Il Post
RSS Registrati Login
— mondiali 2010

Il calcio è una metafa

È ricominciato il rito degli editoriali - qualcuno più sensato degli altri - secondo cui la nazionale di calcio è lo specchio del paese

21 giugno 2010

Insieme ai mondiali e agli europei di calcio, ogni due anni c’è un altro appuntamento fisso che coinvolge una fetta di questo paese: quello degli articoli di giornale che trovano nelle prestazioni della nazionale la metafora della situazione del paese. Se l’Italia vince, è il simbolo della nazione operosa che trova sempre il modo di cavarsi fuori dai guai, che compensa il suo deficit tecnico con il cuore e l’inventiva. Se l’Italia perde, è il simbolo della nazione pigra e involuta, che vive del suo antico blasone, dell’arte e delle sue bellezze, ma che viene ormai sorpassata e surclassata da squadre – e nazioni – più giovani, talentuose e dinamiche.

Ci sono due circostanze in cui gli esercizi di questo tema si moltiplicano a dismisura: quando si fanno delle grandi vittorie e quando si prendono delle grandi batoste. Per questo è inevitabile che all’indomani di una partita come quella giocata ieri contro la modesta compagine della Nuova Zelanda, i giornalisti italiani si siano scatenati in un profluvio di articoli di questo genere (se poi dovessimo davvero essere eliminati al primo turno, bisognerà tirare su delle dighe). In ogni caso, bisogna essere bravi anche a fare un articolo di questo genere senza infilare troppe banalità o eccedere con la retorica, e oggi sulla Stampa Massimo Gramellini ci riesce piuttosto bene. L’utilizzo del calcio come metafora-della-vita ha stufato, così come l’idea della nazionale di calcio come specchio-del-paese: però stavolta la metafora di Gramellini funziona meglio delle altre, e quindi merita di essere ripresa. Il punto di partenza è la dichiarazione di Lippi subito dopo la partita, secondo cui “non abbiamo lasciato fenomeni a casa”.

Fra coloro che ieri davanti alla tv imputavano a Marcello Lippi di aver assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri c’erano molti italiani che nella vita di tutti i giorni purtroppo si comportano allo stesso modo. Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l’affidabilità all’estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l’ordine perfetto e la silente graziosità.

Torniamo alla solita – ma amaramente vera – storia dell’assassinio del padre come gesto di emancipazione che manca alle persone di questo paese. Così lo diceva Umberto Saba: “Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi… Vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli”. Così lo riscrive Gramellini.

L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra». Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale di Lippi assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri.

Parentesi nel commento tecnico, con Gramellini a dire che “contro i goffi neozelandesi sarebbe servito più un quarto d’ora di Totti o di Del Piero che una vita intera di Iaquinta, Pepe e Di Natale, tre bravi figli che, con tutto il rispetto, se hanno giocato anni e anni nell’Udinese, una ragione ci dovrà pur essere”. Una sferzata a Cannavaro – “che ha più o meno l’età di Altafini” – e si affronta un altro nodo, della nazionale e della nazione.

C’è, naturalmente, anche la questione dei giovani. La follia antistorica di questa Nazionale e di questa Nazione non consiste tanto nel continuare a lasciar fuori i Cassano, ma i Balotelli. Non i talenti troppo a lungo incompresi o compresi solo a metà, ma quelli ancora acerbi che chiedono solo un’occasione per sfondare e, non ricevendola, spesso emigrano in cerca di fortuna. Balotelli è il loro simbolo e non solo per via del colore della pelle, che ne fa l’italiano di domani. Lo è perché a vent’anni ha già vinto Champions e scudetti, e ha un fisico e un talento che ne fanno un predestinato, imparagonabile agli smunti replicanti dell’attacco azzurro. Eppure per lui non si è trovato un posto neppure nel retrobottega. Mi rifiuto di credere che un capufficio dell’esperienza di Lippi non sappia riconoscere la differenza fra un fuoriclasse potenziale come Balotelli e i bravi mestieranti che si è portato appresso. Ma il successo rende sordi al buonsenso. Ci si illude di poter vincere meglio da soli, muovendo pedine inerti sulla scacchiera. Poi quelle pedine si rivelano di burro e alla fine ci si ritrova soli, con un po’ di unto fra le dita.

TAG: , , ,

17 Commenti

  1. mempsaia

    ho letto frettolosamente, l’ammetto, e quindi mi sfugge forse il perspicuo senso del titolo “il calcio è una metafa”.
    ora come ora, propenderei per il refuso.

  2. riccardor

    “L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra». Ma è zerbinocrazia.”

