domenica 2 Agosto 2020
Il finanziamento pubblico dei giornali sarebbe in teoria una cosa necessaria e sensata: una buona e accurata informazione è fondamentale per il funzionamento delle democrazie come altri servizi pubblici, la sanità, la scuola, i trasporti. Una democrazia funziona bene solo se chi vota è bene informato. Lo dimostra che abbiamo ritenuto per esempio di creare il “servizio pubblico televisivo” (coi suoi fallimenti e disservizi): ma a differenza di quello che si fa con gli altri settori citati sopra, non abbiamo mai avuto bisogno di sovvenzionare l’informazione “privata” per il suo completamento di questo servizio, perché era in grado di cavarsela da sola, in un mercato florido e ristretto. Ora non lo è più, le mancano i soldi, la sua qualità peggiora, e quindi peggiora il funzionamento delle nostre società. Solo che nell’informazione – per sua natura sfuggente – non sembra essere possibile stabilire degli standard condivisi di qualità e accuratezza che garantiscano una equa ed efficace sovvenzione ai privati, come accade con sanità, scuola, trasporti.
Quindi abbiamo un problema, raddoppiato dal fatto che intanto buttiamo soldi pubblici per finanziare imprese giornalistiche pessime o immeritevoli. Adesso stanno cominciando a parlarne persino negli Stati Uniti, per la stampa locale, e vediamo che idee gli vengono.
Fine di questo prologo.
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