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Ti faccio un disegno

di Simone Trotti

L'infografica prende sempre più spazio sui giornali e online: una guida per appassionati e curiosi

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È scoppiata l’infografica-mania. Durante gli ultimi due anni l’interesse verso questa branca da fanatici del graphic design e del giornalismo è cresciuta enormemente, e con essa i grafici che si improvvisano infografici. Orientarsi nella massa di materiale che la rete mette a disposizione quotidianamente è un’impresa ardua, considerando che per ogni buona infografica acqua e sapone ce ne sono almeno quindici pessime, ma aggressive e ben truccate. Proviamo quindi a fare il punto della situazione, a cominciare dalla definizione di Wikipedia:

“L’infografica si occupa principalmente dell’organizzazione e della rappresentazione di dati e informazioni in forma grafica. Un buon artefatto di infografica dovrebbe privilegiare la funzionalità all’estetica, pur trovando il miglior compromesso tra i due aspetti”

Aggregatori
Sono un’infinità e spesso la gara si riduce a chi riesce a trovare un nome che non sia l’accostamento di information e un sinonimo di cool. I più interessanti e ben forniti tra i più noti sono Information Aesthetics, Information is Beautiful e Flowing Data, ma raramente si spingono nell’analisi critica; d’altronde sono inspirational blog. Infographics News, oltre ad essere un buon aggregatore, riporta anche le ultime notizie riguardanti il campo delle infografiche, quindi festival, workshop, nuove pubblicazioni, interviste e così via. La sezione dedicata ai link è piena di ottimi riferimenti.

The New York Times
L’eccellenza assoluta per quanto riguarda l’infografica giornalistica, sia su carta che online. Guardate cosa hanno fatto oggi per spiegare le cause del disastro della piattaforma BP. Dotato di un dipartimento totalmente dedicato alla ricerca nel campo delle infografiche interattive, il New York Times pubblica infografiche tra le più innovative in circolazione: per gli appassionati del genere è obbligatorio  visitare la sezione “multimedia” dell’edizione online una volta al giorno. Alcuni esempi: la mappa degli omicidi avvenuti a New York tra il 2003 e il 2009, l’analisi di tutti i discorsi inaugurali dei presidenti degli Stati Uniti, l’evoluzione della torcia olimpica e del pallone dei mondiali di calcio. Meravigliose anche le narrazioni interattive, a volte ridotte a semplici slideshow fotografici con commento sonoro: un esempio su tutti, i monologhi di “One in 8 Million”.

The Feltron Annual Report
Nicholas Feltron è un ragazzo di New York che dal 2005 pubblica ogni anno un’analisi approfondita della sua vita in forma infografica: numero di birre bevute, chilometri fatti, cene consumate, giorni tristi, tutto. Per il report dello scorso anno ha chiesto ad ogni persona con cui ha avuto un incontro significativo di compilare un questionario online per avere dati anche da fonti esterne. L’esperimento è valso a Feltron un’enorme notorietà: i suoi fascicoli sono un must e vanno sold out in pochissimo tempo. Che sia sua la colpa del boom di chartjunks?

Chartjunks
I “grafici spazzatura” fanno la loro comparsa sui quotidiani americani negli anni Ottanta, quando si cominciano ad usare i computer in redazione. Mettere ombre, sfumature, texture e spessori 3d su un unico istogramma era difficile, ma chi ci riusciva si guadagnava la stima dei colleghi. Se poi i dati risultavano illeggibili non era un problema, si poteva comunque leggere l’articolo vicino al grafico. Il professor Edward Tufte fu il primo a scagliarsi contro questa pratica nel libro pietra miliare “The Visual Display of Quantitative Information”, in cui usa per la prima volta il termine chartjunk. Nonostante le apparenze possano dire il contrario, gli anni Ottanta sono ancora rampanti nel mondo delle infografiche, e la gara questa volta è a chi riesce a rappresentare l’ambito più complesso dello scibile. Spopolano i cerchi pieni di linee colorate, i flussi intricatissimi, gli istogrammi chilometrici. Bellissimi, non c’è dubbio, ma spesso oltre alla grandiosa visione d’insieme non si ha in mano nulla. Raramente vengono suggeriti percorsi di lettura o conclusioni. Vige l’autoreferenzialità e ci si dimentica dell’utilizzatore finale. A fare le veci di Tufte oggi c’è un blog davvero interessante che ovviamente si chiama Junkcharts, in cui si fanno a pezzi alcune delle più popolari infografiche in circolazione brandendo la spada dell’accessibilità all’informazione. A questo proposito, qui trovate un’acuta parodia della tendenza in atto.

Malofiej Awards
Se si parla di bellezza, ecco il concorso adatto: il Malofiej, giunto quest’anno alla diciottesima edizione, si tiene ogni primavera a Pamplona. È in assoluto il riconoscimento più importante a cui un infografico possa ambire. Ogni anno il New York Times e National Geographic USA fanno incetta di premi assieme alle testate spagnole e portoghesi. L’Italia, che non ha una tradizione forte nel campo dell’infografica, si è fatta conoscere nel mondo con Francesco Franchi, art director di IL, mensile del Sole 24 Ore. Il consiglio è di fare un giro sul suo Flickr, ne vale la pena.

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