domenica 26 Novembre 2023

Separare e far convivere

La newsletter americana The Rebooting di Brian Morrissey (lo abbiamo citato altre volte, fu il fondatore del sito di media e marketing Digiday) ha intervistato Bridget Williams, che è da sei anni la responsabile della strategia commerciale di Hearst, uno dei più grandi gruppi editoriali internazionali (in Italia pubblica le edizioni nazionali di ElleCosmopolitanEsquireMarie Claire, oltre che Gente) che negli Stati Uniti possiede molti quotidiani locali di grandi e piccole città. Williams riesce a essere abbastanza credibile nel sostenere che la sua priorità è la sostenibilità commerciale dell’azienda senza limitare l’identità e l’integrità dei contenuti giornalistici: e spiegando che l’approccio più sicuro in questo senso è quello che progetta attività economicamente proficue parallele a quelle del giornale.

«un approccio pratico verso il guadagno, che realizzi che gran parte del lavoro sulle news nella stampa locale – indagare la corruzione nelle amministrazioni pubbliche, seguire le attività scolastiche – non è economicamente sostenibile e ha bisogno di essere sovvenzionato da altro: i giochi, le recensioni dei parchi, le informazioni sugli sconti e sui saldi. Siamo consapevoli che serva ogni genere di servizi e intrattenimenti per guadagnare in molti modi diversi, ma quei guadagni li useremo per sostenere le news […]
Le vite della gente comune non sono tutte prese dall'”emergenza ai confini” e dalle battaglie culturali. Le persone vogliono sapere del nuovo parco accessibile ai cani. Il quotidiano locale è sempre stato un aggregato di informazioni semplici e familiari – io da ragazzina leggevo sul 
Philadelphia Inquirer Ann Landers che si dedicava con insistenza alla impegnativa questione degli uomini che lasciano la tavoletta del water sollevata – che sono sia popolari che redditizie. Questo approccio deve essere adattato ai tempi nuovi, e – sia chiaro – rimuovendo molte delle consuetudini tradizionali a cui i giornali locali si sono appoggiati per anni e che hanno finito per creare business fossilizzati e ostili alla transizione digitale».

Morrissey aggiunge una considerazione non nuova ma che ha un valore generale e non è ancora entrata tanto nel modo di pensare di chi continua ad aspettarsi soluzioni universali che “salvino” questo o quel settore messo in crisi dai cambiamenti digitali.

«Mi piace questo concetto perché è realistico. Spesso chi ci lavora si arrende di fronte alle sfide che riguardano l’informazione locale, rivolgendosi invece verso sogni di bacchette magiche o soluzioni universali tipo miliardari generosi, elargizioni pubbliche, contributi dalle piattaforme digitali e cose del genere. Io sospetto che la “soluzione” per i problemi dell’informazione locale somiglierà al modo in cui negli Stati Uniti è gestito il funzionamento della sanità: un confuso patchwork di approcci i più vari che in maniere imperfette porteranno a casa risultati parziali e faticosi».

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