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Le foto degli scontri contro i gay a Belgrado

Gruppi di estrema destra hanno cercato di bloccare il corteo e si sono scontrati con la polizia nelle vie del centro

12 ottobre 2010

La sfilata del gay pride di domenica scorsa a Belgrado è stata rovinata da alcune centinaia di militanti di estrema destra che hanno cercato di interrompere il corteo nelle vie centrali della capitale serba. Le forze dell’ordine hanno cercato di proteggere i partecipanti al gay pride, evitando che potessero venie in contatto con i militanti. Si sono registrati scontri molto violenti con il lancio di molotov.

Si stima ci siano stati almeno 150 feriti e 250 persone sono state arrestate dalla polizia. Di questi una cinquantina sono minorenni e più della metà provengono da fuori Belgrado e si erano dunque organizzati per raggiungere la capitale e cercare di fermare il corteo gay. I poliziotti feriti sono stati 132. Gli estremisti di destra sono sfuggiti al controllo della polizia disperdendosi per le vie del centro, dove hanno rotto finestre e vetrine dei negozi. Sotto attacco sono finite anche la sede del Partito Democratico e la sede della televisione di stato, che si trova a pochi passi dal parlamento serbo.

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2 Commenti

  1. giovannim

    Nella tarda serata di martedi 12, la pagina sportiva di Radio Rai 1 è stata interamente occupata dai commenti sulle notizie che via via sopraggiungevano dallo stadio Marassi di Genova, riguardanti gli incidenti provocati dagli hooligans serbi.

    Tra le 22.00 e le 22.10, uno degli ospiti interpellati, il giornalista ITALO CUCCI, ha ricordato che si trattava dello “stesso tipo di persone” che nei giorni scorsi aveva perpetrato gravissime violenze durante lo svolgimento del Gay Pride a Belgrado.
    Verissimo.
    Purtroppo, però, il signor Cucci, nel goffo (ed incomprensibile) tentativo di non accennare al Gay Pride, ha testualmente parlato di “una festa … un rave …di QUALCHE GENERE”.
    Brevi pause, che in una persona dall’eloquio solitamente fluente, tradivano lo sforzo di ricercare nella mente termini che gli consentissero di NON pronunciare nemmemo una sillaba che potesse ricondurre all’omosessualità.

    Non ha però trovato nulla di meglio che l’espressione “…di QUALCHE GENERE”.

    Cinque minuti più tardi, Cucci ha riconfermato il suo evidente imbarazzo ad affrontare simili tematiche, descrivendo quella di Belgrado come una “manifestazione NON SPORTIVA con musica e spettacoli”.

    Stante l’assoluta indifferenza dell’ignava conduttrice Simonetta Martellini, è toccato al collega Riccardo Cucchi (con la H – quasi omonimo di Cucci) risalire la china della decenza, puntualizzando che gli incidenti di Belgrado si erano verificati durante la celebrazione “dell’Orgoglio Gay”.
    Ma erano oramai le 22.25 e il signor Cucci (quello imbarazzato senza la H) si era già congedato, verosimilmente sollevato dal non dover più disquisire di culattoni.

    Tuttavia, per oltre un’ora, le varie persone intervenute, nella ricerca delle possibili cause all’origine degli scontri, hanno solo marginalmente accennato a generiche “motivazioni politiche”.

    Senza MAI citare l’omofobia, la xenofobia, l’ultranazionalismo e tutti gli altri “valori” a cui fanno riferimento queste orde di criminali che si dichiarano orgogliosamente (nazi)fascisti.

    Come hanno dimostrato, in modo inequivocabile, nei giorni scorsi, molti media europei.

    VOTI :
    - 7 (non di più) al poco solerte Cucchi
    - un bel 4 d’incoraggiamento alla timida Martellini
    - 3 all’imbarazzato Cucci
    - 2 ad uno dei responsabili del servizio d’ordine (di cui non ricordo il nome).
    Dice che se entrano armi persino negli aeroporti, figurarsi spranghe e grossi petardi negli stadi, dove non è possibile controllare 2.000 persone in un’ora.
    A lui però è possibile continuare a percepire uno stipendio per compiere (solo teoricamente) mansioni che lui stesso dichiara di non essere (realmente) in grado di svolgere.
    - 0 a chi riconfermerà nell’incarico questo cialtrone parassita.

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