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“L’era del marketing – e dei pr – è finita”

Oggi esce per Codice una nuova edizione di La coda lunga, testo di culto in mezzo mondo

Il direttore di Wired Us parla del rapporto tra le aziende, il marketing e la rete

21 aprile 2010

Avete presente La coda lunga, il saggio del direttore di Wired Us Chris Anderson diventato un testo di culto e tradotto in 30 lingue? Oggi ne esce per Codice una nuova edizione, arricchita da un nuovo capitolo: “La coda lunga del marketing”. Anderson racconta del marketing al tempo di internet e delle esperienze – alcune di successo, altre molto meno – delle aziende che hanno tentato di utilizzare la rete e il passaparola tra gli utenti per promuovere sé stesse o i loro prodotti. Analizzando le cose che hanno funzionato e quelle che hanno funzionato meno, Anderson arriva a questa conclusione: l’era del marketing – e dei pr – è praticamente finita.

La Microsoft prima contava su possenti operazioni di marketing per gestire la propria reputazione. Oggi si affida ai suoi dipendenti. E i pr? Il classico ruolo di spedire comunicati stampa ai media tradizionali probabilmente continuerà a esistere finché esisteranno i media tradizionali. Ma per quanto riguarda la coda lunga dei media? Dove si trovano quelle nuove figure influenti, dai “micromedia” come Techcrunch e Gizmodo ai singoli blogger? E i siti di news proposte dagli utenti, come Digg e Reddit (quest’ultimo – sorpresa! – è di “Wired”)? Stanno là dove inizia il tipo più potente di marketing (il passaparola) ma la maggior parte di loro non vuole sentir parlare di esperti di marketing. Il blogging si fonda sull’autenticità e sulla singola voce, non su un’opinione pagata. Molti blogger sembrano essere culturalmente lontanissimi dai pr e dalla loro soprannaturale positività, e guai all’agente pubblicitario beccato a usare Digg senza rivelare di essere pagato per farlo.

Quindi ora immaginate di essere uno di quei pr. Cosa fare? Seguire la via tradizionale, e continuare a telefonare e a spedire i comunicati stampa ai media tradizionali (cercando di non notare che le loro fila si stanno assottigliando e che la loro influenza sta calando)? Cominciare a “spammare” anche i blogger, e incrociare le dita? O trattare i blogger più importanti come la stampa tradizionale, e coccolarli ignorando tutti gli altri?

Ho visto seguire tutt’e tre queste strade, a volte anche con qualche (modesto) successo. Nonostante la diversità culturale, a moltissimi blogger non dispiace affatto ricevere notizie da un pr, quantomeno sotto forma di e-mail personali o di commenti che rivelano che chi li ha scritti segue davvero il blog e sa bene di cosa tratta. E società come la Microsoft e la Sun oggi stanno modificando la propria strategia per dedicare maggiore attenzione ai blogger più influenti, invitandoli a briefing privati e facendogli visionare i nuovi prodotti in anteprima.

Ma fondamentalmente i social media sono un mezzo peer-to-peer; i blogger preferiscono sentire direttamente la persona che fa qualcosa di fantastico, non qualcuno pagato per rappresentare quella persona. Il problema è che di solito le persone che fanno cose fantastiche sono molto indaffarate. Per questo delegano ai pr: perché curino le relazioni esterne al posto loro.

Mi chiedo se la soluzione non stia nell’evoluzione delle pr da relazioni esterne a relazioni interne, ovvero dalle classiche comunicazioni ai media alla formazione dei dipendenti in modo che imparino loro per primi a fare pubbliche relazioni.

[...] E poi c’è il web. Scordatevi che sia un mercato di prodotti e pensatelo invece come un mercato di opinioni. È la morte del marketing. Permette ai prodotti di nicchia di ottenere un’attenzione globale. La maggior parte dei prodotti verrà venduta offline, com’è sempre stato. Ma negli anni a venire, sempre più prodotti verranno lanciati sul mercato online, sfruttando la capacità di internet di distinguere i vari gruppi di consumatori e di influenzare il passaparola con un’efficacia straordinaria. Non tutte le industrie si prestano a una varietà infinita di prodotti, ma tutte le industrie hanno una varietà infinita di consumatori. Finalmente possiamo trattarli come gli individui che sono.

