domenica 5 Dicembre 2021

Strategie

Una delle pratiche principali adottate da alcuni tipi di quotidiani per aggregare lettori, compattare il sostegno di quelli esistenti, e distinguersi dal più convenzionale racconto delle notizie su cui le testate più grandi non hanno concorrenza, è quello di creare delle proprie “campagne” con metodi di comunicazione e promozione non dissimili da quelli di campagne pubblicitarie o politiche: raccolte di firme, insistenza su alcuni slogan, richieste chiare e definite, e tutto l’armamentario dell’attivismo. A volte ne sono stati attratti anche alcuni quotidiani maggiori (le “10 domande” a Berlusconi di Repubblica), a volte hanno scale piccole ed estemporanee (lo sta facendo spesso Domani, vedi per esempio la sbrigativa campagna di “boicottaggio” contro il professor Barbero).

Se a questa strategia frequente ne aggiungiamo un’altra diffusa presso lo stesso genere di quotidiani – quella di indicare un “nemico” ai propri lettori intorno al quale raccogliere indignazione e consenso per il giornale che lo attacca – abbiamo la spiegazione della scelta commerciale del Fatto di questa settimana, e della reazione omologa di Libero. Il Fatto ha dedicato prime pagine e forze a costruire una campagna e una protesta contro l’eventualità che Berlusconi venga eletto presidente della Repubblica (eventualità assai remota), e Libero ha dedicato prontamente un simmetrico impegno per una campagna e una protesta contro il Fatto e il preteso “furto di Quirinale” di cui lo accusa. Nessuna delle due iniziative ha rilevanza concreta, né politica né giornalistica, ed esistono soltanto tra le comunità di lettori dei due quotidiani: che però riescono a ottenere i risultati di cui sopra.

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