domenica 22 Febbraio 2026
Negli Stati Uniti ci sono state critiche e polemiche intorno a un articolo sull’ Atlantic, storico e autorevole mensile e da diversi anni anche protagonista dell’informazione online col suo sito web. Un articolo sull’epidemia di morbillo di una stimata e premiata giornalista ha immaginato la storia della madre di due bambini contagiati dalla malattia, uno dei quali ne morirà, e l’ha raccontata come se fosse la storia dell’autrice, scritta in seconda persona (“tua figlia di cinque anni entra correndo nella stanza…”). Ma la storia era inventata, benché tutte le informazioni fornite, le spiegazioni scientifiche e i fatti descritti derivassero da un accurato lavoro di indagine giornalistica: e una nota della rivista sul fatto che si trattasse di una “fiction” è stata aggiunta solo dopo la pubblicazione, e con una formula a sua volta non del tutto chiara. Molti lettori e lettrici hanno raccontato di aver preso la storia per vera, e di essere stati molto impressionati dalla tragedia di cui la giornalista sarebbe stata protagonista.
L’autrice ha rivendicato la scelta di usare formati narrativi non convenzionali per promuovere la conoscenza dei fatti e della realtà, ma ha ricevuto molte obiezioni: in particolare molti si sono detti preoccupati che la scelta rafforzi le diffidenze nei confronti della credibilità del giornalismo, in particolare da parte degli avversari dei vaccini, e che trasmetta l’idea che l’informazione inganni le persone sulle conseguenze dei vaccini, raccontando loro storie false.
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