avanti quando cominceranno a uscire dei libri con delle infografiche che raffrontano la nosta situazione rispetto a quella degli altri paesi rispetto a temi quali: richieste di assunzione del proprio figlio al politico/potente di turno; richieste di poter pagare in nero l’idraulico, il carroziere, il muratore ecc. ecc.; code saltate per visite presso strutture della sanità pubblica telefonando all’amico medico/infermiere; altri esempi a piacere. Questo faro perennemente acceso sulla classe politica, che lascia tutto quanto è attorno avvolto nel buio più pesto, sta diventando insopportabile. L’Italia è una democrazia da 66 anni, durante i quali inoltre i suoi cittadini sono andati a votare molto più spesso di quanto non sia successo da qualsiasi altra parte. Neppure la peggiore classe politica immaginabile avrebbe potuto produrre i disastri che abbiamo sotto gli occhi senza la cosciente complicità di comportamenti di chi l’ha votata.

  • aurin

    Visto che di lavoro faccio il Grafico, mi associo a Lowresolution per dire che veramente queste grafiche sono al limite del comprensibile e le trovo assolutamente confuse e poco chiare. Si Illegibili.
    Mi dispiace solo perche so che dietro c’è un gran lavoro.
    Ma se non raggiungi l’obiettivo di comunicare quello che vuoi, puoi avere anche una grafica accattivante e che strizza l’occhio. Ma hai mancato l’obiettivo. Per il resto plauso all’iniziativa!

  • pbocchini

    Io fatico a spiegarmi il motivo per cui al Post, che e’ sempre serio e accurato, continuiate a chiamare “infografiche” la roba che fa Sinni. Non lo sono e basta. Le infografiche, nel resto del mondo, sono caratterizzate da rappresentazioni quantitative dei dati, in una veste accattivante e comprensibile. Cio’ che sia “accattivante” e’ difficilmente discutibile, cio’ che sia “comprensibile” pure, ma il fatto che le tavole di Sinni non rappresentino affatto in maniera accurata quantitativamente i dati e’ oggettivo ed indiscutibile. Per esempio, nella seconda tavola, qualunque persona del mondo si aspetterebbe che le aree colorate dell’”omino” siano proporzionali ai valori che rappresentano. Invece non e’ cosi’. E questo era solo un esempio. Redazione, davvero, perche’?

  • marquinho

    Puro virtuosismo fine a se stesso. In alcuni casi divertente (i fossili) in altri casi assolutamente incomprensibile quando non fuorviante.

  • eisenz

    capisco che debbano essere carine e nuove e trendy e cool e giovani e vintage e tutto quanto, ma molte di queste infografiche sono effettivamente un gran pastrocchio. per caso le ha disegnate qualcuno che le disegna anche per wired? lo chiedo perché qualcuna mi sembra sullo stesso (pessimo) stile

  • franco1

    Alcuni si riescono a comprendere con un po’ di sforzo ma la maggior parte appaiono come quelle tavole con le macchie che usano gli psichiatri.

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Non me la prenderei con il Post che secondo me è in buona fede, e semmai ha peccato di entusiasmo. I nostri commenti sono da addetti ai lavori.

    Qui bisognerebbe aprire una discussione su cosa è una ”infografica” (da “information graphic”: visualizzazione grafica che rende visibile e comprensibile un’informazione complessa) e cosa è invece una illustrazione. Molte di quelle tavole non sono infografiche, ma illustrazioni che strizzano l’occhio a un certo mood grafico, in modo un po’ autoreferenziale. L’idea è ottima, la realizzazione discutibile.

    Tanto per cominciare una buona lettura potrebbe essere questa: The Do’s And Don’ts Of Infographic Design
    http://www.smashingmagazine.com/2011/10/14/the-dos-and-donts-of-infographic-design/

  • pifo

    “Chiaro e diretto”? “Particolarmente comprensibili”?
    E´autoironia, vero?
    Questa piu´ che infografica a me sembra roba da esporre al Guggenheim!
    Mi e´ venuta la cervicale per leggerle.

