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Come funziona la polizia in Norvegia

Come funziona la polizia in Norvegia

Gli agenti di norma non portano armi e in molti si chiedono se la loro risposta agli attacchi potesse essere più tempestiva

26 luglio 2011

Trond Bernsten era un agente di polizia, aveva 51 anni e venerdì scorso è stato ucciso a Utøya dall’estremista di destra Anders Behring Breivik insieme ad altre 67 persone, sull’isola per partecipare al campo estivo dei giovani laburisti della Norvegia. Bernsten aveva lavorato per anni alla sicurezza dell’isola e chi si sta occupando delle indagini sugli attacchi sta anche cercando di capire se l’uomo abbia cercato in qualche modo di fermare Breivik, prima di essere ucciso. Come buona parte dei suoi colleghi, l’agente di polizia non era armato e probabilmente non ha potuto fare molto contro l’attentatore, equipaggiato con diverse armi e molte munizioni.

In Norvegia gli agenti di polizia di norma non vanno in giro armati: possono portare una pistola con sé solamente se ricevono l’autorizzazione da parte di un loro superiore e fino a qualche tempo fa i poliziotti che ne facevano richiesta erano pochissimi. Il progressivo aumento della criminalità negli ultimi anni ha modificato almeno in parte questa tendenza, spingendo un maggior numero di agenti a fare domanda per un’arma. Ora, in seguito agli attacchi a Oslo e a Utøya, nel paese si è aperto un ampio dibattito sulla preparazione degli agenti di polizia ad affrontare i criminali e sul loro equipaggiamento.

Le forze speciali della polizia hanno impiegato più di un’ora prima di raggiungere la zona di Utøya dopo le chiamate di emergenza. Per arrivare sull’isola, gli agenti hanno dovuto guidare i loro mezzi fino alla riva e coprire poi con barche e battelli le ultime centinaia di metri verso l’isolotto. L’operazione ha richiesto tempo, forse più del previsto, e l’elicottero della polizia non ha trovato un luogo adatto per atterrare su Utøya. «L’attentatore ha ucciso in media una persona ogni minuto. Se la polizia fosse riuscita a intervenire mezz’ora prima, forse si sarebbero potute salvare una trentina di vite», ha spiegato alla BBC l’ex ministro della giustizia Anne Holt.

Molto probabilmente in un’ora Breivik ha sparato più colpi di quanti non ne spari un agente di polizia norvegese nel corso della propria intera carriera, dice il New York Times. La Norvegia è nota per avere un tasso di criminalità molto basso, un punto di orgoglio per i suoi abitanti. Gli omicidi si guadagnano quasi sempre le prime pagine di tutti i giornali a testimonianza di quanto siano rari. Nel 2009, per esempio, nell’intero paese di 4,9 milioni di abitanti ci sono stati 29 omicidi. E a Oslo i problemi di sicurezza sono molto rari: politici e uomini di governo girano spesso per la città senza scorta e vengono avvicinati dai cittadini che vogliono scambiare quattro chiacchiere, dare un’opinione o un consiglio, senza particolari problemi.

Vedere ora poliziotti armati fino ai denti davanti ai palazzi governativi, nella zona dove è esplosa la bomba che ha ucciso otto persone, fa uno strano effetto per chi vive nella capitale. La loro presenza diventerà probabilmente la norma, anche se nel paese il dibattito su come rafforzare le misure di sicurezza è appena iniziato. Insieme all’Islanda e alla Gran Bretagna, la Norvegia è uno dei pochi paesi nell’Europa occidentale che non ha una forza di polizia completamente armata. In Svezia gli agenti girano armati solamente da metà anni Sessanta.

Negli ultimi anni in Norvegia le cose sono comunque cambiate a causa dell’aumento di alcuni crimini come lo stupro e le rapine. Il numero di omicidi, invece, è rimasto sostanzialmente invariato e fino a venerdì scorso era impensabile che potesse accadere qualcosa come l’attacco omicida e sistematico di Breivik. Secondo diversi esperti di sicurezza, la scelta di armare tutti gli agenti di polizia potrebbe portare a un aumento della criminalità in risposta all’inasprimento dei controlli, e delle modalità di difesa.

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10 Commenti

  1. svalbard

    La cosa più simile al raduno norvegese a cui abbia mai partecipato furono le feste di Cuore, il giornale satirico, a metà anni 90. Ricordo che c’era sempre qualche carabiniere in giro, discretamente, e si poteva capire, se di riuniscono migliaia di persone, per quanto bene intenzionate, qualche rischio per la sicurezza c’e sempre… per questo mi chiedevo perché sull’isola, ad un raduno di centinaia di persone, non ci fosse nemmeno un poliziotto (vero) che probabilmente più di tutti gli altri avrebbe saputo che fare, anche solo per il fatto di avere un’arma ed essere addestrato ad usarla… adesso ho capito. Vista da questa parte di mondo, sembra una mentalità incredibile. Spero caldamente che questo non gliela faccia cambiare.

  2. Bah, io invece spero per loro che cambino idea. Dopo quello che è successo sarebbe irresponsabile e, se per disgrazia saltasse fuori un altro matto, non potresti neanche dire che non potevi prevederlo.
    Non vivono su marte, devi fare i conti con quello che c’è e non con quello che ti piacerebbe ci fosse. Anche solo un paio di agenti in borghese, a spasso sull’isola con un’arma in tasca, avrebbero potuto fermare lo scemo e salvare molte vite, ed è questo l’aspetto con cui bisogna fare i conti.

