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  • giovedì 1 luglio 2010

Chi è Bruno Ermolli

Breve biografia del "più potente lobbista del nord Italia"

È il padre del commissario dell'ACI milanese al centro delle polemiche

Nella vicenda dell’elezione dei nuovi vertici dell’ACI milanese, il protagonista è Massimiliano Ermolli. Attorno alla sua figura si saldano un numero indefinito di conflitti d’interesse. Ermolli è allo stesso tempo commissario straordinario dell’ACI nominato dal ministro del turismo Michela Brambilla, candidato ai vertici ACI insieme al figlio di La Russa e al compagno della stessa Michela Brambilla, responsabile dell’estromissione della lista concorrente alla sua e amministratore di un’azienda che fa affari con l’ACI nazionale.

Non bastasse il gigantesco cumulo di conflitti di interesse, Ermolli è anche il figlio di Bruno Ermolli, e questo è il tratto più segnalato dalle cronache giornalistiche (assieme a quello, su altre cronache, del suo recente fidanzamento con l’ex concorrente del Grande Fratello Cristina Dal Basso) che genericamente dicono di Bruno Ermolli “uomo vicinissimo a Berlusconi”. Ma oltre alle frequenti occasioni in cui il nome di Bruno Ermolli è stato al centro di importanti vicende nazionali, un articolo di Giovanni Pons su Repubblica di un anno fa traccia un dettagliato ritratto di Ermolli padre.

È da tempo uno degli uomini più ascoltati da Silvio Berlusconi. Ogni lunedì va ad Arcore e incontra oltre al grande capo gli altri fedelissimi dell’entourage berlusconiano, a seconda delle necessità, dispensando consigli e suggerimenti preziosi molto spesso agli uomini che lui stesso ha contribuito a inserire negli organigrammi che contano, si tratti di manager o di coordinatori del Partito delle Libertà. Bruno Ermolli, oggi superconsulente d’impresa, negli anni ’80 era conosciuto come il capo del “terziario avanzato”, cioè di quella federazione che riuniva 800 imprese “piccole ma innovative. L’anima della modernità”, diceva in un’ intervista del 1984.

La sua carriera come imprenditore inizia ormai quarant’anni fa, nel 1969, quando insieme al suo compagno di università Giorgio Reggio fonda lo Studio Erre (ErmolliReggio), una società di consulenza per le aziende. Nel ’71, la società cambia nome e prende quello che ha attualmente, Sinergetica. Nell’82, Ermolli rileva la quota dell’ex socio, e nell’azienda entrano la moglie e i due figli, tra cui, appunto, Massimiliano.

Il primo incontro tra Ermolli e Silvio Berlusconi arriva all’inizio degli anni ’90. È il periodo di Tangentopoli, e Berlusconi ha qualche problema con La Standa. Fedele Confalonieri gli presenta un consulente d’azienda, Ermolli, che potrebbe aiutarlo. Passa qualche anno, e nel 1995 i due stringono un rapporto che andrà avanti fino a oggi. Negli ultimi quindici anni, due apparizioni di Ermolli a Porta a Porta, e un’importanza sempre maggiore nella vita politica, economica e addirittura famigliare di Berlusconi. Pons scrive che per i primi due figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, Ermolli è un “supplente del padre”, e un “consigliere” per il fratello Paolo.

Ermolli diventa un elemento di spicco in Finivest, dove ha il compito di notare e arruolare persone da sistemare in punti chiave delle aziende del gruppo, che ricambiano dando lavoro di consulenza a Sinergetica, che negli anni è sempre più ricca e potente. Ermolli, inoltre, diventa per qualche anno il senior advisor per JPMorgan, una delle prime banche d’affari al mondo, e arriva ai vertici di Promos, l’azienda della Camera di Commercio che si occupa di ampliare il raggio d’azione europeo delle aziende milanesi. Secondo Giovanni Pons, Bruno Ermolli è “di fatto il più potente lobbista del nord Italia”.

Durante il salvataggio Alitalia, sembra sia lui a tenere le redini del dialogo tra Berlusconi e i vari imprenditori che decidono di prendere parte alla cordata per rilevare la compagnia aerea. Come da accordi con il premier, in cambio del lavoro di mediazione Intesa Sanpolo, una dei protagonisti dell’operazione, riconosce una commissione di milioni di euro a Ermolli per ognuno dei partecipanti. Nell’ambito dei lavori per l’Expo 2015 di Milano, è sempre Ermolli a indicare Lucio Stanca e Giuseppe Sala come due candidati ideali per la gestione dell’evento. Se con Stanca, dimessosi la settimana scorsa, non è andata benissimo, ora è il turno di Sala, diventato oggi il nuovo direttore generale.

Ermolli è anche consigliere d’amministrazione di Mediaset e consigliere reggente della Banca di Italia sede di Milano, nonché vice presidente della Scala. È stato lui a convincere Stéphane Lissner, il direttore artistico del teatro, e il suo staff a volare in Ghana per presentare l’Italia e conquistare i voti dell’Africa centrale e mediterranea. Ma, scrive Pons, è proprio la musica il punto debole principale dell’imprenditore, almeno stando alle voci di corridoio riguardo all’opinione che proprio Confalonieri, l’uomo da cui iniziò tutto, ha su di lui.

Anche colui che l’ha presentato al Cavaliere, nel privato lo ritiene un peso piuma, soprattutto nell’ ambito della cultura musicale. Fidel pensa che Ermolli utilizzi la carica di vicepresidente della Scala, e quindi di rappresentante del sindaco, per conquistarsi una credibilità che in realtà non ha, almeno in questo ambito. Un pensiero che ha lasciato trapelare qualche tempo fa, in un’ intervista a Panorama del 30 giugno 2005, quando la Scala aveva dovuto sopportare l’abbandono di Riccardo Muti.

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