domenica 8 Febbraio 2026

Una ragione del disastro al Washington Post

Il Washington Post è in una grossa crisi di sostenibilità economica e di ruolo, da almeno due anni. Gli investimenti di Bezos degli anni precedenti avevano dato un’illusione di grandi prospettive ma non hanno creato un’identità e una funzione riuscita e stabile del giornale, e al tempo stesso hanno determinato grosse perdite. L’ambizione era di tornare a essere competitivi con il New York Times, e in alcune occasioni e spazi il giornale ci è riuscito, ma il progetto di fare tutto, coprire tutto e rivolgersi a tutti è probabilmente irrealistico per questi tempi, a meno che tu non sia il New York Times, caso unico per mille ragioni (qualcuno ha commentato che Bezos dovrebbe sapere che vince chi occupa tutto lo spazio e fa fuori i concorrenti: come Amazon, come il New York Times).
E di che tempi difficili siano per la quasi totalità dei mezzi di informazione non c’è bisogno di ricordarlo a chi legge questa newsletter.
Quindi il Washington Post ha sicuramente un problema di bilanci e di risultati economici, che le sapienze dimostrate da Bezos nei suoi affari principali non sono state capaci di affrontare (ennesima e preziosa dimostrazione che per fare funzionare i giornali non bastano ricchi imprenditori che sanno fare altro ma che non sanno molto di aziende giornalistiche). E in queste condizioni, è normale che le aziende si trovino a dover ridurre i costi, e alle aziende giornalistiche sta capitando spesso.
Solo che la storia del Washington Post ha intorno molto altro.

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