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11 Commenti

  1. peaitaly

    Questa volta mi sento parte in causa. Sono anche io uno sporco PR, ammetto, faccio outing. E pensa un pochino, proprio uno di quelli che lavora su internet e per internet. Da anni. Ancora avevo i capelli, ed era il lontano 1999. In termini di web circa 14 ere geologiche fa. Con tutto il rispetto per Chris Anderson, anche noi (o almeno chi di noi fa questo lavoro seriamente) ha una deontologia professionale e la prima regola è che PR non vuol dire Marketing, anzi. Il mio mantra, da che lavoro in ufficio stampa, è che non si comprano i pubbliredazionali, ad esempio. Non si comprano sulla carta stampata, così come non si compano spazi sui blog, magari sotto forma di una mirabolante campagna banner. Io (e le persone che in tanti anni e in tante aziende diverse hanno lavorato con me) abbiamo sempre cercato di produrre notizie che fossero intressanti, soprattutto per chi legge. Abbiamo cercato di modellarle in maniera diversa se si rivolgevano al pubblico della carta stampata, o della TV, o della radio, oppure ancora di Internet, blogger inclusi. Tutto si evolve, lo sappiamo anche noi sporchi PR. Ma questo è, e sempre sarà, parte di chi fa questo mestiere in maniera onesta e con passione. Con buona pace di Chris Anderson.

  2. emmebi

    Si, in effetti, facendo riferimento solo al frammento pubblicato, mi sembra un ragionamento piuttosto superficiale. Si mette nello stesso calderone le consuetudini di P.R. old style e il marketing. Mah.
    E poi spero che il buon Anderson in questa new version abbia fatto un po’ di passi indietro sul concetto di coda lunga che in parte è stato smentito dai dati della stessa Amazon e degli altri esempi che lui faceva nella prima edizione. Insomma, alla fine i bestseller son quelli che fanno cash cow.

  3. lorreca

    Sarebbe interessante leggere quel capitolo, dato che proprio da questo punto di vista il libro di Anderson è un po’ carente. Io ho comprato il libro 2 mesi fa – quando si dice tempismo, e visto il “modico” prezzo di 19 euro dubito di potermi permettere di riacquistare un libro tale e quale a quello che ho già con l’aggiunta di solo quel capitolo. Non c’è un modo di poter avere in maniera anche più o meno legale solo la parte interessata?

  4. l’era del marketing è finita, tranne che per i markettari come Chris Anderson ;-))

  5. Sarebbe interessante leggere quel capitolo, dato che proprio da questo punto di vista il libro di Anderson è un po’ carente. Io ho comprato il libro 2 mesi fa – quando si dice tempismo, e visto il “modico” prezzo di 19 euro dubito di potermi permettere di riacquistare un libro tale e quale a quello che ho già con l’aggiunta di solo quel capitolo. Non c’è un modo di poter avere in maniera anche più o meno legale solo la parte interessata?

  6. filipporonco

    Secondo me stiamo semplicemente passando dalla fase in cui si parlava della rete e si spiegava come usarla, alla fase in cui – finalmente – si passa alla pratica. Dal dire al fare. Un po’ come quando si guarda il mare mosso prima di tuffarsi tra le onde, un conto e guardare, analizzare, verificare i cicli di onde grandi e più piccole, studiare il cavallone perfetto, trovare il momento giusto di buttarsi, altra cosa è nuotarci dentro, galleggiare, immergersi, tornare a respirare.

    Filippo Ronco

  7. annejaa

    Well marketing will never over but will grow more as now it becomes so easy to do marketing on the Internet which makes a good profit for businesses by promoting a product on social networking sites.
    m3 ds real

  8. fpigna17

    Chris Anderson ha avuto il merito di tirare fuori la teoria della long tail e nessuno glielo può togliere. Poi ha avuto il demerito, o la furbizia, di fermarsi lì.
    Sono cambiate tante cose da quando Anderson ha cominciato a teorizzarle e anche negli States le sue idee, long tail compresa, non sembrano avere più quell’appeal dei bei tempi. Il suo è un libro “di culto”, sì, ma da leggere oggi con una buona dose di senso critico. Altrimenti si rischia di diventare come Veltroni con l’America di Kennedy: nostalgici oltremodo. ;-)

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