domenica 11 Ottobre 2026

Il caso Pegaso/la consuetudine reale

Accanto a un’apparente fragilità della contestazione penale, le carte della procura citano però una serie di intercettazioni telefoniche che sembrano raccontare – nella selezione sempre parziale e potenzialmente ingannevole che ne danno le esposizioni dell’accusa – una realtà conosciuta e che non meraviglia chi conosce le consuetudini di molte aziende giornalistiche italiane. Realtà in cui a importanti inserzionisti pubblicitari è disinvoltamente riconosciuta una voce in capitolo rispetto ai contenuti dei giornali che li riguardano: succede letteralmente ogni giorno, come confermano il comunicato del Comitato di redazione del Sole 24 Ore e quello pubblicato oggi su Repubblica (che di fatto smentiscono gli interventi autoassolutori comparsi su alcuni siti di news, che hanno descritto i contatti abituali con gli inserzionisti come semplici e indipendenti raccolte di informazioni a fini giornalistici).

“un panorama dell’informazione dove il tentativo di commistione di ruoli è all’ordine del giorno e dove gli eventi sempre più spesso organizzati dalle aziende editoriali rischiano di trasformarsi da opportunità di confronto a strumento di interferenza delle relazioni commerciali nell’attività giornalistica” .

“Il punto di ordine generale è poi evidente, per certi versi vecchio quanto il giornalismo: il tentativo del potere economico e finanziario di orientare l’informazione. La fragilità del conto economico della gran parte dei gruppi editoriali ha reso via via più esposte le redazioni alle pressioni esterne, fondate sul volume degli investimenti a qualsiasi titolo, dalla pubblicità al marketing passando per la formazione e gli eventi. Se poi le pressioni configurino vere e proprie ipotesi di reato è certo tutto da dimostrare.
Molto più evidente però è il costante assalto all’indipendenza delle giornaliste e dei giornalisti, con relazioni commerciali e pubblicitarie non riconducibili a semplici rapporti di mercato, ma al servizio di obiettivi ulteriori, per esempio un atteggiamento favorevole che enfatizzi le notizie positive e annacqui o addirittura ometta del tutto quelle sfavorevoli. Che gli imprenditori, i manager, i grandi player economici pubblici e privati si sentano legittimati a questo tipo di azioni avvilisce, ma non stupisce. Ma, se l’informazione avrà un futuro, a queste pressioni dovrà resistere, indipendentemente dalle indagini giudiziarie, ritornando a essere servizio per tutti e non strumento per pochi”
.

Nella ricostruzione della procura molte conversazioni citate suggeriscono in modo credibile che l’amministratore delegato di Pegaso abbia ottenuto la mancata pubblicazione, l’emendamento o la rimozione di articoli che avrebbero riferito la tesi delle inchieste per cui le condotte illegali dell’università sarebbero proseguite anche con l’attuale gestione, e che l’abbia ottenuto promettendo investimenti pubblicitari assai maggiori di quelli degli anni precedenti (fino a centinaia di migliaia di euro, in alcuni casi) e mettendo chiaramente in relazione le due cose.
L’aver obbedito a questo genere di richieste è attribuito – attraverso virgolettati più o meno convincenti – ai direttori, ex direttori o dirigenti dei quotidiani del gruppo Caltagirone (Messaggero, Mattino, Gazzettino e Leggo), di Libero, del Fatto, di Repubblica, della Stampa, del Corriere della Sera, del Sole 24 Ore, del Foglio, di Domani, di Fanpage, del sito NapoliToday, dell’agenzia Italpress, e di alcune delle concessionarie pubblicitarie collegate.

Se anche si dimostrasse che questo tipo di relazioni e di scambi costituisce un reato, non si potrebbe non notare che non è mai stato indagato e contestato da nessuna procura fino a oggi, quando a esserne presunta vittima è stata una procura.

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