    Gramellini scrive senza sapere di che parla.

  3. piti

    riccardor, spiegami tu.

  4. Ryoga

    Non so quanto gli esempi nell’articolo siano applicabili a questa nazionale.
    Intanto perchè sono 15 anni che Lippi allena ad alti livelli, accusarlo di non volere gente di personalità e talento, magari giovane, mi sembra un tantino fuori luogo vista la sua storia. E se dice che fenomeni (=Maradona, Ronaldo, Zidane) a casa non ce ne sono mi sento di dargli ragione.
    Poi il capufficio blocca il talento per non sfigurare e rischiare di venire sostituito, mettendo in secondo piano i risultati. Lippi non sarà mai in competizione diretta con i giocatori, vi pare che rischi qualcosa mettendo in campo gente con personalità che lo aiuti a vincere?
    Infine, chi sottovaluta così lo spirito di squadra non ha mai praticato sport. Le “personalità dissonanti” non sono tutte uguali, c’è chi è leader e ti fa vincere e chi è un bambino viziato e che ti fa perdere il controllo dello spogliatoio se gliene fai passare troppe. Balotelli è un Kobe Bryant o uno Stephon Marbury, in questa fase di carriera?

  5. riccardor

    Lo spirito di squadra è quello che fa rendere ogni elemento che vi appartiene al 100%.
    Se si inserisce un elemento valido, estroso, talentuoso, ma che distrugge questo spirito, il risultato sarà una squadra che rende drasticamente meno delle proprie potenzialità.
    Questo almeno nello sport secondo tanti allenatori vincenti come Pianigiani, Velasco, e lo stesso Lippi.

    Gramellini mi pare voglia criticare la società italiana, a ragione o a torto, partendo però da un esempio sbagliato, e quindi mi pare pretestuoso.

  6. Nicola Colella

    Quindi, riccardor, una squadra di mediocri disciplinati rende più di una squadra di undici talenti con forte personalità? ve la meritate, questa Italia.

  7. Ryoga

    @Nicola Colella:
    Facile esempio in uno sport molto meno imprevedibile del calcio, il basket
    Mondiali 2002 – Argentina vs USA, Jugoslavia vs USA, Spagna vs USA
    Olimpiadi 2004 – Porto Rico vs USA, Lituania vs USA, Argentina vs USA (e anche Italia vs USA, in amichevole)
    Mondiali 2006 – Grecia vs USA

    Il talento non basta, se mancano le doti mentali e lo spogliatoio salta.

  8. roberto

    Non condivido, è il solito pippone (stavolta infarcito di sentimentalismo e populismo) di chi si crede il ct della nazionale.
    Voglio ricordare che Balotelli è quel giocatore che per stupidità e arroganza ha rischiato di far perdere la semifinale di champions league all’Inter.

  9. riccardor

    @Nicola Colella:
    meglio una squadra di buoni giocatori in piena forma e affiatati che una squadra di buoni giocatori ma incazzati con l’unico elemento fuoriclasse di talento che l’allenatore succube non sa gestire.
    Si chiama “spirito di squadra” e chi l’ha provato sa di cosa parlo.

  10. piti

    riccardor, la descrizione che fai:

    “meglio una squadra di buoni giocatori in piena forma e affiatati che una squadra di buoni giocatori ma incazzati con l’unico elemento fuoriclasse di talento che l’allenatore succube non sa gestire.”

    è funzionale a quello che vuoi dire, ma non rispecchia, a mio paerere, le stato della nazionale italiana. Che non ha tutti buoni giocatori, che non è detto che Cassano (per dire: ma potevo dire Totti) renda succube l’allenatore e i compagni incazzati. E sta all’allenatore, del resto, far passare l’incazzatura.

    In generale, mi sento di spiegare così le cose, e lo faccio arischio che da giovedì in poi le vinciamo tutte quattro a zero:

    Se è vero che gruppo, coesione, corsa e ubbidienza sono molto importanti, è anche vero che esiste un limite, una specia di ribaltamento dell’utilità marginale. Oltre una certa quantità di spirito gregario, aggiungerne una dose ulteriore non serve, anzi danneggia. Comincia a servire il talento. Del resto, se il migliore rischia di essere Montolivo che era uno dei gicatori in bilico fra convocazione ed esclusione, ma è fra i pochissimi che ha un tocco non scolastico di palla, qualcosa vorrà dire.

    Allora credo che Cassano, in particolare, e senza fare di lui un totem, sia quello che serve. Mette le punte davanti alla porta. ripristina un ruolo che, marginalizzato via via negli anni, è stato annichilito da Lippi, quello del trait d’union fra mediani e punte.

