domenica 19 Aprile 2026
Il quotidiano londinese Financial Times ha raccontato le difficoltà dei tabloid britannici (di cui avevamo presentato una sintetica mappa su Charlie, quattro anni fa), e la loro perdente competizione con i social network, facendo interessanti similitudini e considerazioni. Dice per esempio un ex direttore del Sun.
“It’s very difficult to be a tabloid disrupter in a world that has become so tabloid” .
In sintesi l’articolo spiega che l’offerta “giornalistica” prevalente dei tabloid britannici (gossip, scandalismo, allarmismo, cronaca macabra o morbosa, scoop di dubbia fondatezza, enfasi), un tempo molto popolare ma confinata e destinataria comunque di una riprovazione sociale almeno ufficiale, oggi è diventata l’offerta informativa comune di molta parte dei social network e degli influencer, e quel ruolo non solo è stato sottratto quindi ai tabloid ma ha contaminato gran parte dell’informazione. E se i tabloid continuano ad avere pubblici estesi, mostrano anche cospicui segni di crisi di sostenibilità economica, avendo molta più difficoltà, rispetto ad altre testate, a convincere lettori e lettrici a pagare per quei contenuti online.
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