domenica 19 Luglio 2026

Transizioni di transizioni

Nella newsletter dedicata ai media, Mediastorm, l’autore Lelio Simi ha provato a fare un’estesa analisi dei lettori raggiunti dalle maggiori testate quotidiane e dalle loro proprietà digitali (che spesso comprendono anche altre testate e siti accessori) a partire dai nuovi dati della società Audicom, che misura appunto – a differenza di ADS, citata mensilmente da questa newsletter – le persone raggiunte dai contenuti dei giornali, piuttosto che le copie vendute o diffuse. Come fa notare lo stesso Simi, i fattori che influenzano questi numeri hanno variabili e complessità che permettono di trarne solo caute impressioni, soggette a molti distinguo: a seconda di come li si legge, per esempio, una prevalenza dei lettori online su quelli della carta può essere un capitale prezioso oppure un risultato volatile.
“A chiusura di questo primo tentativo di leggere i nuovi dati di Audicom una riflessione più generale che però mi sembra importante proporre nuovamente: quando parliamo di transizione spesso tendiamo a pensare a un passaggio lineare da una fase ad un’altra: finisce una e poi ne inizia una nuova, e così via di transizione in transizione.
Non è così. Le transizioni si sovrappongono, si intrecciano: per i giornali quella dalla carta al digitale, iniziata circa trent’anni fa, si è sovrapposta quella dal desktop al mobile (certo non meno difficile) circa venti anni fa; poi quella dal web gratuito ai contenuti a pagamento (tramite paywall e abbonamenti digitali) e poi, oggi, quella da abbonamenti digitali molto economici a quelli premium.
Nessuna di queste “transizioni” si è ancora conclusa definitivamente, e non è affatto detto che ciò avvenga (né che sia utile che avvenga) ma la sfida (difficile) è gestirle nel migliore dei modi nelle loro diverse fasi.

Ecco. Dichiarare –come stanno facendo molti editori italiani anche in questi mesi– di avere come priorità strategica quella di attuare la transizione digitale (intendendo quella tra carta e digitale) come l’emblema della loro spinta innovativa, mi sembra non sia il modo migliore di presentare agli investitori e ai lettori la realtà, difficile e complessa, che tutta la filiera delle notizie si trova ad affrontare” .

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