    Che è un ruolo che può essere ignorato in due soli casi.

    O hai una seconda punta pazzesca (tipo Messi o il Baggio di metà anni ’90 o il Totti di pochi anni fa) che fa da punta e da suggeritore nello stesso tempo.
    Oppure giochi contro una grande sicura di vincere, tutta sbilanciata in avanti e tu la infilzi con i tuoi gregari, che avendo molti spazi a disposizione non pagano troppo i loro limiti tecnici.

    Ma se, come spessissimo accade, sei in una situazione bloccata, il trequartista serve.
    E Cassano è oggi il migliore che abbiamo(o una mezz’ora di Totti, che finge di giocare di punta, in realtà è un all around dell’attacco).

    Che poi abbia fatto della panca per un paio di mesi non mi turba. Ne ha fatta tutto l’anno anche Gattuso e adesso ce lo troviamo bel bello in Sudafrica.

    E sul carattere, chiedere a camoranesi se è poi un requisito essenziale essere bravi ed educati per stare in azzurro.

    Credo che fra i venti giocatori “di movimento” di Lippi, Cassano un posto non avrebbe rubato a nessuno.

  11. riccardor

    piti, te scrivi:
    “Se è vero che gruppo, coesione, corsa e ubbidienza sono molto importanti, è anche vero che esiste un limite, una specia di ribaltamento dell’utilità marginale.”
    Condivisibile.

    Gramellini scrive:
    “L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra». Ma è zerbinocrazia.”
    Son due cose diverse.

    Non dico “Lippi ha ragione”, ne “Lippi ha torto”.

    Dico:
    Gramellini non sa di cosa stia parlando.
    Fa un articolo sulla mediocrazia italiana, la genuflessione muta e subdola al capo; ma porta a riprova l’affermazione citata che mi fa pensare che lui in una situazione di squadra sportiva con un obiettivo di vittoria, che è la situazione dell’Italia ora, non ci si sia mai trovato.
    Insomma il pezzo è una “sega mentale”, come si dice dalle mie parti, riassumibile così:
    i vecchi mediocri non danno spazio ai giovani talentuosi.
    Evvabbé..

