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Lo Spazio dopo gli Shuttle

Lo Spazio dopo gli Shuttle

di Emanuele Menietti

Il lancio dell'Atlantis sarà l'ultimo nella storia del programma spaziale e la NASA non ha ancora le idee chiare su cosa fare

6 luglio 2011

Il prossimo 8 luglio, lo Shuttle Atlantis partirà dal Kennedy Space Center in Florida per la sua ultima missione spaziale. Il viaggio sarà anche l’ultimo nella storia degli Shuttle, uno dei più longevi programmi spaziali, durato oltre 40 anni e con 135 voli all’attivo e due gravi incidenti mortali, uno nella fase di lancio, l’altro nella fase di rientro nell’atmosfera dell’astronave.

Venerdì, la donna e i tre uomini che compongono l’equipaggio della STS-135 saliranno sulla rampa di lancio per raggiungere la cabina di pilotaggio dell’Atlantis. Lì attenderanno la fine del conto alla rovescia e la fragorosa accensione dei motori, che bruceranno migliaia di litri di combustibile al secondo per vincere la forza di gravità e spingere l’astronave verso l’orbita. Ci sarà la lunga colonna di fumo prodotta dai razzi cui siamo ormai abituati e dopo pochi minuti l’assetto dello Shuttle passerà da verticale a orizzontale, con la perdita dei due razzi laterali seguiti a breve distanza dal grande serbatoio centrale (quello arancione), che finiranno nelle acque dell’oceano. Dopo otto minuti e mezzo dal lancio, lo Shuttle starà viaggiando a una velocità di 27mila chilometri orari e sarà prossimo al raggiungimento dell’orbita intorno alla Terra.

Se tutto andrà come pianificato – il maltempo a volte porta al rinvio del lancio o dell’atterraggio dell’astronave per ragioni di sicurezza – l’Atlantis tornerà sulla Terra il 20 luglio, dopo aver trascorso una dozzina di giorni in orbita. Una volta atterrato non ci saranno più voli degli Shuttle e insieme ai suoi tre predecessori, Endeavour, Discovery ed Enterprise, finirà nei musei d’America per ricordare quella che in molti hanno definito la macchina più costosa e perfetta mai costruita dall’uomo.

L'Atlantis sulla rampa di lancio (foto: BRUCE WEAVER/AFP/Getty Images)

La fine del programma spaziale degli Shuttle porterà benefici e svantaggi, spiegano sull’Economist. Gli Stati Uniti potranno risparmiare molti miliardi di dollari ma al tempo stesso il grande indotto dei voli spaziali, specialmente in Florida, subirà un forte danno che porterà probabilmente al licenziamento di migliaia di persone. Inoltre, per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) gli statunitensi dovranno d’ora in poi fare affidamento sulle tecnologie russe e sulle Soyuz, le loro astronavi, segnando di fatto un importante passaggio simbolico tra chi vinse la corsa verso lo spazio portando l’uomo sulla Luna e chi allora la perse. Il trasporto di materiale sulla ISS sarà reso possibile anche dai razzi delle agenzie spaziali europea e giapponese.

Quando Richard Nixon autorizzò l’avvio del programma spaziale per gli Shuttle, in pochi avrebbero immaginato che l’esperienza con quelle astronavi simili a un aeroplano potesse durare così a lungo. Sotto molti punti di vista, il piano era stato lanciato come una sorta di compromesso per mettere d’accordo chi sosteneva la necessità di andare oltre la Luna dopo i successi del programma Apollo, arrivando magari su Marte, e chi riteneva che fosse necessario limitare la spesa e investire risorse qui sulla Terra in altri progetti.

Il piano inizialmente prevedeva la costruzione in contemporanea di una flotta di Shuttle e di una stazione spaziale orbitale. Il progetto era ambizioso, e molto costoso, e Nixon alla fine decise di rimandare la costruzione della stazione, concentrando gli sforzi della NASA sulle nuove astronavi. Ciò che era innovativo nell’idea dello Shuttle era la possibilità di poter riutilizzare la stessa astronave per più voli, cosa che avrebbe consentito di risparmiare denaro per la costruzione di nuovi veicoli.

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6 Commenti

  1. janalexander

    Molto interessante. Non avevo idea dei limiti di ricerca che queste missioni imponevano coi loro costi.

  2. heilandstark

    I limiti sono dovuti al fatto che la NASA non puo’ dichiarare di perdere soldi come molte altre agenzie fanno regolarmente.
    Sullo stesso Post mi pareva si parlasse di 20 MILIARDI spediti in aereo in Irak e di cui s’eran perse le tracce.
    Quando DOVREMO per necessità lasciar la Terra si troverà una soluzione. Nel frattempo si continuano a spender soldi in armi e cose inutili.
    HS

  3. paolo192

    Fossi un contribuente USA, chiederei al mio governo di costruire una superporaerei atomica in meno e una navicella spaziale in più.
    Ma, essendo un contribuente italiota, cambio discorso arrossendo.

  4. unit

    @paolo

    L’Italia spicca per le sue competenze in astronautica (ex- Alenia Spazio, per dire) e per la sua bassa percentuale di PIL investita in spese militari, secondo me c’è poco da arrossire.

  5. Mi resta sempre un po’ l’amaro in bocca nel constatare che non vedrò mai uno lancio dello shuttle dal vivo… Ho sempre sperato di avere il tempo, e invece ecco qui l’ultimo lancio. Sono affezionata a questa navicella, ho visto tanti lanci in streaming e tanti atterraggi, tante ore di EVA… Per il primo incidente ero troppo piccola, ma l’ultimo l’ho vissuto, mi ricordo che tornai a casa, sapevo che quel giorno rientrava a terra (io ero a fare surf…) e mia mamma, sapendo il mio affetto per la navicella mi disse “è esploso lo shuttle”… Che tristezza immensa provai… Vabbè scusate, mi ha preso la malinconia!
    Per sdrammatizzare un po’, secondo voi lo shuttle non ha una forma dannatamente anni 80? Secondo me sì, ed è anche quello il bello :)

  6. Randolph Carter

    Lo Shuttle è l’unica navicella spaziale bella, riconoscibile, fighetta e che abbia segnato veramente l’immaginario comune…
    La cosa che più mi affascina della tecnologia spaziale è il perdurare delle tecnologie nel tempo. Lo Shuttle ha 40 anni e sta andando in “prepensionamento”, le Soyuz peggio che peggio! Possibile che siano l’avanguardia tecnologica?? Cosa riusciremmo a fare oggi con uno sforzo pari agli anni ’70?

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