domenica 19 Luglio 2026
Un ricco imprenditore inglese, Dale Vince, ha vinto una causa contro il tabloid Daily Mail , che una corte ha condannato a un risarcimento economico. Il Daily Mail aveva pubblicato nel 2023 un articolo che nel titolo riferiva del contributo di un “molestatore sessuale” al partito Laburista, illustrato da una foto di Vince. Il soggetto del titolo era però una diversa persona, e l’articolo citava Vince in riferimento a una diversissima questione. Un primo giudizio aveva dato torto alla causa promossa da Vince, sostenendo che la diffamazione dovesse avvenire nel complesso dell’articolo e non solo nella titolazione. Ma un processo di appello ha di fatto contraddetto questa lettura, accogliendo le ragioni presentate da Vince in una nuova causa relativa alla “protezione dell’accuratezza dei dati personali”. Il Daily Mail si era difeso adducendo “ragioni di sintesi” per la scelta della titolazione, che la corte ha ritenuto inadeguate a giustificare l’errata associazione tra titolo e foto.
«Da oggi i titoli dei giornali non saranno più gli stessi», ha dichiarato Vince: «Il limite della legge sulla diffamazione è l’assunto per cui le persone leggerebbero sia i titoli che gli interi articoli. Sappiamo tutti che non è così; tutti scorriamo i titoli e riteniamo che quella sia la storia».
Quest’ultima considerazione è stata spesso sostenuta da questa newsletter in riferimento al frequente alibi proposto anche da molti quotidiani italiani – nei casi di titoli falsi o ingannevoli – per i quali «nell’articolo è spiegato…». Al di là dei casi di diffamazione, i titoli – e le loro versioni contemporanee nei post sui social network – sono oggi ciò che forma la conoscenza dei fatti e della realtà molto più degli articoli stessi, e dovrebbero essere vincolati a standard di correttezza persino maggiori, piuttosto che minori per “ragioni di sintesi”.
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