  12. giuliomancabelli

    Questa sconfitta sembra demarcare quanto parallelismo intercorra fra sistema squadra e sistema paese giacché per entrambi non si riesce a scommettere per il futuro, purtroppo, per noi questo risultato conferma che facciamo fatica pensare al futuro se continueremo a rimanere ipnotizzati ed imbalsamati dentro quella solita bolla di falsa sicurezza che ottunde ogni reale percezione della realtà dove avendo drenato ogni genuina concorrenza che dia il giusto credito al merito invece si fa prevalere sotto il patrocinio protettivo della casta: il solito vizio, l’arroganza e la supponenza quanto la discriminazione… arrivando al solito assurdo del partire con gli infortunati lasciando a casa gli atletici vigorosi calciatori… poi, meravigliarci di siffatti disastrosi fallimenti su tutti i fronti quando così continuando mai potremmo permetterci di vincere qualsivoglia competizione! Dove continua a regnare la mancanza di valore perché s’è buttata a mare ogni sana competizione che riconosca il merito, il sacrificio invece sempre più impera il familismo, il nepotismo della raccomandazione di una pallosa casta che ci mantiene in ammollo nella solita obsolescenza di compassati schemi. Inondati da antiquati modelli che ci lasciamo più o meno passivamente iniettare illudendoci di poter ottenere risposte d’affidabilità e di sicurezza di ritorno! Quando anche una sconfitta sportiva per quanto sia accompagna da “sfortuna” demarca e connota il quanto di magra e sempre più miope qualità ci circonda!? Effettivamente una disfatta incide profondamente specialmente quando diventa possibile darne sempre più le paternità ed i perché, data una siffatta mantenuta inefficienza! Appunto per mancanza di concorrenza, il merito sempre più sta evaporando segno che la crisi in Italia è purtroppo di carattere strutturale, pervasiva ed endemica giacché, tutto resta ripiegato sullo status quo e, per iniziare a risolvere dovremmo introdurre ed iniettare ovunque un autentico dinamismo concorrenziale aperto su tutti i fronti per non continuare a sprofondare! Pertanto, occorre darsi da fare ed introdurre inedite concorrenziali soluzioni ancora dai meccanismi elettorali quanto col SEMIALTERNO si va proponendo per uscirne da queste cattività e non continuare a ricaderci. Bisogna saper affinare l’ingegno e cogliere le buone idea ovunque esse si presentino da ogni latitudine e senza alcuna pregiudiziale avere il coraggio di applicarle! Questo dovrebbe diventare il criterio per abbandonare l’obsolescenza e poterci caricare di quella sicurezza e consapevolezza necessaria a saper affrontare una nuova alba che si potrebbe schiudere all’orizzonte su ogni fronte e livello sia esso per lo sport quanto per gli altri ambiti. Solo quando riusciremo a svecchiare e rinnovare capendo quanto glocali – vicini siamo ormai divenute gli eventi nel mondo capaci talora di riprodurre ripercussione ovunque, dimostrandoci nei fatti che sempre più che democrazia e mercato non possono che essere facce della medesima medaglia che reclamano improcrastinabili inediti adeguamenti a check and balance criterio sia nel micro che nel macro! Quindi, solo iniettando ovunque concorrenza ed espandendo conoscenza potremmo tutelarci e meglio vigilare incalzando i preposti politici ad acquisire quanto d’innovativo si renda necessario acquisire giacché solo allargando l’una significa per reciprocità allargare l’altra; coniugate entrambi secondo concorrenziali aperti criteri per meglio rispondere sempre più coerentemente alle prossimità di una siffatta sempre più cangiante realtà che presenta vecchie e sempre nuove esigenze, istante per permettere d’espandere coerentemente opportunità ed aumentarle alla Dahrendorf: “entitlements, provisions & chances?
    Quindi, nell’era informazionale cambiare pagina significa applicare inediti spartiti che rendano sempre più pervasiva la concorrenza a bipolarismo concorrenziale aperto ed avere il coraggio di non accontentarci mai delle loro solite effimere e vane promesse dei politici di turno anzi intercettare e sintonizzarci a quanto è in fermento ed echeggia come innovazione ovunque!
    Giacché anche i Californiani con la Proposition 14 – TOP TWO – hanno iniziato ad esprimerla buttando in avanti la palla della democrazia per così poter iniziare a stappare quel anacronistico bipartisan inciucio che li manteneva blindati ed impacchettati dentro un anacronistico zoo concepito per una fauna politica ridotta a soli elefanti e somari: a bipartisan autoreferenzialità! Avendola considerata un assurdo anacronismo quanto lo sarebbe concepire un mercato ristretto ad un’unica bipartisan concorrenza!… Così in altrettanto modo Britannici alle ultime elezioni varando la coalizione governativa a Tory e LibDem hanno dimostrato di voler cambiare registro ed aprire ad una nuova era per la democrazia anche alla loro latitudine, col proposito dopo un referendum di voler abbandonare il loro classico Maggioritario all’uninominale per il Proporzionale -quello magari che abbiamo abbandonato noi, con la Prima Repubblica!?
