Nella copertina del 19 giugno dell’Economist, Obama è fotografato in una spiaggia della Louisiana. È solo e, mani sui fianchi, guarda verso il basso con aria sconsolata. “Obama vs BP”, titola il giornale: e l’immagine scelta è perfetta, il sogno di ogni foto editor. Ma il New York Times si è accorto che la foto originale era un po’ diversa e mostrava altro. Obama non era da solo sulla spiaggia della Lousiana: era insieme al capo della Guardia Costiera Thad W. Allen e a Charlotte Randolph, presidente di una contea locale. C’è tutt’altro significato: se la prima ci mostra un Obama triste e sconsolato, la seconda foto ci mostra Obama che ascolta concentrato quello che gli viene detto. E la signora è stata garbatamente rimossa e rimpiazzata da una superficie marina ricostruita. Oplà.





non è l’ultimo numero, sono due numeri fa. http://www.economist.com/printedition/
corretto, grazie.
Questo è niente rispetto a quando Carlo Rossella fece con la foto di Berlusconi ritoccandogli la pelata
Il dibattito sulla liceità del ritocco fotografico e sulle sue conseguenze etiche oltre che pratiche è al suo apice. Fotografi squalificati da concorsi internazionali (WPP fra tutti), regole sempre più ferree per parteciparvi…
La sparizione di quelle due persone (una, visto il taglio), è operazione ormai automatica con la nuova versione di *** (il più diffuso programma di fotoritocco).
Descrivere la realtà o darne un’interpretazione?
Qui, ciò che stona di più è che l’interpretazione non sia stata fatta dal fotografo (strali si sarebbero abbattuti su di lui), ma dall’editore, o almeno così si direbbe.
Si prepara una squalifica per l’economist?
Non è una foto presentata a un concorso di fotografia, è una copertina. Se volete possiamo perfino non usare la parola “fotografia” e chiamarla “illustrazione”. Oplà. Risolto.
Io non parlavo di concorsi di fotografia, ma del più importante premio di fotografia giornalistica. Quella che dovrebbe servire a descrivere la realtà, i fatti.
Sono d’accordo sull’idea di “illustrazione”, ma si dà il caso che l’agenzia dalla quale proviene lo scatto abbia una rigida policy sull’alterazione delle foto, e che abbia interrotto la collaborazione con fotografi che avevano modificato gli scatti. Poi un editor prende la foto, la fa modificare e se ne sbatte…
La copertina è molto bella e illustra bene la tragedia, i sentimenti e la gravità. Ma non è lo scatto originale, né una alterazione dello stesso a opera dell’autore, che in qualsiasi caso ne detiene i diritti intellettuali. Fra l’altro, in America sono molto più sensibili di noi al diritto d’autore (sì, l’economist è inglese, ma fotografo e agenzia no)…
Non si tratta solo di vendere una foto e fare una bella copertina. Vedere sull’economist una foto dalla quale è stata cancellata una persona e alterato il senso generale dell’immagine suggerisce altro, per esempio la brutta sensazione che ormai per l’estetica si sacrifichi tutto. Anche la verità…
Vabbè, machissenefrega.
Non c’è niente di male in quello che ha fatto l’Economist. Ha detto bene Manfredi “manfroze” Pumo, quella è un’illustrazione, la resa grafica di un concetto.
Ma perché, la foto originale è una notizia? Obama che ascolta i suoi collaboratori, sai che roba.
Per dire: oggi il Giornale ha messo una foto di Fini che fa il saluto romano. Non è un fotomontaggio, per dire. Ma, chissà perché proprio oggi sulla prima pagina del Giornale esce quella foto?
Mi sembra un post (ingenuo) non all’altezza del Post.
Io sarei d’accordo per il bollino che avverta che una foto è “photoshoppata”, in questo caso come per le modelle ritoccate…
Diciamo che oggi i fotografi fanno talmente la fame che apparire sulla copertina dell’Economist anche a testa in giù è comunque un successo. E’ un fatto che, dall’avvento del digitale, la fase creativa di una immagine, che una volta si esauriva nello scatto, viene in gran parte rimandata al dopo. E il dopo può voler dire tante cose, alcune condivisibili, altre molto discutibili, per arrivare anche al fake bello e buono. In questo caso direi che il fine ha giustificato il mezzo. La foto originale non era tale da essere messa in copertina, la sua elaborazione sì. Credo che il fotografo debba essere contento comunque.