domenica 23 Ottobre 2022

L’obbligo di cookie

Diversi siti delle maggiori testate giornalistiche – quelli del gruppo GEDI ( Repubblica , la Stampa , e diversi quotidiani locali), quello del Fatto , tra i molti: e altri li stanno per seguire – hanno introdotto nelle scorse settimane una novità nell’accesso alle proprie pagine: un messaggio che chiede al visitatore che non sia abbonato di abbonarsi o di accettare cookie o altre tecnologie di profilazione destinate a proporgli pubblicità più personalizzate per poter accedere a tutte le pagine del sito (nel caso di GEDI anche alle homepage).

La scelta è anomala e rischiosa. In generale, si tratta di un modo di rendere “non gratuite” anche le pagine disponibili a chi non è abbonato: ovvero di imporre un secondo paywall intorno al primo. I contenuti dietro il primo paywall “interno” sono disponibili solo a chi paga un abbonamento, quelli dietro il secondo più esterno sono disponibili solo a chi paga un abbonamento o a chi consegna i propri dati di navigazione attraverso i cookie.
L’obiettivo, per i siti che hanno attivato questa procedura, è di costringere gli utenti ad accettare la profilazione attraverso i cookie per poter vendere meglio la propria pubblicità agli inserzionisti: ottenere insomma quello su cui finora tutti i siti web si limitavano a chiedere un sì o no, ma adesso escludendo la possibilità del no. Chi non accetta non può accedere alle pagine gratuitamente. Che in termini logici ed etici non è necessariamente criticabile, benché anomalo: i giornali sono nel loro diritto di vedere pagato quello che producono e “vendono”, in un modo o nell’altro, come qualunque attività commerciale.

Il problema però è che la legittimità di questa scelta è piuttosto discussa e dubbia, e secondo molti non rispetta le linee guida del garante della privacy: per le quali non sarebbe possibile vincolare la scelta sul consenso ai cookie al pagamento di un abbonamento, come fanno ora esplicitamente questi siti. Il Post ha raccontato implicazioni e complicazioni dell’iniziativa, e venerdì il garante ha annunciato di avere “aperto un’istruttoria”, pur con premesse indulgenti (la sensazione è che una scelta così estesa e drastica da parte di tante aziende giornalistiche non sia avvenuta senza garanzie o rassicurazioni di una sua capacità di sopravvivere a un giudizio, magari con qualche contenuta richiesta di compromesso).

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