    I fermenti che stanno sempre più aumentando e montando ad ogni latitudine assieme ad altre novità in evoluzione segnano l’inizio di una nuova fervida epoca quanto la realtà informazionale reclama giacché dichiarando la fine della democrazia discente legata a modalità: lineari, rigidi, pedisseque ripetitive stanno per inaugurarne una nuova quella della democrazia dinamica a bipolarismo concorrenziale aperto prodroma a contribuire a portare alla luce quell’idealtipo latente sottotraccia sistema elettorale SEMIALTERNO insito nelle cose! Proprio il fatto stesso che nella compagine mondiale molti e diversi siano i meccanismi elettorali rappresenta di per sé, il segno della loro implicita perfettibilità! Pertanto, quanto in fermento ormai, ad ogni latitudine che si sta sempre più muovendo ed imponendo in ogni dove, non può che rappresentare un semplice richiamo d’adeguamento, d’aggiornamento su tutte le front line! Contributi indispensabili per rendere sempre più fisiologici i sistemi organizzativi in un (mainstream) processo indotto sia dalle nuove tecnologie, da internet che più o meno direttamente stimolano, per “benchmark globale comparazione” l’acquisizione di sempre nuovi e più performanti: algoritmi, paradigmi protocolli… d’accreditamento attestanti intrinseche qualità sottese! Innescando così nel contempo quella catena o quell’effetto domino virtuoso (ovviamente lo speculativo la può leggere anche al suo potenziale “vizioso” verso contrario!?) che costringe tutti ad adeguarsi in quanto ogni sistema organizzativo si vede sempre più costretto ad effettivamente dimostrare di saperne concretamente esprimere… Criteri che in questo mondo d’informatizzazione stanno sempre propagandosi per inondare in modo pervasivo ogni disciplina, campo e livello, iniettando imprescindibilmente concorrenza quale elemento sine qua non indispensabile ad ingenerare in modo virtuoso qualità incrementale che insinuandosi in ogni dove, sta facendo conseguentemente scoppiare come detonatore tutte le contraddizioni, le magagne, le storture e le bolle di ogni genere e fatta, iniziando da quelle della finanza creativa, ecc. e sull’altra facciata le cricche di siffatti modelli elettorali frutto di statuizioni formalmente corrette questione riscontrato sin da Weber! Pertanto, quanto vien lasciato sul campo dall’incombente crisi inesorabilmente demarca gli effetti di questo suo inesorabile transito, un incedere che sta diventando sempre iperbolicamente accelerata dall’informatizzazione (singolarità!?) Pertanto, gli schioppettani rimbombi echeggeranno sempre più ovunque, ad ogni latitudine, indiscriminatamente, su tutti i fronti e livelli mettendo sempre più così a nudo quegli speculatori che tuttora un siffatto mantenuto anacronismo li permette tuttora di facilmente occultarsi, insinuandosi in quelle cricche e pieghe che concede. Interstizi per ciucciare “oziosi vitalizi”, molti l’hanno fatta franca ed altrettanti or ora, speculano per sempre più cinicamente poterselo permettere nel continuare a farlo per così nuotare nei soliti privilegi ostacolare ogni innovazione, aggiornamento, riorganizzazione d’adeguamento. Ovvero, cercano di non far partire quelle strutturali riforme necessarie a rendere competitivo il nostro sistema paese, pensando così di placidamente poter continuare, come casta, ad anacronisticamente innalzarsi la posta in gioco attingendo con la massima disinvoltura a quella solita sbilanciata prerogativa mantenuta tale anche da quanto l’art. 68 recita: …senza vincolo di mandato! Pertanto così possono permettersi di continuare camuffarsi e gingillarsi esercitando quella facilmente esigibile supponenza di poter continuare a sempre più gattopardescamente far intendere di voler cambiare tutto ma, per praticamente poi, non cambiare mai niente se non esercitare quella esclusiva agevolata prerogativa del poter attingere a quel solito menu per ripristinare quel solito famigerato gioco dell’oca strutturato e mantenuto da quei ciclici speculativi “pitstops” fatti d’inutili referendum e/o sempre nuove infruttuose bicamerali per mantenere sempre gli stessi meccanismi elettorali transitivi e rendersi appunto, come casta politica sempre più intransitiva!
    Una viziosa modalità – riproduttività di facile e comoda applicazione che resta in agguato, prossimamente semplicemente blandita dal fato di rischiare di cadere come la Grecia “in default”! Allora, si prospetteranno le solite preannunciate ammucchiate politiche già ventilate anche da G. Sartori che potrebbero coagularsi in vario modo da un possibile: «governissimo», detto di solito “governo di unità nazionale” un governo con tutti dentro. Oppure, una grosse Koalition alla tedesca: un governo dei partiti maggiori, o comunque di una larga maggioranza compatibile, e cioè in grado di mettersi d’accordo, di volta in volta, sui provvedimenti necessari ed urgenti. Altro infine possibile sfruttare quel classico italico governo tecnico! Tutto queste soluzioni pur restando invise ad ogni criteri di concorrenza giacché contrarie a quando il tempo reclama adeguamenti competitivamente aperti, provvedimenti tesi ad agevolare l’efficienza. Invece si preferiscono riprodurre queste solite soluzioni che pur essendo molto diverse tra loro sono legate da una logica comune quella di riservare completa autotutela alla CASTA nello spazio tempo!