  • http://sgangheropoli.blogspot.com dalecooper

    qualunquismo art deco

  • francescopozzi

    Mi associo alle osservazioni critiche.
    Mi pare una deriva inevitabile e frequente quando alla pura rappresentazione di informazioni quantitative si abbina una pulsione grafica di origine markettara. Vedi anche wired, appunto.

  • miriam

    Alcune mi piacciono, altre in effetti perdono di vista la chiarezza e mi sembrano più che altro molto autocompiaciute di essere fighe.
    Le due basate sulla figura circolare, per esempio, uno rinuncia in partenza a decifrarle, non si sa da che parte cominciare.
    Invece una che mi piace è quella sui fossili della politica (però non si riesce a leggere perché la riproduzione qui sul Post è troppo piccola).
    Opinioni da una non addetta ai lavori.

  • miriam

    @Lowresolution, comunque ho letto l’articolo che hai linkato (sulle cose da fare e da evitare quando si fa un’infografica) e… molti dei commentatori rilevano che alcuni degli esempi proposti come virtuosi sono in realtà illeggibili o fuorvianti :D
    (per es. anch’io trovo che l’infografica proposta per i sedili vuoti degli aerei sia incomprensibile, e il “noioso” istogramma batte l’infografica per chiarezza nel visualizzare gli eventi che hanno raccolto più tweet al secondo)

  • skelfrog

    L’ultimo Venerdì di Repubblica (sia chiaro : unica possibilità di svago in una recente interminabile attesa ambulatoriale) gli ha dedicato quattro pagine.
    Tutti dati ufficiali, ma poco conosciuti. a dire di un’euforica Paola Zanuttini.
    La raffinata intellettuale poi, infallibilmente sentenzia: Per imprimerli bene in mente, molto meglio disegnarli così.
    E ‘sti ca**i !
    .
    Ma anche no.
    Soggettivamente : da un punto di vista grafico sono di un brutto fuori del comune.
    Oggettivamente : di informativo, hanno poco o nulla.
    Quella Ad Personam su tutte.
    Non ha dati da rappresentare; solo concetti da urlare.
    Soprattutto : come li rappresenta (con sconsiderato dispendio di font) è quanto di più lontano dall’immediatezza di comprensione.
    .
    Anche in base a quanto linkato da LOWRESOLUTION, il soggetto principale di un’infografica sarebbe il DATO NUMERICO.
    Poi si tratta di vestirlo ed accessoriarlo per aumentarne l’appeal.
    Ma deve rimanere il protagonista.
    Per questo non sarebbe il caso di definire infografiche, certe modestissime creazioni di personalità con velleità artistiche.
    .
    Dispiace constatare che, alla fin fine, questo post sia solo una marchetta per la fatica editoriale di un suo collaboratore.
    E purtroppo nemmeno l’ultima, visto che a gennaio ne uscirà un’altra dedicata alle questioni energetiche del dopo Fukushima.
    Cioè : uno che non afferra il concetto elementare di proporzionalità tra dimensioni delle figure e valore che intenderebbero rappresentare, dovremo pure sorbircelo a sproloquiare di Megawatt, MilliSievert, T.E.P., Tempi di dimezzamento, ecc.
    .
    Con entrambe si può cercare di rappresentare il contingente.
    Ma l’arte (e la sua ostentazione) è una cosa, la matematica un’altra.
    I cervelli in fuga (82% di formazione tecnico-scientifica) devono fuggire anche perchè, in Italia, sono i talenti come Sinni a prosperare.
    Ecco, almeno per la comunicazione tecnica, io opterei, per stilemi sensibilmente più anglosassoni.
    .
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    @ POST
    Il fatto di palesare valori estetici sempre più contigui a quelli di Repubblica, dovrebbe, forse, far cominciare a chiedersi se per caso non si stia sbagliando qualcosa.
    .
    @ DALECOOPER 23 novembre 2011 at 00:49
    Meravigioso! (e in sole 3 parole)

  • gsinni

    Ringrazio i critici ché mi danno l’occasione di fare il punto sulla discussione in corso, soprattutto nel mondo anglosassone, sugli sviluppo dell’information graphics, la quale naturalmente è un po’ più complessa di quanto appaia dalle affermazioni perentorie che qui appaiono.
    Tutto prende l’avvio dalla formidabile popolarità che negli ultimi, diciamo 4/5, anni ha riscosso la visualizzazione delle informazioni o data viz. Ne è un segnale manifesto la mole di pubblicazione sul tema (libri come Data Flow e Data Flow 2 della Gestalten o blog quali Good).
    Un successo che ha travolto i confini di quella che era fino a poco tempo fa un settore di nicchia del design e che, come spesso accade in questi casi, accende vivaci scambi verbali fra i puristi del settore e i nuovi arrivati non invitati.

