domenica 12 Aprile 2026

Non bene, dicono i numeri

Nella sua newsletter Mediastorm, dedicata ai media e all’informazione, Lelio Simi ha pubblicato un consueto consuntivo sulle vendite dei quotidiani italiani, relativo ai dati del 2025.

“Cosa ne possiamo dedurre? L’analisi andrebbe ampliata ma direi che il dato porta a pensare che la contrazione dell’universo dei quotidiani italiani, in particolare nel canale edicola, avviene sostanzialmente in maniera “armonica” e che, insomma, non c’è alcun travaso apprezzabile, numericamente, da una testata all’altra.
Il declino non genera una competizione interna, ma un impoverimento dell’intero sistema.
E questo ci dice un’altra cosa ancora più importante: una volta che una testata rompe il patto di fiducia con un lettore, questi non si sposta su un’altra, smette semplicemente di comprare giornali in edicola. Il lettore abbandona il mezzo, non un singolo editore”.

“Le copie digitali pesano sul volume di venduto “individualmente” per il 28%, un deciso balzo in avanti rispetto al 2021 quando complessivamente valevano solo il 19% del totale.
C’è però da precisare che, nel concreto, il loro aumento è soltanto di 17mila copie medie nel confronto con il 2021 (niente più che un +5%). Il deciso incremento del peso percentuale del digitale sul totale di copie vendute è caratterizzato da due elementi che ne ridimensionano il valore: 1) il rapido declino delle vendite cartacee che incide molto più che non la crescita netta del digitale; 2) l’ascesa delle sole copie digitali a prezzi più economici.
L’aumento delle copie digitali vendute si è sempre più assottigliato nel confronto anno su anno per diventare praticamente nullo tra 2025 e 2024 (un impercettibile +0,04%) con le copie digitali più economiche che, per la prima volta, superano quelle vendute a prezzi più alti.

Il totale della vendita di copie digitali è sostanzialmente stabile in questi ultimi cinque anni (e negli ultimi tre anni praticamente nullo, l’incremento anno su anno è sotto il punto percentuale) ma va tenuto conto che c’è stato un travaso di copie digitali “premium” verso quelle super economiche, con una evidente perdita di valore complessiva” .

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