    Quando, indifferibili non possono che esserne i relativi adeguamenti che necessitano introdurre per rendere virtuoso e dinamico il nostro Sistema Paese nel suo complesso per diventare strutturalmente competitivi. Pertanto, improrogabile esimerci dal doverci migliorare sin dagli ingressi dia i meccanismi elettorali per renderli della massima integra compiutezza del -”both and or” criterio e tale da mantenere costante e permanente l’effetto concorrenziale per riprodurre un’altrettanto pervasiva efficienza; sia verticalmente quanto orizzontalmente propedeutica a riverberarne i più virtuosi efficaci effetti per tutta la galassia di cui si compone politics, policy and polity! Meccanismi completi ed adeguati ai tempi a quanto il terzo millennio si reclamano per ingenerare soluzioni a bipolarismo aperto a sempre “crowdopensoursing” concorrenziali aperti apporti e contributi scevri d’ogni “imprinting” condizionamento: quanto si prefigura introdurre adottando il SEMIALTERNO per dissipare rischi autoritari secondo quanto sempre asseriva N. Bobbio che: “l’unica maniera per combattere la corruzione è l’efficienza!”
    Pertanto ben vengano gli accadimenti Californiani e Britannici quali spunti per caricarci d’un minimo di memoria storica e farci riflettere ed essere d’insegnamento per capire quanto glocali siano ormai divenute nel mondo le ripercussioni attestanti sempre più che democrazia e mercato non possono che essere facce della medesima medaglia che reclamano improcrastinabili adeguamenti sia nel micro che nel macro a check & balance criteri quanto in altrettanto modo si pretendono “global legal rules” & feed back controlli per rendere effettivamente in accountability!
    Quale unica strategia d’autotutela per uscire dalla crisi e superarla per non rischiare in modo sempre più repentine ed imminente di prossimamente ricaderci o restarne travolti data la velocizzazione in attuazione che rende la società sempre più liquida (Barman). Pertanto, la prosecuzione della qualità non potrà che essere intesa coma risultanza d’una virtuosa strutturale dinamica resiliente induzione incrementale continuativa che in ragione della sempre maggiore sua pervasività, sempre meno vi si potrà sottrarre anteponendo viziosi ostacoli dato l’incrementale dinamismo a miglioramento continuo al quale viene nel suo insieme il tutto sospinto dallo stesso meccanismo in un siffatto equilibrato SEMIALTERNO inedito modo!
    Quindi, la rivoluzione del sistema della gestione delle primarie che la proposition 14 “Top Two” introdurrà in California sin dalle elezioni del 2011 permetterà d’instaurare nuovi inediti scenari a bipolarismo concorrenziale aperto. Un processo che potrà dare inizio a quel imprescindibile necessario fisiologico percorso d’affinamento sistemico che nel breve termine non potrà che sommarsi a quanto già in altrettanto evoluzione sta investendo ad altra latitudine la Gran Bretagna. Appunto, lì, i Britannici con l’inaugurazione del governo Cameron: una coalizione (Tory & LibDem) stanno avviando una nuova epocale innovazione transizione che li farà approdare al Proporzionale dimostrando così inevitabilmente quel fisiologico richiamo che esercita il Maggioritario sul Proporzionale e viceversa per portarsi in equilibrio compensativo; essendo l’uno complementare all’altro. Il Maggioritario improntato su una dinamica centripeta rispetto all’altro il Proporzionale su quella centrifuga. Pertanto i Britannici intraprenderanno un percorso che si dimostra totalmente contrario a quello che secondo taluni nostrani esterofili invece vorrebbero farci intraprendere per arrivare al Maggioritario all’uninominale. Noi, dopo, aver abbandonato il Proporzionale della prima Repubblica (or ora, tanto preteso dai Britannici!?) appunto, noi dopo esserci impropriamente impaludati coi modelli misti dal Mattarellum continuiamo ad ulteriormente impaludarci con l’attuale Porcellum per appunto, ambire prossimamente ad propinarci un agognato Maggioritario all’uninominale, che qualche nostrano politico anacronisticamente ha messo in cantiere (sicuro e/o per “supponente vocazione maggioritaria” di poterne diventare l’uno o l’altro dei due soli tenutari poli, induttivamente determinati da come il Maggioritario conseguentemente in modo bipartisan istituzionalizzandosi si blinderà sempre più in un’autentica autoreferenzialità nello spazio tempo! Autoreferenzialità che i Californiani con la proposition 14 “Top Tow” hanno inteso di voler abbattere e contrastare, dissipare un’idea