    Non è la prima volta che questo accade. Per restare nel campo della comunicazione visiva è facile ricordare gli accesi scontri, alla fine degli anni ’80, sull’ammissibilità o meno della computer graphic (come si diceva allora) o la disputa, nel decennio successivo, sul decostruzionismo tipografico. In entrambi i casi la democratizzazione di un linguaggio visivo ha comportato l’allargamento degli orizzonti definiti fino a quel momento in quella data disciplina e oggi ne possiamo vedere e apprezzare gli apporti al di là degli inevitabili eccessi.

    Ma torniamo alle nostre infografiche. I termini del contendere riguardano la “quantità” di apporto grafico da utilizzare in lavori di data viz e quindi, in estrema sintesi, contrappone coloro che ritengono che la forma debba esclusivamente presentare i dati numerici e chi ritiene che la forma debba guidare nell’interpretazione delle informazioni. La discussione è accalorata e coinvolge designer noti con posizioni talvolta imprevedibili. Come nel dibattito televisivo alla Bbc http://www.youtube.com/watch?v=q2Wnu1SOhKs
    che ha visto contrapposto Neville Brody, sostenitore della prima tesi pur essendo stato uno degli sperimentatori tipografici più discussi a suo tempo (con Fuse), e David McCandless, uno dei più noti esponenti del secondo approccio (qui su TED http://www.youtube.com/watch?v=6mnRAUwn5dE&feature=related ).
    Soprattutto fra gli esperti di infografica pre-boom, definiamola così, esiste una forte ostilità alle nuove sperimentazioni come si può vedere su http://gizmodo.com/5846087/stop-already-with-the-fcking-infographics
    e su
    http://www.howinteractivedesign.com/designing/quit-it-with-all-the-infographics-already-infographic,
    un’ostilità che riceve come benzina sul fuoco esperienze estreme come il lavoro di Jonathan Barnbrook
    http://www.fastcodesign.com/1661889/infographics-of-the-day-the-little-book-of-shocking-global-facts
    che si è guadagnato sul campo l’appellativo di infografica peggiore del mondo http://www.visualisingdata.com/index.php/2010/07/worst-graph-design-ever/
    Ma non manca chi come Simon Rogers sul Guardian, uno dei quotidiani più attenti all’argomento, trova un motivo di interesse in tutto ciò http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2011/oct/17/data-visualisation-visualization.

    Per quanto riguarda il progetto del libro “Autopsia”, non c’è bisogno di dire, che naturalmente sposa la tesi di un allargamento delle possibilità espressive dell’infografica, e che si è basato sulla raccolta iniziale di una notevole mole di informazioni (ed infatti tutte le tavole sono corredate delle fonti originali da cui sono state tratte le informazioni utilizzate), per poi chiedere la loro interpretazione visiva a un gruppo di graphic designer italiani ognuno dei quali ha affrontato questo linguaggio con la propria prospettiva professionale.
    Si può discutere dunque del risultato, ma non, in nome di una presunta ortodossia, pretendere di escludere a priori ogni diverso approccio alla visualizzazione delle informazioni.

    Gianni Sinni

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    Sinni, la ringrazio per il chiarimento: ora sappiamo che quelle tavole sono sperimentazioni grafiche e non infografiche. Perchè visualizzare informazioni vuol dire renderle comprensibili e leggibili. E, valutando il risultato, purtroppo la maggior parte di quelle illustrazioni non rendono nè leggibili nè comprensibili le informazioni che intendono visualizzare o rappresentare.
    È un vero peccato perchè invece il tema è giusto, dietro c’è tanto lavoro, e aiutare a diffondere quei dati in modo più chiaro e efficace sarebbe davvero molto importante.