domenica 8 Marzo 2026

La Stampa non sarà più della famiglia Agnelli

Come racconta l’articolo del Post di mercoledì, “Il gruppo GEDI, di proprietà di Exor, la società della famiglia Agnelli-Elkann, ha firmato un contratto preliminare per la vendita della Stampa, storico quotidiano di Torino, con il gruppo editoriale SAE. Nel comunicato si dice che si prevede di concludere l’operazione entro il primo semestre del 2026″.

Salvo nuove svolte nei mesi prima che l’accordo si concretizzi, è una prima conclusione dell’estenuante processo di dismissione del gruppo editoriale GEDI da parte della proprietà, la società Exor della famiglia Agnelli Elkann. Anche se questo decennio ha mostrato che le vicende proprietarie del gruppo, e le traversie conseguenti per le testate, raramente trovano stabilità.
SAE è la società, guidata da Alberto Leonardis, che si era creata negli scorsi anni per acquistare altri quotidiani locali dal gruppo GEDI: finora non ha mostrato grandi visioni per affrontare i difficili tempi delle aziende giornalistiche, e non si è ancora capito da dove venga la solidità economica della sua offerta (“pochi soldi, ma tanti amici”, è come il quotidiano Domani ha descritto Leonardis). Articoli più amichevoli attribuiscono invece a SAE la creazione di un “efficace sistema editoriale”, di cui non sono meglio specificati i risultati.
La redazione della Stampa ha rinnovato la sua preoccupazione e insoddisfazione per essere stata ignorata nelle proprie richieste e poco informata del percorso di vendita e delle intenzioni degli acquirenti: il quotidiano non è uscito giovedì, e un comunicato ha chiesto rassicurazioni a SAE.

“A Sae chiediamo di uscire allo scoperto. Pretendiamo la presentazione immediata del piano industriale e del progetto editoriale. Vogliamo conoscere la composizione societaria del veicolo che acquisirà il giornale, sapere chi sono gli investitori evocati nei comunicati, avere conferma formale e scritta della piena autonomia e indipendenza della testata. Esigiamo garanzie sul mantenimento degli organici, sulla struttura delle redazioni, su investimenti nel digitale e nel multimediale. Non dichiarazioni di principio, ma impegni nero su bianco”.

Tra le tante cose ancora da capire del trasferimento e della separazione dalle altre testate e proprietà del gruppo GEDI, c’è come saranno gestiti alcuni servizi – soprattutto quelli delle attività digitali – che finora hanno fatto capo soprattutto alle sedi romane e a Repubblica. Il podcast quotidiano della Stampa, per esempio (l’unico rimasto), è prodotto da One Podcast, la “media factory” che resta dentro GEDI.

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