molto probabilmente frutto del doversi ingegnare a seguito dell’essere andati in default!? (fallimento) Questo li ha costretti a ricercare innovative sistemiche soluzioni per poter contestualmente abbassare i costi della politica… pertanto, prossimamente potranno accodarsi a quanto hanno in cantiere i Britannici! Britannici che sono propensi ad abbandonare quel Westminster modello che effettivamente è in altrettanto modo andato in “default” giacché pur essendo stato impropriamente considerato un classico da taluni, effettivamente enucleava un intrinseca discrasia data dal fatto dal supporre di poter ingenerare equilibrio girando sulla sola dinamica centripeta quella tipicamente indotta dai Maggioritari! Pertanto quest’ultimo non sarebbe mai qualificarsi sistema completo giacché a medio o lungo termine sarebbe imploso è la realtà dei fatti ce lo dimostra!
    Appunto quel Maggioritario all’uninominale ora gli stessi Britannici con il Governo Cameron a coalizione Tory-LibDem lo hanno squalificato (un dichiarato “downgrading”) ed intendono abbandonarlo per acquisire prossimamente un Proporzionale quello che abbiamo abbandonato noi giacché anch’esso non può dichiararsi in altrettanto modo un sistema equilibrato girando su una sola dinamica centripeta prima o dopo esploderà!? Giacché l’unica giustificazione possibile della loro esistere in un siffatto anacronistico strutturato modo può esserlo soltanto dal fatto di appartenere al periodo della democrazia discente tuttora in esercizio a molte latitudini rispetto a quanto un siffatto nuovo mondo informatizzato e, sempre più encefalizzato pretende! Pertanto, né l’uno né l’altro: Maggioritario all’uninominale che il Proporzionale possono dichiararsi sistemi completi bensì parte di un più completo articolato sistema SEMIALTERNO che in modo latente risiede sottotraccia! Ciononostante di queste reciproche internazionali squalifiche “downgrading” che hanno entrambi ricevuto sia il Maggioritario all’uninominale che il Proporzionale, guarda caso ce li stiamo paradossalmente reciprocamente, indirettamente scambiando facendoli passare come sistemi elettorali completi: quando dalla stessa realtà e dallo svolgersi delle cose… si dovrebbe facilmente evincere che entrambi non possono che essere qualificati delle semplici articolazioni ovvero, parti complementari di quel latente sottotraccia “sistema” SEMIALTERNO lì, pronto ed in attesa d’essere acquisito e montato in modo organico articolato rispetto a quanto attualmente vi risieda in passiva, disarticolate giacenza in modo sconnesso lì, permanentemente sottotraccia; alla mercé del prossimo speculatore politico/partito di turno per essere nuovamente richiamato e messo in opera sempre purtroppo nel medesimo disarticolato modo o nella versione Maggioritaria oppure per quella Proporzionale oppure congeniate nelle loro ibride varianti miste: MMP, MMM rispetto a quanto la realtà pretenda sistemica compiutezza! Quanto per funzionare regolarmente un orologio svizzero pretende che tutte le sue rotelline vengano montate con parsimoniosa certosina dovizia nelle loro rispettive sedi, come successivamente verrà esposto, diversamente, sarà sempre il diavolo a potersi insinuare nelle dimenticate riprodotte pieghe*
    Pertanto, dovremmo darci una scossa e caricarci di quel minimo d’orgoglio di cittadinanza rimasto e, pretendere dalla nostra classe politica che si provveda e proceda a rimuovere siffatti ostacoli secondo quanto coerentemente già attesta l’art 3 della nostra Costituzione! Semplicemente provvedendo a rimuovere tutti quei limitati e limitanti modelli elettorali che il Maggioritario ed il Proporzionale rappresentano quanto i vari modelli misti impropriamente montati come lo era stato il precedente “Mattarellum” e risulta tuttora esserlo l’attuale “Porcellum” tutti modelli misti: MMP che si sono rilevati nella loro pratica attuazione gli uni delle semplici parti, articolazioni di un ben più completo ed articolato sistema che si va proponendo concretizzato nel SEMIALTERNO e, gli altri misti conseguentemente delle semplici patacche giacché inefficaci ed inefficienti fallimentari per poter assolvere compiutamente ed appropriatamente alla funzione di sistema elettorale. Giacché tutti questi citati sono stati sin qui, palesemente dichiarati fallimentari dalla storia essendosi dimostrati strutturalmente limitati e limitanti quindi, incompleti per poter assolvere e svolgere al “ruolo” cui sono stati sin qui preposti. Pertanto, urge provvedere a montare i meccanismi in modo più completo secondo quanto la realtà insita nelle cose offre! Conseguentemente il sistema SEMIALTERNO si propone quale idealtipo sistema articolandosi come di seguito:
    1) Il SEMIALTERNO è un sistema a leader implicito in quanto non necessariamente richiede di essere direttamente eletto giacché
