domenica 5 Novembre 2023

Il Guardian contro Microsoft

Microsoft – la grande azienda multinazionale di informatica – possiede, tra le altre cose, un aggregatore di news chiamato Start che contribuisce a rendere il suo sito uno dei più visitati al mondo: è la pagina iniziale predefinita sui dispositivi che hanno un software Microsoft e anche la pagina iniziale del browser Edge (il successore di Internet Explorer). Start raccoglie e ripubblica articoli di diverse organizzazioni giornalistiche (di qualità assai varia) in cambio di una quota dei ricavi pubblicitari. Fino a qualche anno fa Microsoft impiegava fino a 800 redattori per selezionare le notizie da pubblicare su Start, ma nel 2020 ha notevolmente ridotto la sua redazione con moltissimi licenziamenti che sono stati sostituiti da software di “intelligenza artificiale” (AI) e dall’automazione di algoritmi.

Gli accordi delle testate con Microsoft generano i rischi comuni a ogni occasione in cui la distribuzione e la pubblicazione dei propri contenuti vengono affidati ad altri, con perdita del controllo su quei contenuti. Martedì il quotidiano britannico Guardian ha accusato Microsoft di aver danneggiato la sua reputazione giornalistica dopo che su Start era apparso un discutibile sondaggio generato da un software vicino a un articolo di cronaca nera del Guardian. L’articolo parlava di un’allenatrice di pallanuoto di 21 anni trovata morta con gravi ferite alla testa in una scuola di Sydney: accanto all’articolo il sondaggio generato automaticamente chiedeva ai lettori “Quale pensi sia il motivo della morte della donna?” e le opzioni di risposta erano omicidio, incidente o suicidio. Il sondaggio è stato rimosso ma diversi lettori avevano già protestato col Guardian, equivocando le responsabilità della pubblicazione: in una nota indirizzata a Microsoft l’editore del Guardian ha scritto che l’incidente ha causato un “significativo danno alla reputazione” del giornale e dei giornalisti che hanno lavorato all’articolo e anche che: “è evidente che Microsoft ha fatto un uso inappropriato dell’intelligenza artificiale su una storia di interesse pubblico potenzialmente angosciante, originariamente scritta e pubblicata dai giornalisti del Guardian ”.

Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.