domenica 5 Aprile 2026

Qualcosa non va al Fatto

L'”assemblea di redazione del Fatto” ha pubblicato sul giornale e sul sito, venerdì, un anomalo comunicato critico nei confronti dell’azienda (il Fatto è un giornale di abituali sintonie tra redazione e azienda, di cui gli stessi direttori del giornale sono azionisti minori), abbastanza oscuro per i lettori e le lettrici del giornale: che mostrava di voler confermare un’appartenenza e condivisione dei destini del Fatto, ma anche qualche scetticismo sulla sua sostenibilità economica e sulle soluzioni previste dall’azienda. A conoscere il contesto, però, il comunicato trasmetteva alcune informazioni:
– la considerazione dell’intensa e costosa campagna per il “no” al referendum come un investimento commerciale che ha in effetti portato a dei risultati in termini di crescita degli abbonamenti, ma che ora ha naturalmente esaurito il suo potere.
– la consapevolezza dei bilanci in difficoltà dell’azienda editrice del giornale, già suggeriti da recenti comunicazioni dell’azienda stessa e dalla scelta di ridurre il numero di pagine;
– l’insoddisfazione della redazione per non essere stata informata delle decisioni sulle riduzioni del numero di pagine e sull’eliminazione di alcune sezioni;
– l’obiettivo – senza scadenze definite – di 100mila abbonamenti digitali (nell’ultima certificazione ADS erano 40mila);
– la necessità di superare una divisione ancora robusta tra giornale di carta e giornale online.

“Come tutta l’editoria italiana, anche noi facciamo i conti con la crisi del settore. L’azienda ha ridotto la foliazione e presentato con la direzione un piano di sviluppo digitale, con l’obiettivo di raggiungere i 100 mila abbonati partner, che ci metterebbero in sicurezza a fronte della trasformazione delle abitudini di lettura, con lo spostamento dalla vendita di copie in edicola a quella di abbonamenti digitali.
Gli ultimi bilanci si sono chiusi in perdita, solo marginalmente per i minori ricavi del settore editoriale, che vale tuttora due terzi del fatturato. La diversificazione delle attività non ha finora garantito i margini necessari. Infine, abbiamo appreso solo all’ultimo di decisioni che riguardano la vita e l’immagine del giornale. Questo non è accettabile, anche al di là del doveroso richiamo alle norme contrattuali che prevedono alcune comunicazioni preventive al Comitato di redazione.
Come redazione siamo molto impegnati, da sempre, allo sviluppo di un giornale che consideriamo prezioso. Per questo da anni chiediamo un piano che definisca meglio il prodotto editoriale che vogliamo fare, l’organizzazione del lavoro che solo molto lentamente sta superando l’anacronistica divisione in due redazioni per la carta e per il web, una coraggiosa strategia espansiva e politiche di prezzo coerenti, oltre che il naturale coinvolgimento della redazione.
La crescita di abbonati e copie digitali, in controtendenza con buona parte del settore, è un’ottima notizia, conferma l’attaccamento della nostra comunità di lettori e il riconoscimento del lavoro di un giornale fieramente indipendente, ma purtroppo non basta. Come non basta la consapevolezza di lavorare in un’azienda libera da condizionamenti politici e finanziari e certamente impegnata a tutelare tutti i suoi dipendenti.

Consapevoli delle potenzialità del giornale e del suo ruolo pubblico, l’assemblea dei redattori chiede alla direzione e all’azienda di dettagliare la strategia per l’integrazione digitale e di creare un tavolo di lavoro ai sensi dell’articolo 34 del Contratto nazionale, che prevede il coinvolgimento dei giornalisti, il cui apporto crediamo sia un vantaggio per tutti, nella risoluzione delle criticità” .

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