domenica 19 Luglio 2026
Le scarne e orientali indicazioni sulla proprietà e gestione del sito We News hanno portato a parlare di “soggetti stranieri”, con un certo allarme. È vero che la questione dello sfruttamento a scopo di propaganda di mezzi di informazione dei paesi democratici da parte dei regimi dittatoriali è enorme e diffusa, ma non si ricordano simili allarmi rispetto ai molti accordi commerciali di note testate e agenzie di stampa italiane con le istituzioni della propaganda cinese, per esempio. Ed è buffo che l’allarme per le “società straniere che si stanno impadronendo” dell’informazione italiana non sia riferito alla società greca che si è appena comprata uno dei maggiori gruppi editoriali italiani.
Il groviglio di queste e altre considerazioni rende difficile farsi un’opinione sull’opportunità di “interventi” richiesti dall’Ordine e da alcune organizzazioni giornalistiche. Da una parte non si può certo vietare un prodotto giornalistico a partire dalle sue inesattezze (ne dovremmo vietare parecchi; e chi stabilisce quante inesattezze siano troppe?), né a partire dal fatto che i suoi contenuti siano in parte o interamente prodotti da software ( avviene già in diverse autorevoli testate tradizionali). Dall’altro la dimensione di ciascuno di questi deperimenti della qualità giornalistica – tutti già esistenti e praticati prima delle AI – crea un cambiamento quantitativo che come sempre avviene diventa anche qualitativo. Ma come con qualunque disinformazione e scadimento di qualità, per ostacolarli sembra impensabile ricorrere a divieti o sequestri, di cui sarebbero inafferrabili i criteri.
Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.