  3. Potrebbe essere interessante approfondire anche l’argomento Prigioni norvegesi.

    L’anno scorso su TIME c’erano due articoli interessanti:

    Il Post ne scrisse allora, grazie.

  4. pifo

    Concordo con Johndoe nel dire che la Norvegia non dista anni luce dai rimanenti paesi europei.
    Vivere stili di vita ed organizzazioni sociali confrontabili comporta nel medio e lungo termine l’adozione di misure di pubblica sicurezza sostanzialmente equivalenti, anche se interpretate alla luce della propria tradizione giuridica. Il fatto che in diversi paesi europei si siano verificati negli ultimi anni una serie di “eventi” di follia omicida di niversa ispirazione particolarmente sanguinosi , costringe qualsiasi democrazia “vicina” a dotarsi di quegli strumenti minimi per studiarli, prevenirli e contrastarli. Una polizia che non riesce ad “intercettare” ed “attenzionare” adeguatamente un privato cittadino che se ne va in giro per l’ Europa ad acquistare armi e materiali pericolosi ha, indipendentemente dai poliziotti armati o meno per strada, qualcosa di poco moderno e poco “funzionale”.

  5. massimo55

    Qualche mese fa ero in Germania alla guida di un furgone con altre persone. Una pattuglia ci ha sorpassato e fatto cenno di fermarci. Gentilmente, ma con molta circospezione, un agente ha fatto scendere solo uno di noi, intimando agli altri di rimanere seduti, controllato documenti e bagagli mentre l’altro, mano alla pistola e riparato dalla sua auto, gli copriva le spalle. Ringraziamenti, indicazioni per la strada, buon viaggio. Voglio dire che si può fare sicurezza con molta professionalità e serietà senza essere violenti o strafottenti. Anche se sono sicuro che, ad un mio gesto inconsulto, l’altro non avrebbe esitato un attimo ad intervenire. La migliore sicurezza non è quella che non c’è ma quella che c’è ma non si vede.

  6. amedeonaspighi

    se i poliziotti dell’isola erano armati(dopo 9 anni di pianificazione) li avrebbe neutralizzati per primi( forse lo ha anche fatto visto che era vestito da poliziotto) se i sistemi di sicurezza erano più alti avrebbe cambiato strategia: che ne so un’altra bomba o una bomba più piccola per i poliziotti e poi avrebbe fatto fuoco comunque. e in ogni caso anche in italia se entro alla rinascente si possono uccidere comodamente 30-40 persone prima che arrivi la polizia.

    dare responsabilità al fatto che non i poliziotti non erano armati è ingenuo. e sicuramente ha scelto l’isola proprio perchè il tempo d’intervento della squadra speciale era più lungo.

  7. Amedeo, lo so che non è possibile proteggere tutto in ogni momento. Ciò detto, consentirai che non è consueto che un tale raduno di gente, a sfondo politico, non abbia un minimo di protezione, ovunque ci sarebbe stato qualcuno, in norvegia no.

    Dici che non avrebbe funzionato? Non lo sappiamo, e in ogni caso sarebbe bastato un cittadino qualunque, con un normale porto d’armi, per provare a fermarlo, non era mica una squadra del 22° reggimento o dei navy seals.
    Parliamo di un fesso qualunque che sparava a gente disarmata e spaventata.

  8. amedeonaspighi

    @JOhndoe
    non so cosa intendi per fesso, ma se pensi ad strage all’università della Colombine (è vero che furono 12 morti e non 74, ma è anche vero che non c’era stata una pianificazione paragonabile ai fatti di OSlo) si capisce che la protezione di tutti non è possibile (la prevenzione semmai). La mia riflessione é: tutte le volte che accadono cose del genere c’è una fila interminabile di “se fosse..” “se avessero fatto questo”.. ecc. Che non ha nulla a che vedere con la realtà. E’ piuttosto il rifiuto che la nostra società occidentale possa partorire mostri o mostruosità. Solo per fare un esempio, se entrava in una università con una pistola con il silenziatore, incominciava dai laboratori sotteranei, dove lavorano meno persone e li prendeva uno per uno, poi sparava all’impazzata su un aula magna con 200 persone bloccando le uscite; che ne so usando un finto incendio per copertura..ecc ecc. Evidente che voleva colpire il partito laburista, ma se l’incontro era blindato, agiva da un altra parte.

  9. pifo

    @amedeo
    e’ chiaro che nessuna sicurezza puo’ garantire che la piu’ determinata delle menti criminali possa desistere da un piano specifico e non e’ nelle possibilita’ delle sicurezze prevedere tutti i piani criminali possibili ma non si puo’ ignorare il fatto che le “sicurezze” agiscano assai piu’ efficacemente in “deterrenza” strategica che in reale opposizione tattica. Fatta salva la esistenza di un solo pazzo criminale su 5.000.000 di abitanti e’ ormai “compito” di ogni paese occidentale dimostrare di essere in grado di rendere la vita assai difficile anche a questo uomo solo.

  10. fresasosa

    Non sono mai stata in Norvegia, ma mi sembra impossibile che non esistano sistemi di sicurezza efficiente. A me risulta chiaro che si tratti di un altro attentato organizzato da un super potere che manovra da dietro, con lo scopo di diffondere il terrore e limitare la libertà dei cittadini.

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