    2) la sua peculiarità consiste nel fatto che su una base a “mandata elettorale” (consultazione a turno unico) al PROPORZIONALE PURA, la cui purezza dipende da come si ritagliano i collegi; ovviamente più ampia sarà la circoscrizione maggiore risulterà la proporzionalità e, più piccola diventerà la circoscrizione, più grande sarà lo spreco dei voti, agendo indirettamente così a mo’ di fattore di soglia;
    3) Ma, quando la “situazione” si rendesse priva di governo od andasse in stallo ovvero, la legislatura chiudesse prima dei suoi fisiologici tempi, ad esempio prima degli attuali cinque anni (come all’art. 60) il SEMIALTERNO richiama una consultazione elettorale a turno unico a PREMIO di MAGGIORANZA (MAGGIORITARIA) anche questa “mandata con premio” risulterà tanto più efficace quanto numericamente ridotti sarà il numero dei collegi elettorali in cui sarà ritagliato il territorio;
    4) Durante queste legislature “a mandata-votazione a Premio di Maggioranza” per evitare rischi di derive autoritarie essendo questa legislatura “a Premio” ovvero, incardinate prevalentemente sull’induzione della governabilità, sarebbe opportuno inserire un emendamento equilibratore volto ad “inibire l’art. 138″ per evitare ogni possibilità di revisionare la Costituzione. Basterebbe inserire un semplice “lodo” che inibisca l’art. 138 durante lo svolgersi di legislature “a premio di maggioranza” ed ovviamente, non per quelle mandate con votazione al proporzionale;
    5) Comunque, dopo ogni elezione (mandata) a Premio di MAGGIORANZA (o MAGGIORITARIO), si ritornerà alla votazione-mandata a “base PROPORZIONALE”;
    6) Il termine SEMIALTERNO deriva semplicemente dal fatto che pur diventando automatico “alterno” il passaggio dalla modalità maggioritaria a quella proporzionale dove quest’ultimo viene inteso come livello di riferimento di base. Comunque, lo stesso automatismo a richiamo alterno non si attiverebbe in senso contrario essendo le mandate al proporzionale ad induzione centrifuga, da considerarsi pertanto, più in sintonia al “logaritmo pervasivo del mercato”!? Quindi, ogni legislature che “fisiologicamente” termina con un governo attivo e si concluda secondo i suoi canonici 5 (cinque o diversamente) anni come attesta l’art. 60 della nostra Costituzione, ci si rimette ad una nuova legislatura della stessa induzione – mandata al Proporzionale. Quindi, teoricamente la modalità al Proporzionale potrebbero sempre continuare a ripetersi per lo stesso verso ininterrottamente!
    7) Il SEMIALTERNO comunque, aumenta la sua efficacia quanto più l’induzione centrifuga del livello a base “proporzionale” (centrifugo – imperniato sulla rappresentatività) si manterrà specificatamente distinto rispetto a quello suo contrario ma, complementare rappresentato dall’induzione – centripeta delle mandate al “MAGGIORITARIO od a Premio di Maggioranza” che incardina sulla governabilità!
    Inoltre, il SEMIALTERNO non prevede alcuna soglia d’accesso in quanto si rimette all’insito strutturale suo auto correttivo automatismo competitivamente ingenerato ed indotto da quei complementari passaggi dal proporzionale al maggioritario e viceversa. Articolazione che permette d’ingenerare quel necessario virtuoso effetto rigenerativo di rettifica, quale meccanismo indispensabile a potersi così pragmaticamente ritagliare ogniqualvolta nel modo più appropriato ed adattivo possibile l’effettiva necessaria soglia autocorrettiva. Tutto questo si rende indispensabile a qualificare il SEMIALTERNO come idealtipo sistema completo, elastico flessibile, adattivo e coerente a quanto l’attuale cangiante realtà contestuale pretende dai sistemi, per così poterci meglio sintonizzare a quanto una siffatta cangiante società pretende poterli accreditare e qualificarli per tali: sistemi completi!?
    Giacché, dallo scenario internazionale in continuo movimento dovremmo finalmente capire che quanto sia stato precedentemente fattoci passare per sistema: il Proporzionale e Maggioritario non possono che essere delle semplici articolazioni reciprocamente complementari che enucleando induzioni contrarie centrifugacentripeta che solo quando articolate ed assemblate in modo complementare possono assolvere alla funzione di sistema quanto il SEMIALTERNO patrocina evinto dall’evolversi della storia poter assolvere! Pertanto, il dinamico concitamento ad ogni latitudine, oggettivamente sta a sempre più indicarci inequivocabilmente che la strada intrapresa per “mainstream” confluenza, non potrà che condurci verso quel bipolarismo aperto e trovare che potrà fisiologicamente meglio svolgersi attraverso quella esposta sua naturale emulazione che il sistema SEMIALTERNO incardina quale idealtipo sistema elettorale completo!
    Quale sintesi di sistema che enuclea quelle naturali complementari induzioni articolate in modo equilibrato e tale da declinare sotto l’aspetto: economico, sociale ed ecologico – quanto i criteri della “triple botton line” esprimono – per così poter massimizzare: governabilità – decisionalità, economicità ed evolvere verso una responsabile incrementale sussidiarietà!

Lascia un Commento